parla l’avvocato italiano che unisce i professionisti nel mondo “
La persona che intervistiamo per questo numero è Valeriano Drago: Avvocato Cassazionista e Registered Foreign Lawyer per l’Inghilterra e il Galles, con uno studio a Londra dove vive e risiede stabilmente dal 2014.Si occupa di immigrazione individuale e d’impresa, di costituzione di società, recupero crediti internazionale, successioni e pratiche di cittadinanza. Sessantun anni, natali a Correzzola in provincia di Padova, laurea in giurisprudenza, Drago è presidente di ITALAWYERS International e del Circolo MIE di Londra. E sta facendo anche una piccola, curiosa incursione nel mondo della ristorazione con il progetto “TIP -The Italian Paltry”.
Incomincia raccontandomi un po’ il tuo percorso fino ad oggi?
Sin da ragazzo avevo in mente l’idea di diventare avvocato. Per questo, in teoria, avrei dovuto iscrivermi al liceo classico: un percorso lungo e impegnativo, e non ero certo che, a quell’età, avrei avuto la maturità per portarlo fino in fondo. Così scelsi una strada diversa e più pragmatica: un istituto professionale che mi garantiva un diploma già dopo tre anni, nel caso avessi voluto iniziare subito a lavorare. Poi, però, la determinazione ha fatto il suo corso. Ho proseguito con il biennio integrativo, mi sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova — una delle più selettive e difficili in Italia negli anni ’80 e ’90 — e da lì è iniziato il percorso che mi ha portato a diventare il professionista che sono oggi.
Non sei in UK da tantissimo tempo
Vivo a Londra stabilmente dal 2014, ma è la realizzazione di un progetto di vita che nasce già nel lontano 1997, un sogno che coltivavo con dei colleghi conosciuti fin dai tempi dell’università; sai quelle cose fantasiose tipiche di una certa età? Non parlavo bene l’inglese ma riuscivo a farmi capire benissimo, d’altro canto noi italiani in questo siamo bravissimi. Pensa che l’idea era quella di creare un progetto di desktop legale, di consulenze online da remoto
Praticamente all’alba dell’era digitale
Infatti, era avveniristico anche per gli anglosassoni nonostante fossero già avanti su certe cose rispetto a noi. Abbiamo fatto alcuni incontri per sondare il terreno, cosa che mi dava l’occasione per venire qui e poi la cosa è andata a decantare. Era troppo presto, in Italia facevano ancora fatica a distinguere tra indirizzo mail e indirizzo web.
A Londra come ci arrivi?
Ci arrivo dopo aver capito che pur avendo collegamenti e una rete che si era ormai creata non potevo seguire nel giusto modo una realtà a Londra stando in Italia. È stato grazie alla mia compagna, perché il processo decisionale è durato ben 2 anni. Programmavo ma poi arrivavano incarichi importanti difficili da rifiutare, quindi era un continuo si-no, finché mia moglie ha dato l’aut-aut: “o si parte o non se ne fa niente”.
La tua compagna lavora con te?
Lei è una chef, ha lavorato a lungo per nurseries a Londra e gestisce anche un suo catering.

Dunque arrivi a Londra…
Nel 2014 finalmente mi trasferisco e inizio a lavorare come praticante in uno studio di Solicitor. Ho svolto la pratica ma non sono mai diventato solicitor e ho preferito registrarmi e lavorare come Registered Foreign Lawyer, così mi muovo su un contesto internazionale e non ho la mole di adempimenti dei solicitors. Nel frattempo, il mio pallino iniziale di creare un circuito di legali a vocazione internazionale restava ed ho cominciato a lavorare sulla creazione di una rete di avvocati che si è poi concretizzata in un data base di circa 400 professionisti. L’obiettivo era gestire con i criteri tipici di uno studio legale anglosassone, molto rigorosi, pratiche internazionali per gli studi italiani. La cosa si è poi interrotta quando ho lasciato lo studio di Solicitor e l’ho accantonata. Era comunque un ulteriore step verso un percorso, perché se vedo che una cosa non va non dico lasciamo perdere, anzi ho insistito cercando di capire come modificare e migliorare. Nel periodo del covid ho pubblicato un articolo sul mio sito dal titolo “Reinventarsi al tempo della pandemia”, una riflessione sul ruolo dell’avvocatura quando tutto era fermo e si viveva online
Indubbiamente se il Covid ha un merito è quello di aver dato un incremento pazzesco alle attività da remoto, con tutti i pro e contro
Infatti, quella pubblicazione ha fatto sì che un avvocato di Roma si mettesse in contatto con me per conoscerci, perchè aveva la mia stessa idea e aveva un seguito di altri colleghi. Da lì siamo partiti con una serie di meeting settimanali da remoto per dar vita ad un progetto denominato “Studio Virtuale”, una rete professionale di livello internazionale che non aveva alcuna barriera territoriale visto l’uso della tecnologia. A seguito di quello mi sono chiesto: “perché oltre ad abbattere le barriere territoriali non eliminare anche quelle linguistiche?” Da questo è nata ITALAWYERS International, un’associazione presente oggi in 42 nazioni. Lo scopo è diffondere la cultura giuridica italiana, favorire la collaborazione e la reciproca conoscenza tra avvocati italiani e di lingua italiana.
