Mobilità giovanile UE-UK? Secco no di Londra

Mobilità giovanile UE-UK? Secco no di Londra

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Per meno di 48 ore lo scorso aprile è sembrato possibile che su iniziativa di Bruxelles si riaprissero di nuovo per i giovani europei le porte del Regno Unito, chiuse dalla Brexit. Ma a stretto giro di posta il governo conservatore britannico con a capo Rishi Sunak ha bocciato l’ambizioso “programma di mobilità giovanile” proposto dall’Ue. E anche i laboristi di Ken Starmer – dati vincitori da tutti i sondaggi sulle prossime elezioni politiche, ormai dietro l’angolo – si sono affrettati a dirsi d’accordo con i tories.

   La prospettiva di un possibile ritocco dei catenacci imposti dalla Brexit ha preso corpo il 18 aprile quando la Commissione europea ha invitato i 27 Paesi dell’Ue a decidere sull’avvio di negoziati con il Regno Unito per permettere ai cittadini europei tra i 18 e i 30 anni di vivere, studiare e lavorare in UK per quattro anni senza bisogno di visti e permessi dando ovviamente gli stessi diritti ai cittadini britannici nella stessa fascia d’età interessati a stabilirsi provvisoriamente nell’area Ue.

   La Commissione europea aveva proposto i negoziati dopo aver saputo che il Regno Unito ha approcciato una serie di Paesi europei (in primis la Francia ma si è parlato anche di Germania, Spagna e Polonia) per concludere programmi bilaterali di mobilità giovanile sulla falsariga dei tredici già in vigore con Paesi del Commonwealth come Canada, Nuova Zelanda e Australia. 

   “La proposta – avevano spiegato a Bruxelles – mira a superare in modo innovativo i principali ostacoli alla mobilità cui si scontrano oggi i giovani e a istituire un diritto che consenta loro di spostarsi tra l’UE e il Regno Unito in modo più semplice e per periodi di tempo più lunghi. Fissa le condizioni (età, durata massima del soggiorno, condizioni di ammissibilità, norme di verifica della conformità) per permettere ai giovani di spostarsi senza uno scopo specifico (ossia per motivi di studio, formazione o lavoro) o in assenza di quote. Ad esempio, l’accordo previsto permetterebbe sia ai cittadini dell’UE che a quelli del Regno Unito di età compresa tra i 18 e i 30 anni di soggiornare per un periodo massimo di 4 anni nel paese di destinazione”.

      “Il recesso del Regno Unito dall’Unione europea – aveva sottolineato Maroš Šefčovič, vicepresidente esecutivo Ue per il Green Deal europeo, le relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche – ha colpito in modo particolare i giovani dell’UE e del Regno Unito che desiderano studiare, lavorare e vivere all’estero. Quello di oggi è un primo passo verso un accordo ambizioso ma realistico tra l’UE e il Regno Unito che ponga rimedio alla situazione. Il nostro obiettivo è ricostruire ponti umani tra i giovani europei su entrambe le sponde della Manica”.

    L’approccio “innovativo” dell’Ue non è però piaciuto a Downing Street dove Europa è chiaramente una parola tuttora tossica. “Non introdurremo un programma di mobilità giovanile a livello europeo: la libera circolazione all’interno dell’Ue è stata interrotta e non è prevista la sua reintroduzione”, ha tagliato corto il 20 aprile un portavoce del primo ministro e i laboristi – fin troppo timorosi che una qualsiasi rimessa in causa della Brexit riduca le loro enormi chances di vittoria elettorale –  si sono prontamente accodati e si sono detti d’accordo con “nessun ritorno al mercato unico, all’unione doganale o alla libera circolazione”.   Sul perché’ del secco no l’ipotesi è più accreditata è che l’establishment politico britannico teme un fortissimo (e impopolare) affluenza dai Paesi dell’est europeo.

   Unica voce fuori dal coro: Sadiq Kahn. A detta del sindaco laborista di Londra l’accordo ventilato da Bruxelles sarebbe “incredibilmente importante” per la metropoli da lui amministrata che lamenta scarsità di forza-lavoro in parecchi settori. “Bisognerebbe capire – ha affermato Sadiq Kahn parlando con il “Financial Times” – la differenza tra un programma di mobilità giovanile e la libera circolazione della gente quando si è dentro il mercato unico…Spero che il prossimo governo laborista capisca la differenza”.

    Il Regno Unito si dice aperto a programmi di mobilità giovanile con Paesi specifici su base bilaterale ma al momento non ne vuole sapere di intese con l’Ue in quanto tale e questa posizione la dice lunga sul fatto che la Brexit – pur essendo ormai considerata un errore se non una stupidaggine dalla maggioranza dei sudditi di Sua Maestà – rimane un totem intoccabile, una specie di dogma in barba al luogo comune che vuole gli inglesi un popolo estremamente pragmatico.

  Ed è senz’altro curioso che il Regno Unito voglia tener lontani i giovani europei dalle bianche scogliere di Dover (in effetti non così bianche…) quando è invece alle prese con un’incontrollata immigrazione extra-europea di proporzioni colossali. E sorprende che la leadership del partito laborista – in teoria non favorevole alla Brexit – abbia escluso a stretto giro di posta intese con l’Ue sulla mobilità giovanileprobabilmente per mero opportunismo elettorale. Tutto per non svegliare il cane della Brexit che se la dorme…