
Se l’avventuriero Giacomo Casanova frequentó Londra per puro spasso, se il poeta preromantico Vittorio Alfieri poté soggiornarvi in un lungo viaggio grazie alle risorse della famiglia, ben diversa fu invece la successiva e lunga permanenza sulle rive del Tamigi di Ugo Foscolo (Zante, 1778 – Turnham Green, 1827). Alfiere del riscatto nazionale per la sua fortissima passione politica, l’autore del carme Dei Sepolcri, dei preziosi sonetti Alla sera e A Zacinto, del romanzo di sapore pre-risorgimentale Le ultime lettere di Jacopo Ortis, non scandì come gli altri due la sua vita londinese per le sfrenate passioni amorose – che pure anch’egli ebbe -, ma continuò fino alla morte la sua missione letteraria, pur in condizioni sempre più avverse tra debiti e malattia.
Foscolo, ufficiale del Regno napoleonico d’Italia, lascia nel 1815 l’Italia per non pronunciare il giuramento di fedeltà all’Austria. Fugge in Svizzera e poi in Germania e da Ostenda sbarca in Inghilterra dove il 7 settembre è all’hotel Sablonière a Leicester Square, ma dopo pochi giorni entra al numero 11 di Soho Square, prima delle innumerevoli abitazioni che cambierà, sia come affittuario, sia come proprietario e sia infine come affittuario sotto falso nome per sfuggire ai creditori. Nel seguente ottobre conosce l’editore John Murray che l’anno dopo gli pubblica la ristampa delle Ultime lettere di Jacopo Ortis e più avanti la tragedia Ricciarda.
Un anno dopo, come era successo già a Vittorio Alfieri a Londra, cade da cavallo e si infortuna a una gamba. Alla fine di dicembre del 1818 inizia una storia d’amore con Caroline Russell, una delle figlie di Lord Henry Russell of Swallowfield, cantata nelle sue ardenti composizioni come Calliroe, a cui impartisce lezioni su Petrarca. Ma la loro relazione durerà meno di due anni.
La storia più incredibile che capitò a Foscolo a Londra, a parte sogni di gloria e debiti, non furono infatti le passioni amorose (né ebbe una anche con Lady Caroline Lamb, moglie del futuro Lord Melbourne e amante di Lord Byron) ma un affetto famigliare. Fu nel salotto di una certa Miss Pamela Fitzgerald che Foscolo incontrò un’adolescente che scoprì essere sua figlia. Si chiamava Mary Emerytt, lui la ribattezzò Floriana. L’aveva avuta da una lady inglese che aveva incontrato a Velenciennes mentre era prigioniera dei francesi con tutta la sua famiglia.
Quando sua nonna morì, Floriana ereditò la bellezza di 3000 sterline che diventano uno dei simboli delle disgrazie di Foscolo e di conseguenza della figlia, che rimane accanto a lui fino alla morte. Quelle 3000 sterline della figlia che il poeta usa per suo profitto, tra investimenti finanziari e spese pazze, finiscono ben presto. Grazie a quei soldi compra un terreno in riva al Regent’s Canal e si fa costruire una villa di 13 stanze in un grande parco che chiama Digamma Cottage e che arreda in maniera sfarzosa con tappeti di Fiandra, sofà di zebra, coperte di pelle del Marocco. Solo per l’arredamento spende 1500 sterline. Un acquisto che avrebbe dovuto rappresentare il sogno di una vita signorile e galante, diventa l’inizio di una discesa verso il baratro.
Per mesi e per anni Foscolo, nascondendosi di casa in casa sotto falsi nomi, cerca di sfuggire ai creditori e per un breve periodo finisce anche in carcere per debiti (un sarto al quale doveva 19 sterline lo fa rinchiudere per tre mesi). È costretto a rivendere Digramma Cottage, ma ciò non raddrizza per nulla la sua situazione finanziaria. In quei frangenti, a causa del carattere focoso e anzi, per alcuni, addirittura «nevrastenico» (come scrisse Francesco Viglione in Ugo Foscolo in Inghilterra, Catania, 1910) sfida a duello un fuoriuscito italiano, uno dei tanti che frequenta e magari ospita, un certo Filippo Ugoni, duello che alla fine viene scongiurato grazie all’intervento di un altro fuoriuscito di rango, il conte Santorre di Santarosa.
Per scampare anche per poco alla caccia dei creditori, Foscolo si industria a fare anche ciò che lo rattrista. Ad esempio l’editore Murray gli trova da fare un ciclo di conferenze sulla lingua italiana, ma lui scrive di aver provato «una dura umiliazione, quell’amarissimo calice d’esporre la faccia ad insegnare pubblicamente a gente che non intende, e che accorre chi per curiosità di vedere un animale famoso e chi per desiderio di fargli la carità». Le lezioni gli fruttano 771 sterline ma è solo un sollievo momentaneo, rimanendogli in quel momento da pagare altre 871 sterline di debiti.
Indomito, Foscolo però non si arrende al suo gramo destino. Mentre si trasferisce a Hendon e poi in un villaggio dell’Hertfordshire con Floriana, intanto pubblica importantissime opere come la Commedia di Dante Alighieri illustrata da Ugo Foscolo e il Commento al Decamerone di Boccaccio.
Una sua lettera apologetica e il Commento alla prima cantica di Dante verranno pubblicati nel 1844 dall’altro esule londinese Giuseppe Mazzini. Nel 1827, dopo essere stato l’insegnante di italiano in una scuola femminile quacchera e dopo aver pubblicato articoli su riviste come London Magazine, Westminster Review o New Monthly Review, si avvicina la fine. Chiede di avere la cattedra di italiano alla nuova London University, ma non la ottiene, si trasferisce a Turnham Green dove muore il 10 settembre. Floriana, sempre fedele anche se il padre l’aveva messa sul lastrico, sopravvisse ancora per poco, affidata alle cure di un prelato.
Ugo Foscolo venne sepoltò sulla nuda terra nel cimitero di Saint Nicolas a Chiswich. Nel 1861 l’amico Hudson Guerney fece costruire ad un famoso scultore del tempo, Carlo Marochetti, un sepolcro che tre anni più tardi venne visitato perfino da Giuseppe Garibaldi. Nel 1871 la salma venne traslata a Santa Croce a Firenze e il pregevole sepolcro, dimenticato, andò degradandosi anno dopo anno. Nel 2011, nel 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, grazie all’iniziativa di alcuni italiani di Londra che avevano dato vita al Foscolo Appeal Fund, è stato realizzato il restauro della tomba.


