Non riducete i parlamenti all’estero

Non riducete i parlamenti all’estero

Mobilitazione contro proposta del governo

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Svariati e accorati appelli, addirittura in nome della democrazia in pericolo, sono stati lanciati negli ultimi mesi contro una riforma costituzionale attualmente all’esame del Senato promossa dai due partiti di governo, Lega e Movimento 5stelle, che prevede una significativa riduzione del numero dei parlamentari eletti all’estero: da diciotto a dodici. I deputati scenderebbero da dodici a otto, i senatori da sei a quattro.   A fare fuoco e fiamme affinché’ non venga toccato il numero dei parlamentari “esteri” sono il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), i deputati del partito democratico eletti fuori dai confini patrii con in testa la senatrice Laura Garavini, il senatore di Forza Italia Raffaele Fantetti e  il professor Vito Gironda, docente di politica presso l’Università di Bielefeld in Germania. Va però subito detto che il taglio non riguarda soltanto l’estero. In base alla riforma, approvata in prima lettura dal senato il 7 febbraio scorso con 185 sì, 54 no e 4 astenuti, la cura dimagrante colpisce tutti: i deputati saranno ridotti da 630 a 400, i senatori da 315 a 200. Con un conseguente grosso risparmio di denaro pubblico.

In una lettera aperta il Cgie sostiene che diciotto parlamentari esteri“ sono già pochi in rappresentanza di quasi sei milioni di italiani residenti fuori dei patrii confini. Una riduzione “costituisce una gravissima lesione del principio di uguaglianza tra i cittadini, sancito dall’Art. 3 della Costituzione” e rischia di determinare “una profonda discrepanza nel rapporto numerico tra elettori ed eletti e un vulnus nell’applicazione dei basilari principi della democrazia, relegando i cittadini residenti fuori dai confini nazionali a una condizione di inferiorità e marginalità” in quanto “il numero fisso e limitato degli eletti attribuiti alla circoscrizione Estero ha creato, fin dalla sua istituzione, un rapporto di rappresentanza più che sbilanciato a danno dei cittadini iscritti all’AIRE”. “Dal 2006 a oggi, la base elettorale in Italia – spiega il Cgie – è andata calando, mentre quella degli iscritti all’AIRE è aumentata del 60% circa e continua a crescere a causa dei flussi di emigrazione stabile, cui si aggiungono gli italiani temporaneamente all’estero, anch’essi in ascesa. Alla luce delle elezioni del 2018, il deputato eletto in Italia rappresenta 96.000 abitanti, l’eletto all’estero 400.000 iscritti AIRE; il senatore eletto in Italia rappresenta 192.000 abitanti, l’eletto all’estero 800.000 iscritti AIRE. Se la riforma della Costituzione dibattuta dal Parlamento entra in vigore, lo squilibrio nella rappresentanza dei cittadini residenti all’estero rispetto a quelli residenti in Italia diventa drammatico: un deputato eletto in Italia rappresenterebbe 150.000 abitanti, uno eletto all’estero 700.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia poco oltre 300.000 abitanti, uno all’estero oltre 1 milione e 400 mila iscritti AIRE”.

Nella convinzione che la riduzione dei parlamentari “esteri” sia addirittura incostituzionale il Cgie eà categorico: chiede che “nessuna ulteriore penalizzazione sia introdotta rispetto alle dimensioni della presenza degli eletti all’estero nel Parlamento nazionale e che il numero di 12 deputati e 6 senatori venga mantenuto aggiungendolo ai 400 deputati e ai 200 senatori proposti nel DL
264/2018”.

