La Corte costituzionale ha avallato la controversa riforma del governo Meloni che limita fortemente la trasmissione della cittadinanza italiana all’estero: non ha intravisto alcun profilo di illegittimità nel drastico giro di vite che di fatto elimina lo “ius sanguinis” fuori dei confini nazionali.
La Corte era stata tirata in ballo dal Tribunale di Torino che invocando l’articolo 3 della Costituzione, aveva denunciato in particolare la retroattività di alcune norme e “l’arbitrarietà” nel fissare come spartiacque il 28 marzo 2025, data di entrata in vigore della legge.
Le questioni di legittimità costituzionale sono state però considerate non fondate o inammissibili dai giudici supremi.
Con un anticipo di sentenza la Corte ha dichiarato a metà marzo non fondata la questione sollevata per violazione del Trattato sull’Unione europea (TUE) e del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), che attribuiscono la cittadinanza dell’Unione a chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro.
Inammissibili sono stati valutati anche i rimandi alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 (secondo il quale “nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza”) e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (secondo il quale “nessuno può essere privato del diritto di entrare nel territorio dello Stato di cui è cittadino”).
Il deputato del partito democratico Fabio Porta, in prima fila nella campagna contro una riforma che definisce “legge della vergogna”, ha reagito auspicando che la decisione della Corte Costituzionale non diventi “una pietra tombale sulle legittime aspirazioni di milioni di italiani all’estero al loro diritto di cittadinanza”.
“Vale ricordare – ha indicato il parlamentare dell’opposizione – che nei prossimi mesi sono attese altre decisioni della Corte di Cassazione e della stessa Corte Costituzionale sullo stesso tema, che ovviamente potrebbero confermare ma anche modificare il parere anticipato dal comunicato della Corte…..Va infine ricordato a tutti coloro che con interesse e apprensione seguono questa delicata questione che come noi del Partito Democratico avevamo denunciato nel corso del dibattito sulla conversione del “decreto Tajani”, questo attacco deliberato e scomposto al diritto e prima ancora alla dignità degli italiani nel mondo nasce da un’avversione profonda e politicamente dichiarata contro il mondo dell’emigrazione e delle migrazioni in generale”.
La legge del marzo 2025 stabilisce che all’estero la cittadinanza italiana non passa più automaticamente alla prole ma va richiesta con atto formale e viene concessa soltanto se esiste una serie di stringenti condizioni.
