Cinema italiano d’estate

Cinema italiano d’estate

Tempo di riflessione per Cinemaitalia UK

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A differenza del cinema americano, che la sfrutta per lanciare i suoi titoli più adrenalinici e popolari, l’estate è un periodo di riflessione per il cinema italiano. È il momento in cui è aperta la maggior parte dei set, in vista delle uscite principali tra Dicembre e Marzo, e in cui le sale, complice il clima gradevole, finiscono inevitabilmente per svuotarsi a favore delle repliche dei grandi successi nelle arene all’aperto. È il periodo migliore anche per fare bilanci e assegnare premi. In attesa di conoscere i vincitori dei Nastri d’Argento, che quest’anno festeggiano i loro primi settant’anni, ci fa molto piacere ricordare il trionfo ai David di Donatello di un film diverso, coraggioso e interessante, Lo chiamavano Jeeg Robot, presentato con successo qui a Londra, lo scorso Marzo, in occasione del Festival Cinema Made in Italy.
La storia di un delinquentello di borgata che acquisisce superpoteri a causa di un involontario bagno nel Tevere e finisce con lo scontrarsi con le brame di potere di un criminale in ascesa ha conquistato sette premi, incluso il quartetto completo per gli attori protagonisti e non protagonisti (Claudio Santamaria, Ilenia Pastorelli, Luca Marinelli e Antonia Truppo), a sigillo di un grande successo nelle sale con quasi 5 milioni di euro di incasso. Un bel risultato per quello che è stato soprattutto un enorme sforzo di volontà del suo regista, Gabriele Mainetti, noto caratterista in numerose fiction, che ha fortemente voluto questo progetto, arrivando a finanziarselo da solo pur di vederlo realizzato e che ha lanciato tra le star il suo villain, Luca Marinelli, già acclamato per la sua interpretazione in Non essere cattivo, e qui fenomenale interprete di un criminale da quattro soldi, ossessionato da Youtube e dalle canzoni delle dive pop anni ’80.

Fais de beaux reves con Simone MartinettoAltri sette premi sono andati a un altro film che, in maniera diversa, ha saputo essere coraggioso e cioè Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, dominatore nella categorie tecniche (tra cui i costumi magnifici di Massimo Cantini Parrini). Si tratta di un meraviglioso viaggio nelle favole raccolte da Giambattista Basile, narrate attraverso una galleria di immagini di rara potenza visiva che ha valorizzato al meglio alcune splendide località del Centro Italia e con la partecipazione di attori di fama internazionale come Salma Hayek e Vincent Cassel, presentato qui a Londra al Curzon Mayfair lo scorso Giugno.

La prova che il cinema italiano non può e non deve limitarsi alla piccola produzione ma deve tornare a saper osare come nei suoi anni gloriosi. In tanti hanno manifestato delusione e amarezza per l’esclusione dei titoli italiani dal Concorso Ufficiale del Festival di Cannes (vinto dall’inglese Ken Loach con il durissimo I, Daniel Blake), ma ci siamo saputi far valere nelle sezioni collaterali, in particolar modo grazie a Paolo Virzì e Marco Bellocchio. Il primo, dopo il cupo Il capitale umano, è tornato alla commedia amara con La pazza gioia, storia di due donne di diversissima estrazione sociale, la cui amicizia nasce nella struttura in cui sono entrambe ricoverate per i loro problemi mentali. Con la collaborazione di un’ottima co-sceneggiatrice come la regista Francesca Archibugi e affidandosi a una coppia di attrici che al suo cinema ha saputo dare molto, Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi, Virzì costruisce uno struggente road movie sulla voglia di vita e di libertà di due donne che sentono di liberarsi dai vincoli in cui sono state costrette.

La Pazza GioiaMarco Bellocchio, di solito autore sempre molto personale e controcorrente, si confronta per la prima volta con un best seller di successo, Fai bei sogni di Massimo Gramellini.
Valerio Mastandrea e Bérénice Bejo (candidata all’Oscar per The Artist) sono la coppia di protagonisti di questo dramma in cui un uomo va alla ricerca delle reali cause della morte della madre. Bellocchio, in maniera diversa dal suo solito, finisce comunque col confrontarsi con i temi a lui più cari: la famiglia come specchio di una società ricca di ipocrisia e segreti e la sua anarchica e provocatoria disgregazione, così come accadeva nella sua opera d’esordio, I pugni in tasca, o nel suo acclamatissimo L’ora di religione.

Fuori dall’ambito festivaliero il cinema italiano a primavera ha fatto discutere e partecipare. Ivan Cotroneo, dopo il fortunato esordio di La kryptonite nella borsa e i successi Tv di Una grande famiglia e Una mamma imperfetta, ha diretto Un bacio, tratto dal suo romanzo omonimo, storia di due ragazzi e una ragazza che rafforzano la loro delicata amicizia, confrontandosi con il bullismo scolastico e la scoperta della sessualità. Il film è stato protagonista di un fortunato tour attraverso le scuole, dove i suoi tre giovani protagonisti (Rimau Grillo Ratzberger, Valentina Romani e Leonardo Pazzagli) hanno fatto una profonda opera di sensibilizzazione su tematiche che ancora oggi sono tristemente oggetto del più becero scontro politico.
Le ConfessioniDopo la provocatoria commedia Viva CINEMA ITALIANO D’ESTATE TEMPO DI RIFLESSIONE PER CINEMAITALIA UK David di Donatello 2016 la libertà, è tornato nelle sale anche Roberto Andò con l’inquietante Le confessioni, una storia che recupera il misto di politica e religione che aveva già portato in scena Elio Petri adattando Todo Modo di Leonardo Sciascia. Toni Servillo interpreta un enigmatico monaco che viene chiamato a partecipare a un importante meeting politico durante il quale muore il presidente del Fondo Monetario Internazionale. Pierfrancesco Favino, Connie Nielsen e Daniel Auteuil sono tra gli interpreti di questo dramma cupo, dal forte impianto teatrale, che si confronta in maniera silenziosa ma senza appello contro la morale politico-economica dei nostri giorni.
Dopo il successo di If Only I Were That Warrior e Belluscone, la stagione documentaristicia di CinemaItaliaUK e continua il 22 Giugno, al cinema Genesis a Whitechapel.

Alla vigilia del dibattuto referendum sulla Brexit, proietteremo Influx, appassionante e appassionato documentario sulla comunità italiana a Londra, diretto da Luca Vullo, i cui seminari di gestualità italiana hanno iniziato proprio dalla capitale inglese il loro fortunato tour che li ha portati in giro per il mondo.
Influx (photo EM PRODUCTION/ONDE EMOTIVE)Quello di Influx, opera che ha avuto l’appoggio istituzionale dell’Ambasciata e del Consolato Generale è un appuntamento importante in cui sarà mostrato un lavoro che analizza la vita, i sogni, le aspirazioni e le difficoltà della comunità italiana a Londra, che ora ha raggiunto il mezzo milione di persone.
Influx racconta le nostre storie, la nostra vita in terra inglese e il nostro rapporto con la Madrepatria; partecipare alla proiezione e al dibattito con il regista che seguirà sarà un’ottima occasione per discutere sulle nostre singole esperienze e confrontarle con altri in un piacevole momento di aggregazione.
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Lorenzo Tamburini per CinemaItaliaUK