IN UK FURIOSO INVERNO DELLO SCONTENTO

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FINIRANNO GLI SCIOPERI A GO-GO?

     La frase “Winter of discontent” è tornata ad essere il tormentone di questo inverno inglese. Brutto segno. Rievoca non tanto il Riccardo terzo di Shakespeare quanto gli scioperi a raffica che interessarono molti settori privati e pubblici dell’industria e dei servizi nell’inverno tra 1978 e ’79. Fu un periodo di alta inflazione e dal costo della vita galoppante. I salari non tenevano dietro- all’aumento dei prezzi. Le richieste nei rinnovi contrattuali cozzarono allora contro il tetto del 5 per cento fissato dal governo laburista di James Callaghan. Il muro contro muro peggiorò lo scontro.  Scioperavano tutti: dai ferrovieri agli autisti di camion, dagli infermieri ai netturbini e persino i becchini nei cimiteri. Intanto il clima, gelido per mesi, lasciava al freddo milione di persone che non riuscivano nemmeno a scaldare le proprie case.  

    “Sounds familiar?” direbbero i nostri amici Inglesi. Se si aggiornano i settori coinvolti si avrà il quadro degli scioperi in questo inverno del nostro scontento. 

   Erano decenni che i sindacati dei ferrovieri non si mostravano così battaglieri, organizzando scioperi a scacchiera coordinati con gli addetti al trasporto pubblico urbano. Mai vista in tempi recenti una agitazione del personale sanitario come quella che sta mobilitando infermieri e addetti alle ambulanze. Ed ancora i giorni di sciopero nelle Università, protesta motivata dai tagli al personale e dalle modifiche al meccanismo delle pensioni, al ribasso ovviamente. Scioperi anche dei dipendenti governativi, compresi -per ironia della sorte- quelli del Ministero del Lavoro. Né potevano mancare le astensioni nelle Poste sotto Natale e dei doganieri degli aeroporti nel periodo di maggiore traffico dell’anno. 

   Brutto segno è anche quando un Premier sposa la retorica anti-sindacale dei tabloid: sul domenicale del “Sun” lo stesso Rishi Sunak ha definito il leader dei ferrovieri Mick Lynch come il “Grinch” che voleva rovinare il Natale alle famiglie inglesi. La stessa immagine derisoria usata appunto da Sun, Mail Express e quant’altri. La posizione del governo è nota: aumenti salariali troppo generosi renderebbero cronica l’alta inflazione di questi mesi, con grave danno per tutti. I sindacati ribattono che i Conservatori vogliono così far pagare come sempre ai lavoratori l’impennata nel costo della vita, in termini reali superiore al 10 per cento. 

   Replica comprensibile soprattutto nel caso degli infermieri. Gli eroi della pandemia si sono visti offrire un aumento del 4 per cento di fronte alla richiesta del 5 per cento sopra l’inflazione reale. Insomma chiedono il 17/19 per cento in più. Ovviamente questa è la base del negoziato, in attesa di un compromesso che però non arriva. A discolpa del governo va detto che le vertenze si sono accumulate nella pazza estate in cui a Downing street si sono succeduti tre Premier e rispettivi esecutivi. Ora i nodi vengono al pettine. 

   Il governo sta mostrando i muscoli. Pubblicato un disegno di legge per restringere il diritto di sciopero nei servizi essenziali. Lo “Strikes minimum service levels Bill” prevede che sia il Ministero per le attività produttive a stabilire il livello minimo di servizio in settori come la sanità pubblica, le attività d’emergenza come vigili del fuoco e ambulanze, le scuole primarie e secondarie, i controlli di frontiera, la sicurezza nucleare e così via. Saranno i datori di lavoro a verificare il rispetto dei criteri fissati. Potranno ricorrere alla precettazione e in caso di inadempienza colpire sindacati e lavoratori con sanzioni pecuniarie fino anche al licenziamento. Il Ministro competente Grant Shapps ha citato norme analoghe in vigore in altri Paesi europei, dalla Francia all’Italia. Quelle proposte sono in realtà molto più draconiane. In Italia sono infatti le parti, non il governo, a concordare i servizi essenziali da garantire anche in caso di sciopero. Lo fanno nella contrattazione collettiva con la supervisione di un organismo indipendente come il Comitato di Garanzia. In questi giorni la leggina inglese (7 articoli) andrà in votazione, sarà approvata senza difficoltà, anche se non è in vigore in tempo per le vertenze in corso. 

   In termini italiani insomma potremmo dire che “volano gli stracci” tra Governo e Trade Unions, con conseguenti scioperi a ripetizione. Ne sappiamo qualcosa tutti noi che abbiamo trascorso le vacanze di fine anno in Italia, rientrando in un Paese dove i treni da e per gli aeroporti erano cancellati, gli autobus intasati, gli Uber e i taxi ovviamente carissimi. In realtà se si guarda oltre il muro contro muro di questo inverno di disagi si vedono spiragli di accordo. Dopo il bastone della legge lo stesso Sunak ha offerto la carota di una apertura alla ripresa delle trattative. Mentre scrivo trapelano indiscrezioni su una possibile intesa proprio con la RTM di Lynch, che aprirebbe la strada a compromessi con le altre organizzazioni. I ferrovieri accetterebbero il 9 per cento di aumento in due anni, come già sottoscritto in Galles a fine 2022. 

   Sunak non può rischiare di dare una immagine debole verso i sindacati. È una delle poche cose che ancora distingue chiaramente la linea dei Conservatori da quella centrista dei Laburisti di Starmer. Per questo deve restare fermo sulle sue posizioni e chiamare Grinch il calvo Mick, che al personaggio dei libri del Dr Seuss somiglia pure davvero. La partita di questo inverno di scontento si gioca infatti anche in chiave politica, guardando alle elezioni del 2024. Il Premier continuerà dunque a fare la faccia feroce a beneficio dei suoi elettori ma accetterà i compromessi per non tirare troppo la corda della pazienza di noi concittadini. 

   Meglio si ricordi la fine di Callaghan. Il suo predecessore laburista a Downing street continuò a minimizzare sulle dimensioni dello scontento. Dopo settimane di scioperi il tabloid Sun lo fulminò con un titolo a caratteri cubitali sulla sua foto: “Crisi? Quale crisi?”. Frase rimasta celebre che segnò il suo destino. Callaghan fu cacciato da Downing street due mesi dopo. 

   Se gli va bene Sunak potrà invece dichiarare di avere realizzato uno dei cinque impegni presi nel suo messaggio di inizio anno. A futura memoria elettorale.

Marco Varvello