IN MARCIA VERSO IL 2021

IN MARCIA VERSO IL 2021

ANCORA CRISI O ANNO DELLA RIPRESA?

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Che cosa ha in serbo il 2021? Sarà un altro difficile, convulso, amaro anno di crisi su tutti i fronti come lascia intendere la nostra pessimistica vignetta o segnerà invece  un qualche liberatorio ritorno alla normalità?

   Al momento ci sono più domande che risposte, in particolare per il Regno Unito dove alla piaga sanitaria ed economica del Covid si aggiunge lo spettro della Brexit,  al 100% effettiva  proprio dal 1 gennaio 2021.

     Per la gioia del governo  con a capo Boris Johnson e di tutti quanti vivono nel Regno Unito (compresa la sua laboriosa comunità italiana) sembra che ci sia  almeno la possibilità di scongiurare  la tempesta perfetta.

    Fanno ben sperare per il 2021 il prossimo arrivo di vaccini anti-Covid e la stretta finale per l’accordo commerciale  post-Brexit  tra Regno Unito e Unione Europea.  Ai primi di novembre non era ancora sicuro che i vaccini potessero davvero funzionare,   sembrava che si andasse sparati ad un “no deal”  tra Londra e Bruxelles e c’era dunque da temere  un 2021 catastrofico dove avremmo dovuto contare soprattutto i morti e i disoccupati.

   Sul fronte dei rapporti con l’Europa – sbocco del 47% di tutte le esportazioni britanniche – il primo ministro Bojo appare intenzionato ad evitare l’opzione peggiore, il “no deal” che significa l’imposizione reciproca di tariffe doganali su tutto l’import-export con la certezza di mettere ulteriormente  in ginocchio la già tartassata economia britannica, limitarsi ad una “hard Brexit”.

      Non è certo un caso che un accordo post-Brexit con l’Ue – dopo mesi di dure e infruttuose schermaglie negoziali – si è profilato quando a metà novembre ha lasciato Dowing Street la vera eminenza grigia del governo Johnson (se non addirittura il vero primo ministro…) e cioè il consigliere speciale Dominic Cummings, architetto della vincente campagna referendaria del 2016 sulla Brexit e portatore di una linea nazionalistica e aggressiva nei confronti dell’Ue.

    Con Cummings (uno che rispoindeva spesso con un lapidario “Fuck Them!”  se si parlava degli europei) se ne è andato via dal circolo magico attorno a BoJo anche un altro bulldog pro-Brexit e anti-Ue, Lee Cain, al culmine di una guerricciola intestina innescata dalla compagna di BoJo, Carrie Symonds, che un po’ di politica ne mastica essendo stata portavoce del partito conservatore. 

    Non sembra nemmeno casuale che la defenestrazione di Cummings e Cain innescatata dalla “first lady” Carrie è avvenuta pochi giorni dopo la vittoria di Joe Biden alle presidenziali americane, vittoria destinata a pesare non poco nei rapporti tra Londra e Washington. Il presidente uscente Donald Trump era un paladino della Brexit ed era pronto a darsi da fare per un grande accordo commerciale di libero scambio con il Regno Unito. Biden la pensa all’opposto di Trump: è ostile alla Brexit perché’ porta  il Regno Unito fuori dai giochi europei e rischia di mettere in grosso pericolo la pace in Irlanda del nord. Senza contare che gli uomini di Biden non hanno dimenticato le bordate di BoJo contro il presidente Barak Obama, tuttora loro riferimento politico. 

   Azzoppato da una gestione dell’emergenza sanitaria piuttosto maldestra, che spiega in parte come mai il Regno Unito  ha finora avuto un numero record di morti per coronavirus,  pronto a calpestare l’accordo di divorzio dall’Ue già diventato trattato internazionale, il disinvolto Boris Johnson non sembra potersi  permettere un “no deal” con l’Unione Europea (un’ipotesi però non del tutto esclusa al momento in cui scriviamo) anche perché il 2021 si profila un anno molto complicato per l’esangue economia britannica alle prese con la disoccupazione crescente e conti pubblici sempre peggiori (ammonta già a più di 200 miliardi di sterline il colossale debito  fatto finora per far fronte ai guasti provocati dalla pandemia).

   Non basta: il 2021 potrebbe essere anche l’anno in cui la Scozia si posiziona per un nuovo referendum d’Indipendenza e allora sì che potrebbero essere dolori. A detta dei sondaggi gli indipendentisti scozzesi sono ormai in maggioranza, proprio in risposta all’odiata Brexit.  

   Vittorioso alla grande alle elezioni del dicembre 2019 con lo slogan “Make Brexit Done”, Boris Johnson rischia in effetti di passare alla storia per un’altra involontaria e ingloriosa impresa: “Make Uk Breaking Done”.

La redazione