IL COVID ACCRESCE IL DISAMORE ITALIANO PER L’EUROPA

IL COVID ACCRESCE IL DISAMORE ITALIANO PER L’EUROPA

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   L’Italia è uno dei sette Paesi Ue dove la gente è in maggioranza (58%) insoddisfatta per come le istituzioni europee hanno affrontato e gestito la pandemia. Soltanto in Lussemburgo c’è un numero ancora superiore di  scontenti (63%).   È quanto emerge da un sondaggio di Eurobarometro condotta in luglio e agosto.
  Nei Paesi Ue nel loro complesso i soddisfatti superano di poco  gli insoddisfatti (45 contro 44%). La fiducia in Bruxelles è elevata in poche nazioni come Irlanda (71 %), seguita da  Ungheria, Romania e Polonia (tutte e tre al 60 %).   

       Un tempo tra i più europeisti di tutta l’Unione, gli italiani si confermano tra i più diffidenti: soltanto il 28% si fida dell’Ue. Anche qui un divario enorme rispetto a Paesi come Irlanda (73 %), Danimarca (63 %) e Lituania (59 %).    

   Curiosamente più di sei europei su dieci hanno fiducia nel fatto che l’UE prenderà le giuste decisioni in futuro (62 %). 

  A giudizio degli intervistati le  istituzioni europeo devono adesso concentrarsi su tre priorità:  la definizione di una strategia per affrontare una analoga crisi pandemica in futuro,  l’impiego di mezzi finanziari per trovare una cura o un vaccino, lo sviluppo di una politica sanitaria europea.
  Per i cittadini europei le tre principali preoccupazioni a livello dell’UE sono la situazione economica, lo stato delle finanze pubbliche degli Stati membri e l’immigrazione. 

    Con un forte aumento di 16 punti percentuali rispetto all’autunno 2019, oltre un terzo dei cittadini (35%) ha indicato la situazione economica come il problema più urgente che l’UE deve affrontare, salito dalla terza alla prima posizione. La preoccupazione per la situazione economica non è mai stata così forte dalla primavera del 2014.
   I cittadini europei sono inoltre sempre più preoccupati per lo stato delle finanze pubbliche degli Stati membri (23 %, ossia + 6 punti percentuali, il livello più alto dalla primavera del 2015), che passa dal quinto al secondo posto delle preoccupazioni, alla pari con l’immigrazione (23 %, ossia -13 punti percentuali), che ora si colloca al livello più basso dall’autunno 2014.
  Nel pieno della pandemia di coronavirus, la salute (22 %, nuova voce) è la quarta preoccupazione più menzionata a livello dell’UE. La questione dell’ambiente e dei cambiamenti climatici ha perso terreno, scendendo di 8 punti percentuali al 20 %, seguita dalla disoccupazione (17 %, + 5 punti percentuali).
   Interrogati sugli obiettivi del Green Deal europeo, i cittadini dell’Unione continuano a considerare assolute priorità lo sviluppo delle energie rinnovabili, la lotta contro i rifiuti di plastica e il ruolo guida dell’UE sul problema della plastica monouso. Più di un terzo ritiene che la priorità assoluta debba andare al sostegno agli agricoltori dell’UE (38 %) o alla promozione dell’economia circolare (36 %). Poco più di tre intervistati su dieci affermano che la riduzione del consumo di energia (31 %) dovrebbe essere la principale priorità.
   Il sostegno all’Unione economica e monetaria e all’euro rimane elevato, con il 75 % degli intervistati della zona euro a favore della moneta unica dell’UE.  

      Le esperienze personali degli europei nel lockdown sono state molto diverse. Nel complesso, quasi tre europei su dieci hanno affermato che è stato abbastanza facile rispettare le misure di confinamento (31 %), mentre un quarto ha dichiarato che è stato piuttosto difficile (25 %) il 30 % ha invece affermato che è stato “facile e difficile allo stesso tempo”.

La Redazione