NERONE, VITTIMA DELLA MACCHINA DEL FANGO?

NERONE, VITTIMA DELLA MACCHINA DEL FANGO?

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QUO VADIS fu il film dove 70 anni fa furoreggiò Peter Ustinov nelle vesti di Nerone, oggi il museo londinese intende dimostrare che quelle vesti gli andavano un po’ strette. Fu un eterno adolescente viziato e soffocato da una madre ambiziosa e volitiva, tanto da finire psicopatico omicida o solo un disadatto al ruolo impostogli, travolto da incalzanti tensioni politiche interne ed esterne a Roma, tanto da lasciarla alla sua morte in balia di guerre civili?

Thorsten Opper, curatore della mostra “Nero, the man behind the myth”, in calendario dal 27 maggio al prossimo 24 ottobre, vorrebbe appunto che la gente si interrogasse sulla figura dell’ultimo discendente di Augusto, che per ingarbugliate vicende a colpi di assassinii, si ritrovò appesantito dalla porpora imperiale a soli sedici anni. Dopo la sua morte nel 68, cruenta, pare che Tacito e Svetonio seguissero il motto “blame iton Nero”, descrivendo una figura totalmente negativa: insolente, libidinoso, avido, crudele a dirne bene, responsabile del caos in cui piombò l’impero, prima di assestarsi con Vespasiano.

 Non parliamo di Tertulliano e Lattanzio, che fanno risalire a lui le prime persecuzioni cristiane e per l’appunto San Pietro e Paolo furono martirizzati nel 67, ma l’editto vero e proprio contro in cristiani fu di Domiziano, parecchio dopo. Quello che comunque si vede nella mostra è un paffuto ragazzotto con la tipica frangetta e la tipica aria viziata, a cui mancò la guida paterna e fu frastornato da adulatori poco affidabili in una Roma dove spadroneggiavano liberti e pretoriani,con un Senato allo sbando. Agrippina – la madre – aveva un polso fermo, ma le sue idee di governo insospettivano la classe dirigente: le donne politicanti non erano ben viste, forse perché furono cruciali nelle successioni dopo Augusto. Tanto dissero e tanto fecero che il tigrotto si rivoltò contro la tigre e fu accusato pure di matricidio. In effetti non fece una bella riuscita come discepolo di Seneca, che oltre tutto mandò a morte, tuttavia… 

 “Nerone ereditò un impero difficile” spiega Opper nella sezione “Guerra e Diplomazia” – Per esempio la Britannia fu conquistata 40 anni prima e le acque erano ancora turbolente fra le tribù, specie se rimestate da governatori inetti e avidi. Infatti Boudicca, regina degli Iceni, dette parecchio filo da torcere ai Romani: famosa è la sanguinosa conquista di Camolodunum nel 60, dacui non scampò nessuno, nemmeno le statue di Nerone. 

 In mostra vediamo una sua giovanile testa bronzea,ritrovata nel fiume Alde nel Suffolk nel 1907,inizialmente scambiata per Claudio, affiancata da una piccola scultura intera di Nerone, prestata dal Museo Archeologico di Venezia, in UK per la prima volta. Abbiamo poi il Fenwick Hoard, il piccolo tesoro rinvenuto nel 2014 sotto il pavimento di un negozio di Colchester; probabile fosse stato sepolto da residenti in fuga dal saccheggio di Camolodunum, un veloce arraffamento di monete, gioielli e ornamenti militari molto simili a quelli trovati a Pompei ed Ercolano.

 Poi ci sono vari oggetti bellici testimoni del conflitto con i Parti, messi in riga solo da Traiano, per l’annosa questione della supremazia sull’Armenia. Grossi problemi arrivarono giusto con l’ascesa al trono di Nerone che inviò il generale Corbulone a sistemare le faccende. Questa, dal 58 al 63, fu l’unica campagna militare di rilievo sotto Nerone, che si prese la gloria di un compromesso finale a favore dei Romani, oltre a crogiolarsi della repressione della rivolta di Boadicea del 61, grazie al proconsole Svetonio Paolino.

