Come sopravvivere a pandemia, Brexit e Amazon?

Come sopravvivere a pandemia, Brexit e Amazon?

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Per imprese UK ci vuole più cooperazione

     Le aziende e l’industria del Regno Unito sono nel mezzo di una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Il settore del retail e i rivenditori indipendenti continuano a combattere contro la doppia sfida posta da una pandemia globale e dalla Brexit, con organizzazioni e governi che si ritrovano con l’acqua alla gola Un dato la dice lunga:  l’economia del Regno Unito ha subito, nel 2020, un calo record del 10% e il 2021 non è certo incominciato bene.

    Non basta: I  grandi centri finanziari si stanno spostando da Londra ad Amsterdam e New York, mentre con il boom dei profitti di Amazon molti dei suoi competitors meno famosi ne hanno risentito ohanno chiuso.

  Il Prof. ManMohan Sodhi, docente di Operations and Supply Chain Management alla Business School di Londra, ritiene che una via d’uscita c’è. Ci vuole una migliore cooperazione inter-aziendale nelle filiere britanniche e globali, così da aiutare a garantire che le catene di approvvigionamento del Regno Unito non rimangano vittime del Covid-19 e della Brexit. Ovviamente le sfide sono grosse e difficili.

   “La ripresa economica – ci spiega il professore – è la preoccupazione numero uno. Alcune filiere non si riprenderanno più, è la pura verità e la risposta del governo che getta soldi su di loro non è la risposta giusta. Nel Regno Unito, le piccole e grandi imprese sono state colpite, molti posti di lavoro e mezzi di sostentamento sono andati persi, incapaci di sopravvivere ad Amazon, a meno passaggio sulle strade principali, a una domanda depressa. La Brexit ha danneggiato l’economia portando incertezza – con le imprese che non investono e i consumatori che spendono meno – mentre eravamo impreparati alla nostra uscita dall’UE, anche a causa dei negoziati e del Covid.”

   Sodhi ritiene che tutti i commercianti siano fragili rispetto ad Amazon perché le tasse e le economie di scala favoriscono i giganti della vendita online. Ma se le aziende pensassero in maniera collaborativa e non – come al solito – in modo competitivo, potrebbero sopravvivere alla minaccia dei giganti di internet.

   “I rivenditori britannici – e le imprese che li riforniscono – devono pensare in modo cooperativo. Devono – argomenta il docente – creare risorse condivise in cui non potrebbero permettersi di investire individualmente o chiedere l’aiuto del governo per crearle. Per esempio, i negozi di Oxford Street potrebbero usare un unico sito web e condividere un unico servizio di spedizione per beneficiare di alcune economie di scala ed essere in grado di esportare in altri paesi. Le aziende potrebbero agire attraverso la Confederation of British Industry o altri organismi rappresentativi per rivolgersi collettivamente al governo e facilitare la creazione di risorse condivise per le catene di approvvigionamento. Potrebbero trattarsi di terreni per magazzini, hub di trasporto e stoccaggio, aiuti o facilitazioni per l’esportazione e l’importazione. Gli industriali possono aiutare il governo a capire come aiutare le filiere a investire in questo senso, non solo a chiedere l’elemosina per le singole imprese”.

  Il Regno Unito rimane leader mondiale in materia di finanza della catena di approvvigionamento (Supply chain finance, SCF). Fare leva su questo aspetto per garantire che le grandi imprese britanniche possano cooperare anche con i loro piccoli fornitori li aiuterà a farsi strada nell’era post-Covid e post-Brexit.

  “Cooperare – sottolinea il professore – può essere un bene per le grandi e le piccole imprese, poiché le prime hanno bisogno dei fornitori più piccoli per sopravvivere. Far circolare il denaro più velocemente può fare la differenza tra la vita e la morte per le piccole imprese e anche le grandi aziende beneficeranno di fornitori finanziariamente forti. Ciò che vale per il Regno Unito, vale per il mondo intero. Come pianeta, possiamo nuotare o affondare, a meno che non pensiamo in modo cooperativo”.

 Giulia Gandolfi