‘‘Gli italiani nel mondo – scrive da parte sua la senatrice Garavini – aumentano. Ma il Governo cerca di metterli a tacere. Nonostante tutte le stime ci parlino di una comunità italiana all’estero sempre più corposa e sempre più vitale (oltre 5 milioni di connazionali espatriati) la maggioranza gialloverde si appresta a calpestarne i diritti. Partendo dal più importante. Quello al voto. Un ridimensionamento che non rispetterebbe alcun criterio di proporzionalità tra eletti ed elettori. Basti pensare che, se la riforma passasse, un deputato eletto in Italia rappresenterebbe 150mila abitanti, uno eletto all’estero circa 700mila. Peggio ancora a Palazzo Madama. Dove un senatore eletto in Italia rappresenterebbe poco più di 300mila abitanti, mentre uno all’estero arriverebbe a circa 1 milione e 400.000”.

“Gli esponenti del sedicente governo del cambiamento parlano di una riforma anti-casta. Ma dietro queste parole acchiappa-voti si maschera un intento molto evidente. Mettere a tacere la voce degli italiani nel mondo”, denuncia la senatrice, rincuorata dal fatto che “la società civile si sta mobilitando contro questa ingiustizia” e su iniziativa del prof. Gironda “oltre 70 intellettuali italiani operanti nel mondo – professori, scienziati, ricercatori, medici, imprenditori, artisti, esponenti della stampa – hanno lanciato una petizione contro la riduzione dei parlamentari eletti all’estero ed hanno trovato nel giro di poche ore migliaia di sottoscrittori“. A giudizio del prof. Gironda “la riduzione dei parlamentari eletti all’estero viola il nostro diritto alla cittadinanza. Per questo chiediamo al Governo e a tutte le forze politiche di stralciare immediatamente tale ipotesi dalla riforma della Costituzione attualmente al vaglio del Senato”.

È possibile aderire all’appello lanciato dal professore andando sul sito www. change.org e cliccando sulla petizione ‘Tuteliamo la voce degli italiani all’estero’ La petizione è stata già condivisa da esperti di emigrazione, rettori universitari, personalità della cultura da tutto il mondo convinti che ‘‘il tentativo del Governo non sia una battaglia contro la casta politica bensì un modo per calpestare la voce degli italiani all’estero‘‘. Anche il deputato Pd Massimo Ungaro, eletto in Europa, ha stigmatizzato il proposto taglio dei parlamentari “esteri”. “Ogni qualvolta che è in difficoltà ‘ accusa Ungaro – il Movimento 5 Stelle ripropone il tema stantio del taglio dei parlamentari e degli stipendi. A cominciare dalla rappresentanza degli eletti all’estero, nonostante la sproporzione già abissale tra il numero di connazionali nel mondo e quello dei loro parlamentari. Le posizioni espresse dal Vice Presidente del Consiglio Luigi di Maio, che è anche deputato a Montecitorio, sono in realtà propaganda antidemocratica”.

Anche il senatore di Forza Italia Raffaele Fantetti, eletto nella circoscrizione Europa, ha contestato il taglio dei parlamentari all’estero: “Faccio notare – ha evidenziato – che quattro senatori in rappresentanza di 5,5 milioni di italiani iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) rappresentano un’aberrazione…Per la ripartizione Europa, in cui sono iscritti 3,3 milioni di italiani registrati all’AIRE, ci sarebbe un solo rappresentante in Senato. Vi segnalo che, nella dottrina internazionale, non c’è nessun criterio, nessuna formula che sia degna di questo nome che permetta un rapporto di questo genere. Avere un solo rappresentante parlamentare nel Senato della Repubblica, in un sistema bicamerale, in rappresentanza di 3,3 milioni di italiani in Europa o un senatore ogni 1,4 milioni di cittadini, considerando il totale dei quattro senatori che andrebbero a rappresentare i 5,5 milioni di italiani iscritti all’AIRE, costituisce un’aberrazione democratica”.

Secondo Fantetti “la Corte costituzionale non potrebbe assolutamente convalidare la natura democratica di un provvedimento di questo genere… La Costituzione italiana non discrimina i cittadini a seconda di dove sono residenti: i cittadini italiani all’estero sono cittadini italiani al 100 per cento”.

La Redazione