“There is a lot more to Sicily than lemons and mafia”

“There is a lot more to Sicily than lemons and mafia”

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Grazie per averlo ricordato. Un giornale inglese non ha perso l’occasione per ribadire luoghi comuni e quindi è sperabile che la mostra al British Museum innalzi il livello di cultura storica appunto degli inglesi.
Ebbene si, l’Inghilterra e la Sicilia hanno spartito per qualche tempo la stessa dominazione normanna, stesso ceppo d’avventurieri che nella confusione di reami, feudi e dinastie intorno al Mille cercavano sistemazione.
Roberto e Ruggero d’Hauteville scelsero di andare al caldo e cominciarono la carriera come abili mercenari dei Longobardi, facendosi largo nel sud dell’Italia contro i Bizantini e scegliendo la Sicilia per mettere radici.

Hic manebimus optime”: infatti arrivati con 450 cavalieri nel 1061, nel 1091 avevano il controllo dell’isola dove si accapigliavano Arabi e Bizantini dalla caduta dell’Impero Romano. Ruggero fu abbastanza intelligente da trarre vantaggio da quello che trovò: un continente di retaggi e sapienza antica su una terra fertile in posizione strategica. Soprattutto suo figlio Ruggero II, allevato da una madre energica francopiemontese e da precettori greci e arabi, riuscì a forgiare una società multiculturale, almeno a Palermo, contrassegnata da una completa tolleranza per tutte le fedi, razze e lingue, facendo della Sicilia una superpotenza mediterranea che rivaleggiava con l’Impero Bizantino d’Oriente, il Califfato Fatimida d’Egitto e gli stati vaticani. Insomma un governo efficiente, personalizzato e centralizzato che purtroppo non fece a tempo a forgiare anche i siciliani e si sfasciò dopo la morte dell’altro “stupor mundi” , suo nipote Federico II di Svevia. E’ soprattutto su questo periodo di gloria che la mostra “Cultura e Conquista” al museo londinese si concentra, guarda caso nel momento in cui la città ha il primo sindaco musulmano. Speriamo sia di buon auspicio.

Più di 200 oggetti sono presenti a testimonianza di questo periodo d’oro, lasciando perdere le successive invasioni, colonizzazioni,sovrapposizioni di culture (angioini, aragonesi, borboni, piemontesi) ma fortunatamente dando spazio anche al primo periodo di vero splendore siciliano, quando l’isola era la perla della Magna Grecia.
"Sicily:culture and conquest” British MuseumFacendosi largo fra gli arretrati Sicani e Siculi, coloni delle città greche all’avanguardia impiantarono la loro cultura superiore in una terra che divenne più ricca, florida e potente delle madri-patrie, con dovizia di templi che tutt’oggi sono meglio conservati che in Grecia e governanti che costruirono città splendide e opulente, vedi Siracusa e Agrigento, patroni fra l’altro di poeti e scienziati. Il che naturalmente attrasse l’attenzione e la cupidigia di Cartagine e causò il definitivo intervento di Roma.

Non è vero, come si legge in alcune spiegazioni dei curatori, che la Sicilia diventasse allora solo terra di conquista da sfruttare e dilapidare: essa fu la prima provincia romana e tenuta in grandissima considerazione perché era il granaio della Repubblica ed essere governatore di tale provincia era un bel privilegio, anche se fonte di guadagno (vedi Verre).
Inoltre anche i Romani rispettarono le radici greche dell’isola e nella mostra si ammirano splendidi manufatti dal VII secolo in poi.
In complesso, una ammirevole promozione turistica della Sicilia, visto il coinvolgimento dell’Assessorato dei Beni Culturali della Regione; un arricchimento di conoscenza siciliana per gli inglesi e magari un incentivo ad aggiungere alle puntate del Commissario Montalbano la lettura de “Il Gattopardo” .

There is a lot more to Sicily than lemons and mafia” Margherita Calderoni “…Sono almeno 25 secoli che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate…”(Fabrizio, principe di Salina)

Sicily:culture and conquest” British Museum 21 Aprile/ 14 Agosto 2016