 L’alloro militare diede lustro a quello di artista: nella sezione Spettacolo e Splendore, Nerone appare veramente nel suo centro. “Il popolo amava Nerone, perché opprimeva i grandi ma era lieve con i piccoli”(Napoleone Bonaparte) In effetti la passione per lo spettacolo e il teatro lo portò a spendere molto nell’intrattenimento popolare, incoraggiando un “colloquio” fra imperatore, senato e popolo. Il grande anfiteatro di Roma per corse coi carri e lotte fra gladiatori, il teatro di Pompei, le elargizioni alla plebe dimostrano un’attenzione al “social” che i precedenti imperatori avevano trascurato. 

 Nerone voleva essere amato, o almeno applaudito, aveva l’indole dell’attore che desidera consenso di pubblico. Questo fece storcere il naso al Senato e alle classi elevate, forse anche a madre e mogli, e infatti aveva gladiatori per guardie del corpo. Elaborati elmi e fantasiose armi di gladiatori sono in mostra provenienti da Pompei e prestati dal Louvre, insieme a stupefacenti affreschi di attori e maschere prestati dall’Archeologico di Napoli. Anche graffiti ironici su Nerone e Poppea, seconda moglie molto discussa, descritta dai soliti Tacito e Svetonio come ambiziosa e senza scrupoli, che istigò il marito a uccidere la suocera. Più probabile fossero gli intrighi di corte a istigarla, comunque morì durante la seconda gravidanza nella splendida villa di Oplontis, non certo presa a calci da Nerone, che l’amava molto.

 Il quale non era nemmeno presente quando scoppiò il grande incendio di Roma nel 64, essendo ad Anzio.  Undici distretti andarono in fumo, ma gli incendi non erano rari, essendo le case di legno, certo questo fu disastroso. Andò a fuoco anche la villa di Nerone e di sicuro lui non stette in terrazza a cantare “La Presa Di Troia” sulle ceneri della città. Anzi attivò subito i pompieri e dette ospitalità agli scampati nella sua proprietà e perfino Tacito ipotizza che l’incendio fosse cominciato accidentalmente dal Circo Massimo. Oppure dolosamente per colpa di qualche fanatica setta cristiana per vendetta contro i soprusi dell’Imperatore, in ogni caso questo sembra aver solo approfittato dell’occasione per una riqualificazione edilizia. Il Palatino fu costellato di belle ville e Nerone sbizzarrì il suo estro artistico e l’amore per il lusso edificando la spettacolare Domus Aurea in pieno centro. “Di questa vediamo stupendi affreschi che, con suppellettili e vasellame prezioso da Pompei, fanno pensare ad una società prospera e dinamica ” dice Opper “ per quanto  piena di tensioniinterne in ebollizione, che scatenarono  la guerra civile dopo la morte di Nerone”.

 La mostra non è apertamente una riabilitazione dell’ultimo discendente della Gens Giulia- Claudia, ma almeno uno spunto per interrogarsi se fosse davvero quel mostro degenerato dipinto dagli storici successivi. I fatti la sua reputazione fu distrutta, come pure ognimenzione, ogni statua, qualcuna magari riusata con qualche scalpellatura per raffigurare Vespasiano. Niente giudizi su buono o cattivo, dunque, forse un immaturo rovinato dalle donne? Certo tentò un approccio democratico prematuro, perché la plebe rimase in balia dell’aristocrazia fondiaria e dei ricchi finanzieri, lui almeno la fece divertire.  La mostra è un’ottima occasione per rinfrescare l’importanza dell’Arte e Cultura Romana, “oltre ad offrire spunti di riflessione su paralleli con la nostra epoca,” aggiunge il direttore Fischer del Museo “ ugualmente afflitta da sfide economiche e sociali, fatti contestabili e polarizzazione di opinioni

Margherita Calderoni