Ristorazione Uk: come aiutare gli italiani rimasti senza lavoro?

Ristorazione Uk: come aiutare gli italiani rimasti senza lavoro?

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Il Consolato di Londra annuncia iniziativa

    Il mondo della ristorazione è cascato dalla padella nella brace, a detta anche di  Roberto Costa, imprenditore del settore conosciuto dai tempi della catena Maxela, Sotto la mazzata di Covid e Brexit, almeno 600.000 persone in UK  hanno perso il lavoro ed è in corso un notevole esodo dei lavoratori italiani impiegati nel campo dell’ospitalità e ristorazione, magari incentivati dallo stesso governo inglese che stanziava £ 2.000 per il ritorno a casa di chi non poteva regolarizzarsi in modo adeguato al settled status. Ma c’è chi resiste e insiste, visto che il Consolato di Londra registra 200 persone al giorno che vogliono iscriversi all’AIRE.

 Appunto per dare una mano agli italiani residenti in UK che hanno perso il lavoro, il Console Villani nella conferenza stampa telematica del 27 gennaio ha annunciato un’iniziativa promossa dal Ministero degli Affari Esteri. In collaborazione con la società “Sagitter training”, dall’8 febbraio ha iniziato in videoconferenza la parte teorica  di un corso mirato al reinserimento nel mondo di ospitalità e ristorazione. Due ore al giorno per 5 giorni alla settimana per aggiungere valore alle conoscenze acquisite e favorire percorsi di carriera in particolare a camerieri e cuochi, seguite poi da una parte pratica a fine lockdown, il tutto in partnership con due catene ristorative  di tutto rispetto in UK: RC Group e Gruppo San Carlo Cicchetti. 

   Moderata da Stefano Potorti, la conferenza stampa ha visto la partecipazione anche di Stefano Tura di RAI Uk, che molto praticamente ha chiesto se l’iniziativa è rivolta solo agli italiani già in UK o anche a chi vorrebbe trasferirsi dall’Italia in UK e, a parte i punti interrogativi sulle attività di suddetti gruppi causa Brexit, se i medesimi saranno in grado di garantire un minimo di £25.000 annue a chi andrà da loro. 

    Nicola Colosimo, manager di Gruppo San Carlo, ha ribadito che l’importante è recuperare chi è rimasto a terra in UK prima di impiegare gente dall’Italia: “Prima recluteremo chi è già qui, poi penseremo agli altri, magari smistando anche nelle altre sedi all’estero. Dobbiamo vedere chi chiude e chi riapre, considerando anche i grossi problemi di approvvigionamento causati da Brexit, visto che l’85% dei nostri prodotti viene dall’Italia”.

    Insomma le prospettive non sono rosee, ma, come sottolinea coraggiosamente Roberto Costa di RC Group “ dobbiamo essere di esempio e la priorità è di dare il modo di reinserirsi in questo settore ai compatrioti rimasti fuori.”

M Calderoni