QUANDO IL BAMBINO MANGIA NIENTE O TROPPO

QUANDO IL BAMBINO MANGIA NIENTE O TROPPO

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UN GROSSO CRUCCIO PER MOLTE MAMME

   Il cibo ha da sempre molteplici valenze, oltre a quelle legate al gusto e al bisogno di nutrirsi. Basti pensare a come determinati piatti, sapori e profumi risveglino in noi ricordi ed emozioni particolari legati alla tradizione familiare o a vissuti della nostra infanzia. Non si tratta, però, solo di questo.

Attraverso l’alimentazione si costruisce la prima fondamentale relazione di ogni essere umano, ovvero quella tra madre e figlio. Tutto questo fa sì che il cibo possa contenere significati personali ed emotivi, trasversali a diverse sfere della nostra vita. 

Tali implicazioni affettive ed emotive, coinvolte in un atto apparentemente così semplice e naturale, fanno sì che attraverso il cibo possano passare messaggi di vario tipo, che toccano corde talvolta profonde.  

A chi fosse interessato ad approfondire questo argomento, consiglio il piacevolissimo eBook di Giorgia Veronese “CIBO E NUTRIMENTO: oltre l’appagamento di un bisogno. Assaggi in parole” http://bit.ly/cibo-e-nutrimento e http:/bit.ly/kobo-cibo-nutrimento

Questo importante retroscena emotivo ha ripercussioni a livello educativo, specialmente quando i nostri figli rendono difficile e turbolento il momento del pasto. 

Ci sono bambini che sembrano vivere d’aria e non vogliono mai mangiare niente, altri che, invece, non sono mai sazi e, dulcis in fundo, altri ancora che sono quasi costantemente capricciosi a tavola, desiderando e chiedendo (spesso con musi, urla e  pianti) qualcosa di diverso da quello che viene loro proposto. Comunque sia, questi comportamenti, soprattutto se ripetuti nel tempo, fanno preoccupare i genitori (soprattutto le mamme) e irritare tutti, trasformando il momento dei pasti in fonte di stress, tensioni, se non addirittura di discussioni tra i genitori. 

Cosa fare? Prima di tutto, è fondamentale escludere qualsiasi patologia fisica consultando il pediatra, soprattutto nel caso di bambini inappetenti.  Una volta rassicurati sotto questo punto di vista, dovreste cercare di capire perché vostro figlio/a si comporta così, cosa sta cercando di dirvi. Si, perché i bambini, specialmente se molto piccoli, si esprimono più attraverso il corpo e le azioni che attraverso le parole. Per questo motivo, spesso, i loro comportamenti trasmettono dei messaggi, che non sono necessariamente consapevoli. Per capirli, il metodo più efficace è costituito dall’osservazione. Osservando attentamente i comportamenti dei bambini, non solo durante i pasti ma durante la giornata, magari chiedendo anche informazioni alla babysitter, alle  educatrici dell’asilo nido o alle maestre, è possibile riuscire a dare una spiegazione ad eventuali comportamenti disturbanti a tavola, scoprendo magari che non c’entrano niente con il cibo in senso stretto.  Molti bambini fuori casa mangiano volentieri e senza capricci, ma non fanno altrettanto in famiglia. I piccoli scoprono istintivamente molto presto che il cibo può essere una potente arma di ricatto. Le mamme, più dei papà, danno particolare importanza all’alimentazione dei loro bambini perché investono l’atto della nutrizione di una forte connotazione affettiva, che dipende dal rapporto speciale che si instaura durante l’allattamento, che sia al seno o no. Attraverso il cibo la mamma trasmette al figlio il suo amore, gli dà parte di sé (da cui modi di dire come:” mi mangia poco”). Di conseguenza, quando il bambino rifiuta il cibo che lei gli offre, sotto sotto anche lei si sente un po’ respinta da lui e tenta di tutto per convincerlo a mangiare, dedicandogli più tempo e attenzione di quanto farebbe normalmente. Spesso, è proprio questo che i bambini cercano: attenzione! Hanno bisogno di avere la mamma e il papà (i più piccoli soprattutto la mamma) tutti per loro per un po’, specialmente se durante la giornata non sono stati insieme. Per non cadere nel loro ricatto, però, e rinforzare il circolo vizioso, è necessario riuscire a dar loro questa attenzione in un altro modo. Per esempio, se non c’è il tempo, di giocare un po’ con i propri figli prima di cena, li si può coinvolgere nella preparazione di questa con compiti adatti alla loro età e capacità. In questo modo, si creano piacevoli momenti di condivisione, durante i quali si può anche stimolare un’aspettativa positiva rispetto al pasto, ad esempio facendo notare il buon profumo che si diffonde, i bei colori delle verdure, le forme divertenti della pasta con cui si può anche giocare. Contemporaneamente, cercate di mantenere la calma e il controllo della situazione durante i pasti. Nel caso del bambino inappetente, che mangia poco, non insistete: forse è vero che non ha fame, magari ha fatto una merenda abbondante ed è un bambino che si nutre con poco; può darsi che gli venga un po’ di appetito più tardi e allora potrete riscaldargli parte della cena, o dargli qualcosa di leggero e sano. Lo stesso vale per il bambino capriccioso, con il quale è fondamentale non cedere alle sue pretese di cibi più sfiziosi e meno sani. Nel caso opposto del bambino che non smetterebbe mai di mangiare, puntate su verdure crude e croccanti, come le carote, da lasciargli sgranocchiare sia come antipasto che durante o alla fine del pasto, in modo che riesca a raggiungere un senso di sazietà senza mangiare troppo, insegnandogli anche a mangiare lentamente, gustandosi il cibo. 

La calma e la dolcezza unite alla fermezza sono di grande aiuto sia nel caso dei bambini inappetenti che di quelli un po’ troppo mangioni come di quelli capricciosi, perché la molla che li spinge potrebbe essere la stessa, anche se con modalità diverse di espressione.  

Consiglio sempre della stessa autrice, “BAMBINI E CIBO: a tavola con serenità” http://bit.ly/bambini-e-cibo

Ogni bambino, comunque, è una persona a sé, con le sue speciali caratteristiche e peculiarità. Per questo motivo, vorrei ribadire l’importanza dell’osservazione per capire se c’è qualcos’altro che può provocargli ansie o tensioni durante la giornata e che poi trova sfogo durante il pasto o i pasti. Se, nonostante tutto, il problema rimane, il mio consiglio è sempre quello di rivolgersi ad un esperto. A questo proposito, vi ricordo la mia email: pedagogistapsicomotricista@gmail.com ed il mio sito web https://pedagogistapsicomotricista.wordpress.com/