“Gli italiani che vivono all’estero non potranno beneficiare di particolari agevolazioni fiscali sulle abitazioni possedute in Italia”.
La sottosegretaria del ministero dell’Economia Lucia Albano è stata molto chiara lo scorso 11 marzo quando in Commissione Finanze alla Camera ha risposto ad un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato dell’opposizione Toni Ricciardi (PD).
Le agevolazioni prima casa sull’imposta di registro sono concesse soltanto se si tratta di un italiano trasferito all’estero per ragioni di lavoro e a condizione che abbia risieduto o svolto la propria attività in Italia per almeno cinque anni e l’immobile sia ubicato nel Comune di nascita, in quello in cui aveva la residenza o dove i svolgeva la propria attività prima del trasferimento.
A giudizio della sottosegretaria non possono essere riconosciute agevolazioni prima casa in nessun altro caso perché’ si rischierebbero “incompatibilità con le norme dell’Unione Europea”. Quindi nessun trattamento di favore “su misura” per gli italiani residenti all’estero che vogliono investire in immobili in Italia e nessuna estensione dell’agevolazione a chi eredita la casa dei genitori in Italia
L’interrogazione parlamentare chiedeva lumi proprio sull’esclusione delle agevolazioni prima casa per le persone emigrate all’estero per ragioni diverse da quelle di lavoro.
Secondo Ricciardi l’esclusione penalizza gli italiani residenti all’estero che vogliono investire in Italia acquistando la loro unica abitazione e quelli che ereditano dai genitori la loro unica abitazione in Italia. Dalla risposta della sottosegretaria è risultata lampante la chiusura del governo Meloni rispetto ad un’interpretazioni delle norme più benevola nei confronti degli expats.
