MALVA, UNA PIANTA MILLEUSI

MALVA, UNA PIANTA MILLEUSI

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  Da orticultrice ho una simpatia particolare per le piante officinali perché, considerato il mio percorso di studi universitari che mi ha portato alla specializzazione in biologia delle piante, ho avuto l’occasione di approfondire le proprietà di queste piante -non sempre conosciute nei dettagli- che hanno varie applicazioni nelle realtà alimentare, cosmetica, terapeutica…  

Nome scientifico: Malva sylvestris, L. 1753, malva o malva selvatica 

Famiglia: Malvaceae

  Pianta erbacea biennale, perenne, raramente a ciclo annuale, con un fusto eretto (alto tra i 60 e gli 80 cm) oppure strisciante, ricoperto di peli e legnoso alla base. È dotata di radici profonde, a “fittone”. Le foglie sono di un colore verde intenso, sostenute da un lungo picciolo, dalla forma palminervia e con margine dentellato ed ondulato.

  All’ascella delle foglie si sviluppano i fioriche crescono solitari od in piccoli gruppi di 6 al massimo.  La corolla dei fiori è formata da 5 petali bilobati con tonalità “malva” ossia di colore roseo o lilla a striature longitudinali più scure. Nel centro del fioresi possono osservare numerosi stamiche formano una struttura “a tubo” che avvolge lo stilo, caratteristica peculiare delle Malvaceae. La fioritura avviene ad inizio primavera (maggio) e perdura fino a settembre. 

I frutti sono degli acheni circolari, appressati l’uno all’altro, di colore verde, poi marrone quando maturi. Sono graziosi da vedere perché sembrano delle minuscole zucche.

  La Malva sylvestris appartiene ad una grande famiglia botanica (comprende 100 generi), di cui fanno parte il cotone, l’ibisco e la malvarosa. È considerata una pianta spontanea, divenuta subcosmopolita al giorno d’oggi. Originariamente si diffuse dall’Europa centro-meridionale all’Asia. In Italia è molto comune e facile da reperire in diversi luoghi, nei campi o nei giardini incolti, ai bordi delle strade e dei fossi, nei sentieri campestri, nei prati, nei luoghi calpestati e nei rudereti. 

Cresce bene in terreni leggeri, ricchi in sostanza organica, in una posizione riparata dal vento e ben soleggiata ma non disdegna la mezz’ombra. 

 La droga è costituita soprattutto dai fiori e dalle foglie (ricchi dei principi attivi di questa pianta). I fiori vanno raccolti appena schiusi ed asciugati all’ombra in ambiente ventilato.

Principi attivi. I costituenti chimici della Malva sylvestrisrendono la pianta “omnimorbia” (dal latino, una cura contro tutti i mali). Essi sono le mucillagini (polisaccaridi eterogenei), i flavonoidi (antociani, di cui malvina e malvidina, responsabili del colore del fiore), le pectine, i tannini, i minerali, in particolare ossalato di calcio e di potassio, le vitamine (A, C, B1 e B2). 

Proprietà. In molte epoche la malvaera ritenuta una pianta panacea per le diverse proprietà benefiche, in primis quella emolliente. A questa si aggiungono le proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, espettoranti, lassative e lenitive. Esse esercitano un’azione protettiva nei confronti delle mucose con le quali la malva entra in contatto grazie alle mucillagini contenute.Quest’ultime alleviano stati irritativi ed infiammatori delle mucose dell’apparato uro-genitale, del cavo orale, dell’intestino e dello stomaco, formando uno strato muschioso (gel) che protegge e sfiamma le mucose. L’azione delle mucillagini si sviluppa combattendo i disturbi digestivi (gastrite), l’influenza intestinale (gastroenterite),i malanni della brutta stagione (bronchite, mal di gola, tosse secca) favorendo l’espulsione del muco, le irritazioni del cavo orale(a tal scopo si può usare come collutorio naturale), i disturbi della vescica (cistite), di cui attenua l’infiammazione. 

Inoltre, questa pianta riduce gli arrossamenti della pelle, l’ammorbidisce, rinfresca e protegge in caso di brufoli, eczemi, ferite, orticaria, scottature. È efficace nel curare orzaioli e congiuntiviti. Si è visto che la malva selvatica è in grado di recare rapido sollievo alla pelle che è venuta a contatto con l’ortica (basta sfregare le foglie di malva sulla parte colpita).

Uso interno. Raccogliamo fiori e foglie (circa 3g) per preparare infusi. Sia freschi che essiccati vanno lasciati macerare durante la notte per estrarre le mucillagini. Li facciamo bollire per 5-8 minuti in una tazza da 100ml di acqua. Poi, questo infuso viene filtrato ed assunto due o tre volte al giorno per lenire tossi, raffreddori ed infiammazioni dell’apparato digestivo ed in caso di stitichezza.

Uso esterno. Fiori e foglie (5g in 100ml di acqua) sono utili per fare gargarismi del cavo orale e lavande vaginali esterne. Si usa anche preparare impacchi di malva con l’infuso in caso di prurito, arrossamento e secchezza della pelle. 

In cucina. Io ho voluto provare la combinazione peperone e malva in una semplice frittata. Per questa ricetta ho usato sia i fiori che le foglie.

Ingredienti: 500 gr di fiori e foglie di malva, una piccola cipolla bianca, 400 gr di peperone (giallo, rosso, verde), 2 uova, sale, olio extra vergine d’oliva (evo), pepe e zenzero:– tritare la cipolla in piccoli pezzi, poi lavare e tagliare a listarelle i peperoni;– scaldare dell’olio evo in una padella antiaderente con la cipolla tritata, da rosolare a fuoco lento;– aggiungere i peperoni e a metà cottura dello zenzero in polvere per un tocco un po’ piccante;– tagliare grossolanamente le foglie di malva ed unire sia le foglie che i fiori al composto;– lasciare cuocere a fuoco lento finché il tutto si amalgama;– sbattere le uova in un piatto, aggiungendo il composto ed aggiustando di sale e pepe;– cucinare il tutto nella stessa padella.

 Devo dire che il risultato è stato sorprendente. Di solito io adoro accompagnare la frittata con gli spinaci. Ma il sapore fornito dalla malva è stato unico. Sin dal primo assaggio ho sentito il retrogusto dell’erba selvatica, perfettamente sposata alla dolcezza del peperone. Lo zenzero non ha smorzato il gusto, anzi il mio palato è stato “accarezzato” da una sensazione di tenerezza che questa pianta può donare, grazie alle mucillagini contenute.

Curiosità. La parola malva deriva dal greco malakos che vuol dire “morbido” o dal latino, mollire, cioè “ammorbidire”. Nel linguaggio dei fiori essa rappresenta l’amore e la comprensione materna.