SCOMPARSA “L’ITALIANA PIÙ FAMOSA DI LONDRA”

SCOMPARSA “L’ITALIANA PIÙ FAMOSA DI LONDRA”

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    Era considerata “l’italiana più famosa di Londra”, dove viveva dal lontano 1956 frequentando la crema dell’intellighenzia britannica: Gaia Servadio, giornalista, scrittrice e promotrice culturale nonché prima suocera dell’attuale primo ministro Boris Johnson, è morta lo scorso 20 agosto a Roma a 83 anni d’età.

   Nel corso della sua vita ha collaborato con moltissimi media – da “Il Mondo” a “la Stampa”, dal “Corriere della Sera” alla BBC e alla Rai, dal “Telegraph” all’”Observer” e al “Times” – compresa la nostra testata.

   Era nata a Padova nel 1938 in una famiglia ebraica (“Giudei” è il titolo del suo ultimo e apprezzato romanzo semi-autobiografico, uscito nei mesi scorsi da Bompiani) e si era stabilita a Londra per studiare grafica. Nella capitale britannica, grazie anche al grande fascino, non aveva avuto difficoltà ad entrare nei più esclusivi ambienti letterari. Dal 1961 al 1989 è stata sposata con lo storico britannico William Mostyn-Owen dal quale ha avuto tre figli: Owen, Allegra e Orlando. In più di un’intervista ha raccontato come cercò in tutti i modi di ostacolare il matrimonio della figlia Allegra con Boris Johnson che detestava (“Uno di estrema destra, un giornalista senza etica…. Un uomo inaffidabile e bugiardo, anche oggi che è premier”).

   Sposata in seconde nozze con con l’arisrocratico inglese Hugh Myddelton Biddulph, Gaia Servadio abitava a Belgravia nel cuore della Londra posh ma non ha mai nascosto le sue simpatie di sinistra. In tutto ha pubblicato 37 libri tradotti in numerose lingue che spaziano dalla narrativa alla saggistica. Il primo di questi libri, il romanzo satirico “Tanto gentile e tanto onesta”, era apparso nel 1967.

   Nelle interviste non ha nemmeno nascosto di avere avuto tanti amori e a più riprese ha rievocato un lungo e intenso flirt con il defunto presidente della Fiat Gianni Agnelli. Ad una domanda su chi fosse Agnelli nell’intimità rispose: “Era Intelligente, galante, pieno di sorprese. Ma anche dispettoso, uno che ti metteva sempre alla prova. Passavamo ore a discutere di marxismo. Lo divertivo”.

La redazione