Se hai un figlio con talenti speciali: incoraggialo ma non forzarlo

Se hai un figlio con talenti speciali: incoraggialo ma non forzarlo

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  Al giorno d’oggi sembra esserci una specie di ossessione per il talento, tanto che i palinsesti televisivi abbondano di talent show di ogni genere. Ma quali sono le conseguenze di questa spinta ad affermarsi grazie ad una, reale o presunta, eccellenza in qualche campo?

  È naturale che i genitori facciano tutto il possibile per incoraggiare i propri figli a coltivare ed esprimere al meglio le loro potenzialità. In particolare, quando dei genitori riconoscono nel proprio figlio (o figlia, ovviamente) un talento che ritengono eccezionale, il primo istinto è quello di spingerlo ad investire e diinvestire loro stessi in quella capacità.

  Questo atteggiamento ha anche un fondamento razionale e pratico assolutamente condivisibile: in un mondo in cui per i giovani è sempre più difficile costruirsi un futuro, avere una carta speciale da giocarsi non è certo un’opportunità da sprecare!

 Articoli di giornale e programmi televisivi ci raccontano spesso di come quel famoso e ricchissimo tennista è arrivato ai massimi livelli grazie all’impegno suo, ma anche di uno o entrambi i genitori, nel coltivare quel suo speciale talento, attraverso un investimento economico, oltre che di tempo, fatica e sacrifici. Lo stesso vale per il geniale informatico o scienziato che è arrivato ai massimi livelli della sua professione dedicandosi alla sua amata disciplina a tempo pieno fin da piccolo. Succedeanche in campo artistico, quando si parla di celebri ed eccellenti musicisti, cantanti lirici o direttori d’orchestra. 

  Ritengo, però, molto importante fare dei distinguo.

  Il primo di questi riguarda l’intensità e, diciamo così, l’ampiezza di questa spinta. Anche se il ragazzo ama veramente lo sport, la scienza o la disciplina artistica incui eccelle, un genitore attento e responsabile cercherà di evitare che la dedizione a questa sua passione occupi ogni aspetto della sua giornata e della sua vita. Una sanavita sociale, attività di svago e di movimento all’aria aperta, oltre che la normale frequenza scolastica, devono essere mantenute e garantite. Troppo spesso, se ilragazzo nutre una grande passione per un’arte, una scienza o uno sport, non solo lui tende a dedicarcisi totalmente, ma viene anche incoraggiato, se non spinto fortemente, dai genitori in questa dedizione totale, in vista di una futura brillante e remunerativa carriera. Questo, purtroppo, porta questi ragazzi talentuosi a sacrificare aspetti fondamentali della loro infanzia e giovinezza, talvolta perfino a saltare queste importanti e imprescindibili fasi della loro vita. Nessuna carriera, per quanto brillante e appagante, vale un prezzo così alto. Quello che un genitore dovrebbe fare in questo caso sarebbe preservare gli aspetti fondamentali sopra menzionati, senza per questo impedire al figlio di seguire la propria passione. Quindi, pur sostenendolo ed incoraggiandolo ad esercitare e sviluppare il suo talento, dovrebbe ricordargli che nella vita esistono altre cosealtrettanto importanti ed esortarlo a non trascurarle. Se necessario, potrebbe addirittura cercare di forzargli delicatamente ed affettuosamente la mano in questa direzione, proponendogli occasioni di svago ospingendolo ad accettare gli inviti dei coetanei. Ad esempio, nel caso di un ragazzo tutto preso dallo studio e dalla pratica di uno strumento, i genitori (magari con la complicità di fratelli e/o sorelle) potrebbero cercare, ogni tanto, di “trascinarlo” in qualche attività all’aria aperta. Se si tratta di un bambino, è consigliabile, nonostante le sue probabili rimostranze, iscriverlo ad una attività sportiva che diventerà un’occasione sia di movimento ed esercizio fisico, sia di incontro e socializzazione con icoetanei. Ovviamente, è importante assecondare i suoi gusti ed inclinazioni e se uno sport non dovesse proprio piacergli od essere per lui fonte di frustrazione, se non fosse proprio portato, sarebbe giusto cambiare e cercare quello che più gli si addice. Nel caso opposto, di un bambino tutto dedito ad uno sport che lo appassiona, pur non impedendogli di allenarsi con costanza ericonoscendo e apprezzando le sue doti, è importante anche assicurarsi che non trascuri lo studio (e magari qualche buona lettura aggiuntiva) e la compagnia anchedi quegli amici che non praticano quello sport. 

  Una situazione che rischia di portare a conseguenze ancora più serie è quella in cui i genitori individuano nel proprio figlio un talento eccezionale e decidono di investire “anima e corpo” in quello, senza tener conto delle reali aspirazioni del figlio. Può succedere che ilragazzo, nonostante il suo talento, non senta un trasporto tale per quello sport, o quella disciplina artistica, o qualsiasi altra cosa in cui sia così dotato, da pensare di farne la sua futura professione e neppure da pensare di dedicarcisi così intensamente nel presente. Per fare un esempio molto banale, può capitare che un ragazzo estremamente portato per il tennis, che dimostri di apprenderne le tecniche con facilità e di possedere doti eccezionali, pur divertendosi a fare qualche partitella con gli amici o i familiari, non possieda per quello sport la passione necessaria a farne la sua attività principale. Al contrario, potrebbe vedere nel suo futuro una professione totalmente diversa, magari addirittura lontana dall’ambiente sportivo.  Questa divergenza di intenti può portare ad una dinamica molto controproducente, in cui il ragazzo avverte la pressione a compiacere le aspettative del genitore e, per assecondarle, trascura di seguire quella che sente essere la sua strada per intraprendere invece quella tracciata per lui dal genitore.

  Non sono rare le storie di padri (o madri) manager che hanno forzatamente indirizzato i propri figli ad una carriera nel mondo dello sport o dello spettacolo, senza tener conto delle loro reali ambizioni. Certo, questi figli hanno, almeno in alcuni casi, conquistato successo e fama, ma a che prezzo? A cosa hanno dovuto rinunciare? Chissà quanto spesso si chiedono se sarebbero stati più felici seguendo la strada per cui si sentivano più portati, il percorso che li avrebbe fatti sentire veramente se stessi. 

 Per questo motivo, mi sento di consigliare a tutti genitori di considerare i talenti dei propri figli come potenziali strumenti per la realizzazione del loro progetto personale e non come un investimento da far obbligatoriamente fruttare.