EDUCARE AL MEGLIO I FIGLI

EDUCARE AL MEGLIO I FIGLI

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CON COERENZA E BUON ESEMPIO

    L’intento di un genitore è quello di trasmettere ai propri figli una buona educazione, sani principi e utili strumenti per affrontare il futuro ed avere successo nella vita.

   Ovviamente, le opinioni su quali siano questi principi e strumenti e il concetto stesso di successo variano molto, a seconda del contesto culturale, dell’educazione ricevuta e del punto di vista personale dei genitori.

Per gli stessi motivi, variano anche i metodi educativi. 

   L’atteggiamento genitoriale che personalmente ritengo valido ed efficace si basa sulla sicurezza e la fermezza che l’adulto deve trasmettere al bambino attraverso la calma e la dolcezza nell’interagire con lui. Questa idea si avvicina molto alla teoria dell’“Educazione Positiva”, che si potrebbe riassumere, in maniera forse un po’ riduttiva, in educare attraverso l’incoraggiamento e nel rispetto reciproco. 

    Per chi fosse interessato ad approfondirne la conoscenza, consiglio l’interessantissimo sito di Clio Franconi https://parent-smileandgrow.com/it/home/ oppure, per una sintesi chiara ed esplicativa l’articolo di Giorgia Veronese   https://www.educazionequotidiana.it/pedagogia-quotidiana-per-genitori/che-cose-leducazione-positiva-i-principi-fondamentali/

   Se riflettiamo anche su che adulti vogliamo che siano in futuro i bambini che stiamo educando, una cosa a cui fare molta attenzione sono i messaggi che si danno loro quando li si riprende o sgrida: messaggi che si portano dietro etichettature come quelle di “cattivo” o “incapace” o peggio, sono assolutamente da evitare perché coinvolgono la persona nella sua interezza, minando seriamente l’autostima e l’immagine di sé. Il bambino può arrivare a identificarsi con quell’etichetta, convincendosi, per esempio, di essere cattivo e, per questo, comportarsi come tale. Può addirittura mantenere questa immagine negativa di sé anche nell’età adulta, con conseguenze importanti sulle sue scelte di vita.

  Un altro grande errore è quello di far leva sulle paure dei bambini per ottenere l’obbedienza. Sia l’uso di ricatti affettivi del tipo “Se fai così non ti voglio più bene, non sei più il mio bambino…”, che di minacce di castighi spaventosi o ancor peggio di punizioni fisiche raggiungeranno forse il risultato immediato di far stare buoni i bambini, ma a caro prezzo. Saranno figli che hanno paura dei propri genitori o che non sono sicuri del loro amore, che ubbidiscono per paura e non perché hanno capito cosa è giusto e cosa è sbagliato. In futuro, saranno degli adulti che staranno alle regole solo per paura delle sanzioni e non per rispetto delle regole stesse e del bene comune.

  Altrettanto importante, è la raccomandazione di non usare mai la violenza con i bambini, né fisica, né verbale. Prima di tutto perché sono, anche se piccoli, delle persone che meritano rispetto, ma anche perché, così facendo, si viene meno, nei fatti, ai principi che insegniamo loro a parole e si perde credibilità.

   Da qui derivano altri due aspetti per me fondamentali: la coerenza e l’esempio.

   La coerenza, pur essendo, a mio parere, una delle doti più importanti, non è, purtroppo, così comune. Proprio per questo, ritengo fondamentale coltivarla nel nostro quotidiano e nell’educazione dei figli.In particolare, la coerenza educativa si basa sulla condivisione da parte dei genitori degli obiettivi educativi, che devono essere concordati insieme e portati avanti di comune accordo. Per fare un esempio, un genitore non sgriderà il bambino per aver fatto qualcosa che l’altro genitore gli aveva concesso e, se risulta esserci una divergenza sul fatto che fosse giusto o meno dare quel permesso al bambino, non ne discuteranno di fronte a lui.

  Bisogna ammettere che per i genitori essere coerenti non è sempre facile. A volte, la stanchezza successiva ad una lunga giornata di lavoro può portare ad esplodere in una reazione esagerata di fronte a quelli che sono normali giochi di bambini, che non infrangono alcuna regola prestabilita, ma che vengono percepiti da una sensibilità esasperata dalla stanchezza come frastuoni da bloccare immediatamente. Il problema è che i bambini che vengono sgridati, forse anche con troppa severità, per questo motivo si ritrovano totalmente confusi e spaesati: “Cosa ho fatto di male? Perché il papà (o la mamma) mi ha sgridato?). I bambini hanno bisogno di una guida coerente, cheli aiuti a capire ed a prevedere cosa è bene e cosa non lo è, di indicazioni chiare e senza ambivalenze da parte dei genitori.

   L’altro aspetto fondamentale è l’esempio che si dà ai propri figli. Questo aspetto è strettamente collegato a quello della coerenza, tanto che la prima domanda che un genitore dovrebbe porsi è:” Il mio comportamento in famiglia e fuori riflette gli insegnamenti che cerco di trasmettere a mio figlio?” 

    Facciamo un esempio: se in famiglia si è stabilito che perdere la pazienza urlando e insultando gli altri è una cosa brutta e da non fare e lo si è inserito nelle regole da seguire (come è giusto che sia), che effetto può avere sui bambini il vedere che, di fronte ad un loro errore o comportamento sbagliato, i genitori cominciano a sbraitare e magari anche ad usare epiteti poco rispettosi nei loro confronti? O, per fare un esempio attuale, se un genitore si comporta in violazione delle norme imposte in conseguenza della pandemia e, ad esempio, non indossa la mascherina protettiva dove è richiesta, che messaggio trasmette ai propri figli? 

    Indipendentemente dalle sue opinioni personali (per esempio, il genitore in questione può essere convinto che la mascherina sia inutile), questa persona sta insegnando ai suoi figli che le regole valgono solo quando le riteniamo valide e utili, altrimenti le si può infrangere, che non esiste un obbligo di rispettarle in quanto regole di interesse comune della società in cui viviamo. Questo tipo di esempio può avere due effetti: uno, a breve scadenza, di mettere in discussione anche il rispetto delle regole familiari e rendere molto più complicato ottenere che i propri figli vi si adeguino; il secondo, più a lunga scadenza, di ampliare le fila di coloro che vedono le regole come uno strumento flessibile da adattare al proprio personale tornaconto, invece che uno strumento utile e necessario, anche se sicuramente sempre migliorabile, al buon funzionamento di una società e del bene comune. Chi si sente di assumersi una simile responsabilità?