VADE RETRO, PROSEK!

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ITALIA IN TRINCEA CONTRO LA CROAZIA

    La Croazia si è messa in rotta di collisione con l’Italia presentando alla Commissione europea la richiesta che il prosecco di sua produzione sia riconosciuto a pieno titolo come “Prošek”.

    La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, presieduta dal governatore del friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, ha fatto fuoco e fiamme quando la Commissione europea ha considerato la richiesta croata “rispondente ai requisiti di ammissibilità e validità” e ha chiesto ai “soggetti interessati” di avanzare eventuali obiezioni.

   A detta delle Conferenze delle Regioni l’iniziativa croata rappresenta un pericolo “non solo per le tre denominazioni riguardanti il Prosecco – Prosecco DOC, Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG e Asolo Prosecco DOCG -, ma anche per gli effetti su tutto l’impianto regolatorio della protezione delle indicazioni geografiche”. Si tratta di “un tentativo di evocare la qualità delle produzioni italiane ai soli fini commerciali, attraverso lo sfruttamento della notorietà mondiale acquisita da un prodotto italiano”, ma può “compromettere la credibilità dell’intero sistema europeo, specie nei confronti dei paesi terzi che, nell’ambito degli accordi bilaterali, non saranno più disposti ad accettare il principio cardine delle Indicazioni Geografiche”.

    “Per questo motivo abbiamo chiesto al Ministro Patuanelli – ha spiegato il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga – che siano attivate tutte le iniziative possibili per una decisa opposizione alla richiesta della Repubblica di Croazia, e ci siamo resi disponibili a supportare le conseguenti azioni che il Governo intenderà promuovere”.

   La Coldiretti si e’ anch’essa mobilitata per “fermare una decisione scandalosa che colpisce il vino italiano più venduto nel mondo”.

   Il via libera dell’Ue alla pubblicazione della domanda per il Prosek croato – denuncia l’associazione degli agricoltori italiani – rovina il record storico dell’export di Prosecco nel mondo, cresciuto del 35% nei primi sei mesi del 2021, ma contraddice anche in maniera clamorosa la recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati dall’Unione Europea come la star delle bollicine italiane che quest’anno dovrebbe raggiungere il record di 700 milioni di bottiglie prodotte, la più grande denominazione al mondo.

La Redazione