PIPISTRELLI: RICERCATORI ITALIANI NE PRENDONO LE DIFESE

PIPISTRELLI: RICERCATORI ITALIANI NE PRENDONO LE DIFESE

“NON ANCORA DIMOSTRATO RAPPORTO CON COVID”

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Poveri pipistrelli: da ormai più di un anno e mezzo sono demonizzati in tutte le salse perché – ma non è affatto scontato – sarebbero all’origine del coronavirus, con conseguenze potenzialmente allarmanti per la stessa sopravvivenza di questa intera specie.

  A prendere le difese di questi mammiferi è uno studio coordinato dal professor Sandro Bertolino, docente del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi all’Università di Torino.

  Secondo i ricercatori italiani i pipistrelli sono stati al centro di una discutibile “bolla mediatica”. Nel 2020, pochi mesi dopo la notizia della diffusione di SARS-CoV-2 oltre i confini cinesi, molti giornali, siti web e social network, li hanno spesso e volentieri identificati come responsabili certi della diffusione del virus all’uomo. 

  La squadra coordinata dal professor Sandro Bertolino havoluto quantificare la dimensione di questa “bolla mediatica” che ha colpito i pipistrelli associandoli al COVID-19. Il lavoro è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Mammal Review”. Il team ha cercato di analizzare se, in concomitanza con la diffusione del Covid, fosse avvenuto un aumento delle ricerche su internet sui pipistrelli. Su Google Trends i ricercatori hanno verificato come, dal 2016 al 2019, ci fosse una predominanza di termini non direttamente associati ai pipistrelli, come halloween e baseball (baseball bat è la mazza da baseball). Dal 2020, le ricerche della parola “bats” su Google e Wikipedia sono aumentate notevolmente. Inoltre, il termine “bats” è stato in prevalenza correlato a parole come “Wuhan”, “China”, “Virus”, “eating”, a indicare la percezione in molte persone di un legame diretto tra i pipistrelli e la pandemia da Covid-19. 

  Il fenomeno è stato osservato su scala globale, esaminando le ricerche in 8 lingue e per 21 Paesi. Lo stesso risultato è stato ottenuto consultando il Television News Archive, un archivio contenente la raccolta completa di notizie quotidiane diffuse dalle nove maggiori emittenti televisive degli Stati Uniti. 

  “Televisioni e giornali hanno enfatizzato il ruolo dei pipistrelli nella diffusione di SARS-CoV-2, dando spesso per scontato ciò che è ancora dibattuto a livello scientifico – spiega Sandro Bertolino -. L’immagine pubblica di questi mammiferi, importanti fornitori di servizi ecosistemici quali il controllo di molti insetti, anche dannosi per l’uomo, potrebbe quindi essersi deteriorata. I media hanno riportato notizie circa uccisioni di pipistrelli per paura che potessero diffondere il COVID-19. Lo studio lancia un allarme e sottolinea la necessità di fornire informazioni scientificamente accurate sui pipistrelli e su SARS-CoV-2 per evitare inutili cacce alle streghe”.

  Ma come possono i pipistrelli coesistere con i virus, compresi vari tipi di coronavirus, senza soffrire delle malattie? 

 Dal canto loro i ricercatori del Center for Complexity&Biosystems dell’Università di Milano hanno studiato questa interessante questione e hanno scoperto che il successo nelle tenere a bada i virus deriva dalle variazioni di temperatura corporea caratteristiche dei pipistrelli, rappresentati da più di 1.400 specie (circa un quarto di tutte le specie di mammiferi). 

In un articolo appena pubblicato sul Journal of Royal Society Interface, i ricercatori del CC&B guidati da Caterina La Porta, docente di patologia generale presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e Stefano Zapperi, docente di fisica teorica presso il dipartimento di Fisica della stessa università, hanno dimostrato che le peculiari variazioni della temperatura corporea dei pipistrelli sono al centro della loro non convenzionale coesistenza con i virus. Utilizzando un modello minimo di interazione virus-ospite e analizzando i dati sperimentali della letteratura, i ricercatori sono stati in grado di valutare il contributo del torpore quotidiano nel mantenimento delle infezioni virali croniche nei pipistrelli. “Abbiamo dimostrato che il torpore quotidiano contribuisce anche a una riduzione della risposta immunitaria, prevenendo i rischi correlati ad una infiammazione cronica” spiega Caterina La Porta. “Il nostro modello di interazione tra virus e risposta immunitaria presenta interessanti caratteristiche matematiche che mostrano come un attrattore quasi periodico non caotico rende il sistema più robusto contro le perturbazioni del ciclo sonno/veglia”, conclude Stefano Zapperi.

     Alcune specie di pipistrelli sono capaci di andare in letargo durante la stagione invernale, quando la temperatura diminuisce, le prede sono scarse e il fabbisogno di cibo può facilmente superare le risorse disponibili. Durante il giorno, la maggior parte dei pipistrelli diminuisce la propria attività ed entra in torpore per cacciare all’alba quando la temperatura esterna è più bassa e il cibo è più abbondante.

La Redazione