REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA: COLOSSALE FLOP

REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA: COLOSSALE FLOP

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IN UK HA VOTA SOLO IL 17% DEGLI ISCRITTI AIRE

“Volete voi che sia abrogato il decreto legislativo 27 gennaio 2006, n.25, recante «Istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e nuova disciplina dei consigli giudiziari, a norma dell’art. 1, comma 1, lettera c) della legge 25 luglio 2005, n.150», risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art.8, comma 1, limitatamente alle parole “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’art.7, comma 1, lettera a)”; art.16, comma 1, limitatamente alle parole: “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’art.15, comma 1, lettere a), d) ed e)””.

   Questo era uno dei cinque referendum abrogativi sulla giustizia sui quali gli italiani – compresi quelli residenti all’estero iscritti all’Aire – sono stati chiamati a pronunciarsi lo scorso 12 giugno e non c’è quindi da sorprendersi se davanti a quesiti così astrusi su una materia estremamente complicata siano andati a votare in pochi e tutta la faccenda si sia risolta in un colossale flop.

    Alla finesoltanto un italiano su cinque si è recato alle urne (per l’esattezza il 20,9% degli aventi diritto) quando invece i cinque referendum sulla giustizia promossi da radicali e Lega sarebbero risultati validi se fosse stato raggiunto il fatidico “quorum” e cioè se fosse andato ai seggi almeno il 50% più uno degli aventi diritto.

   All’estero ha disertato il voto referendario ben l’84 per cento degli iscritti all’Aire (83% nel regno Unito).

   L’affluenza complessiva del 20,9%, segna la peggior performance in assoluto nella storia dei 67 referendum abrogativi organizzati nella Penisola dal 1967 ad oggi. Consola poco i promotori la vittoria del sì a tutti e cinque i quesiti, tra l’altro con sensibili differenze nelle percentuali tra un quesito e l’altro: se i sì infatti valicano la soglia del 70% nei quesiti sulla separazione delle funzioni dei magistrati, sul diritto di voto agli avvocati nella valutazione dei magistrati e sull’abolizione delle firme per le candidature al Csm, molto meno schiacciante è la loro prevalenza sull’abolizione della legge Severino e sui nuovi limiti alla carcerazione preventiva, quesiti in cui i ‘no’ superano il 40 per cento. 

   Malgrado la difesa d’ufficio fatta da radicali e leghisti non si capisce come si possa pensare di riformare l’inefficiente, ingiusta giustizia italiana a colpi di referendum abrogativi, tra l’altro non di iniziativa popolare (quelli del 12 giugno sono stati chiesti da nove consigli regionali a maggioranza di centro-destra), quando questa delicatissima materia dovrebbe essere gestita dal parlamento essendo prima di tutto l’Italia una repubblica parlamentare.

     Sebbene da anni si parli di una modifica dei sistemi di votazione all’estero anche per gli ultimi residenti ancora un a volta fuori dei patrii confini si è votato per corrispondenza, con i plichi mandati a casa a pioggia (qualche volta fuori tempo massimo…)  e con tutte le possibili frodi connesse, già ampiamente documentate per il passato.

La Redazione