Bye Bye, Boris! Al suo posto Liz Truss

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Nuova “Iron Lady” a Downing Street?

Di Marco Varvello – Corrispondente RAI da Londra

   Pronostico rispettato, era da settimane che Elizabeth Truss, detta Liz, dominava nei sondaggi, un vantaggio incolmabile l’ha costantemente divisa dall’altro candidato, Rishi Sunak.

   E così è stato. Truss, 48 anni, attuale Ministra degli Esteri, è la nuova leader del partito conservatore britannico, terza donna nella storia dopo Margaret Thatcher e Theresa May a diventare Premier, nominata dalla Regina, con la formazione del nuovo governo e un veloce passaggio in Parlamento, dove i Tories godono di una ampia maggioranza. 

  Se la sfida è stata dunque senza sorprese, tra le righe incuriosiscono altri aspetti. Il più clamoroso: se fosse stato per gli iscritti al partito Boris Johnson sarebbe ancora a Downing street. Sondaggi inequivocabili. Nonostante partygate e altri scandali e scandaletti, nonostante l’incerta iniziale gestione della pandemia, l’esplosione del debito pubblico, l’economia a pezzi, il 49 per cento dei Conservatori avrebbe lasciato Boris al suo posto. Gradimento maggiore di quello dei due sfidanti messi insieme (39 per cento, 12 per cento indecisi. Fonte: YouGov).

  Opinione della base che vuol dire due cose. Condanna implicita del colpo di palazzo consumato all’interno del gruppo parlamentare Tory alla Camera dei Comuni. E scarsa considerazione per i candidati che si sono contesa la leadership, entrambi considerati “lightweight”, pesi leggeri, senza particolare storia politica né carisma.

  Solo buon viso a cattivo gioco dunque se alla fine hanno scelto Truss. Visto che comunque hanno dovuto scegliere il successore a Johnson, i 160 mila iscritti (dato non ufficiale. Il partito non comunica le cifre dei tesserati) i più hanno prevedibilmente votato per la Ministra, nonostante un curriculum di medio livello e giravolte ideologiche sulla Brexit che pesano tuttora. 

  Rishi Sunakinfatti si porta dietro lo stigma di essere stato il pugnalatore di Johnson. Fu lui (assieme al ministro della Sanità Sajid Javid), il primo esponente di peso del governo (era Cancelliere dello Scacchiere) a dimettersiai primi di luglio, dando il via alla valanga di defezioni che costrinsero Johnson a gettare la spugna. 

  Tra un traditore e una scialba esecutrice, meglio la seconda. 

  Se questo è il passato, in che direzione la Premier porterà ora il Paese in questa fase difficile, che si preannuncia ancora più drammatica nei prossimi mesi?

  Difficile dirlo e il motivo è semplice: finora Truss ha parlato solo alla base del partito perché aveva bisogno dei loro voti. Una base che numericamente rappresenta solo lo 0,4 per cento dell’elettorato britannico. Campione irrilevante dunque, anagraficamente anziano, socialmente ricco, very British e bianco, residente nel sud del Paese.  Questo però è stato il target che nelle settimane di “Hustings”, comizi e campagna elettorale, la Truss ha dovuto compiacere. 

  Solo così si spiega la sua insistenza nel promettere un taglio immediato delle tasse, totalmente irrealistico – come le ricordava l’ex cancelliere Sunak- in tempi di inflazione a due cifre e di economia alle soglie della recessione. Ma la base ha gradito, rassicurata anche dal pugno di ferro promesso da Truss sull’immigrazione (progetto Ruanda in testa), contro gli scioperi nei servizi pubblici, contro i fannulloni nella pubblica amministrazione e nell’NHS. E ovviamente graditissimi sono stati i toni da Lady di ferro sull’Ucraina. 

  Insomma finora Truss ha suonato la musica di un conservatorismo estremo, liberista e radicale, sicura ricetta per ottenere il gradimento dei propri iscritti. Ma ora che deve governare la ricetta potrebbe cambiare. Non a caso la neo leader si è tenuta finora le mani libere sulle misure urgenti per alleviare l’impatto dei costi dell’energia e in generale del carovita. Ha ripetuto che ci sarà un “Emergency budget” senza entrare nel merito. Certamente rientrerà così dalla finestra quel pacchetto di aiuti che Sunak prometteva e lei ha finora sempre escluso. 

  Di fronte all’inflazione al 13 per cento (BOE) ma indirizzata oltre il 18% (Citigroup-Resolution Foundation) e al crollo del potere d’acquisto (meno 2,25 per cento l’anno prossimo (BOE), mai successo dagli anni Sessanta) il nuovo governo non potrà limitarsi a concedere un taglio delle tasse, semmai sarà approvato. Gli effetti si vedrebbero solo nel medio periodo. Nell’immediato ci sarebbero invece lacrime e sangue per larghe fasce della popolazione. Né potrà solo condannare gli scioperi, mentre si stanno trasformando in vera rivolta sociale, come si è visto nelle scorse settimane. Se insistesse su questa linea avrebbe probabilmente ragione uno dei tanti ex ministri che Truss si troverà ora come oppositore tra i “Backbenchers” conservatori: Dominic Raab, che ha definito i suoi piani “una promessa di suicidio elettorale”. 

 Alla scadenza del 2024 (se non prima) i conservatori dovranno infatti far i conti non con la propria base ma con i 47 milioni di elettori britannici. I sondaggi estivi sono impietosi: avere lasciato il Paese senza governo per due mesi a causa della faida interna dei conservatori ha fatto balzare i Laburisti in testa nelle preferenze di voto, con scarti che non si vedevano da un decennio. 

  Elizabeth Truss, detta Liz, nella migliore delle ipotesi ha meno di due anni per recuperare, affrontando una congiuntura economica e di politica estera difficilissima, una fronda interna al partito agguerrita e un sornione Johnson che non farà certo mancare la sua voce nemmeno da semplice deputato. La nuova Thatcher rischia di aver vinto solo la battaglia dei Tories, non la guerra del Paese.