Parliamo degli altri tuoi ambiti e impegni
Sono l’attuale Presidente del Circolo MIE di Londra. Portiamo aiuto e sostegno ai nostri connazionali, anche attraverso i nostri volontari (anche, ad esempio accompagnando fisicamente gli anziani all’ufficio consolare per rinnovare il passaporto), collaboriamo con altre associazioni italiane a Londra e abbiamo collaborato anche con la St. Peter Church e ad oggi ci sono circa 130 aderenti alla nostra chat associati. Rappresentiamo la comunità nel Comites di Londra e Manchester. Puntiamo soprattutto ad un coinvolgimento attivo, organizzando eventi ed iniziative culturali come mostre di pittura e di fotografia, presentazioni librarie, ma anche altre iniziative legate al territorio e alla comunità.
È in particolare grazie all’attività con queste due associazioni (Italawyers e MIE) che nel 2024 mi è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere dell’ordine della Stella d’Italia.
Sei un avvocato di successo, hai molti impegni. È tanto distante da quello che avevi in mente oppure era questo che pensavi quando hai cominciato?
Come faccio a dirlo? All’inizio hai in mente qualcosa, magari con le idee un po’ confuse, poi ti perfezioni e a forza di sbagliare e riprovare viene fuori l’obiettivo. Per cui direi di sì, in parte il fatto di essere venuto a Londra mi ha aiutato a realizzare un progetto importante, un sogno che avevo. E’ una cosa che si è finalizzata nel tempo. Se l’avvocato romano non mi avesse contattato non sarebbe nata ITALAWYERS. È tutta una logica del sé, se non succedeva questo non succedeva l’altro, eccetera. Infatti, io a lui dò il merito di avermi contattato; anche perché credo tantissimo nella forza della collaborazione, credo tantissimo nella delega, e credo, soprattutto, nel volare bassi e umili per non montarsi la testa.
Sei sempre impegnato e iper-attivo?
io ho spaziato diversi settori nella mia esperienza da legale; ho cominciato come giuslavorista e previdenzialista per un importante studio di Padova, ero anche un giornalista, sono stato iscritto all’ordine dei pubblicisti di Venezia per dieci anni, ho diretto alcune riviste, e collaborato con il Resto del Carlino e il Gazzettino e ci sono rimasto per tantissimi anni. Andavo e facevo le cose che arrivavano in redazione; dalla sportiva, dalla giudiziaria. È Stata un’esperienza fantastica.
C’è un’altra cosa interessante che ho letto e c’entra il cibo.
TIP (The Italian Pantry) lo sai che progetto è? Te lo spiego velocemente?
Sì, spiegamelo, ma dormi la notte?
È di notte che mi vengono le idee migliori: arrivano all’improvviso, e io le annoto. È successo così anche con l’acronimo TIP. Quando, insieme alla persona con cui ho avviato il progetto, abbiamo scelto il nome The Italian Pantry, ci siamo accorti che coincideva perfettamente con quell’acronimo che avevo sognato. TIP nasce con un’idea semplice e potente: portare l’eccellenza alimentare e vinicola italiana dentro corner-shops dedicati, piccoli angoli a mo’ di credenza — pantry, infatti, significa proprio credenza — quel mobile di legno dove si conservavano “le cose buone”, le marmellate della nonna, i sapori autentici. Il modello è altrettanto chiaro: importiamo i prodotti dall’Italia in conto vendita, offrendo ai produttori condizioni di assoluto favore e la possibilità di entrare in nuovi mercati senza rischi. Allo stesso tempo, installiamo le credenze nei locali che ci ospitano, garantendo anche a loro condizioni vantaggiose e un angolo esclusivo dedicato a prodotti di altissima qualità, che valorizza l’ambiente e arricchisce l’offerta. Ad oggi abbiamo installato cinque credenze. L’obiettivo è arrivare almeno a cinquanta, nei bar, nei ristoranti e in tutti quei locali che desiderano distinguersi con un angolo TIP: un piccolo spazio, ma con un’anima tutta italiana.
Allora proponila anche a mio fratello nel suo ristorante al Santo in Fulham Broadway…
Sì, infatti potrebbe essere anche interessato, qual è il nostro vantaggio? Intanto i prodotti sono in conto vendita e per il trasporto dall’Italia abbiamo trovato dei partner che ci consentono di fare groupage di tutta l’attività. Abbiamo grazie ad una nostra azienda partner una base per la partenza dei prodotti a Bari e una a Milano, Questa è l’ultima mia pensata.
Nella sua semplicità è geniale, o comunque, innovativa, perché non è facile trovare un sistema simile.
In effetti è semplice, io pensavo anche troppo.
Le cose originali sono semplici, che non significa facile.
Esatto. Motivo per cui a metà aprile sarò a Verona, siamo stati invitati per il Vinitaly.
Bello, stai dicendo che ti piacerebbe entrare nel mondo della ristorazione?
No, non era questo l’obiettivo iniziale. Questa è un’idea che mi è venuta sempre nell’ottica di creare una cosa che porti novità, coinvolgimento e cose buone per tutti i soggetti coinvolti.
Senti per chiudere ti faccio il mio rituale: hai una domanda che ti piacerebbe sentirti fare?
Sai che mi metti in crisi? Chiedimi se sono felice
Ti ritieni una persona felice, Valeriano?
Posso dire di sì, perché oggi vedo prendere forma quegli obiettivi che, prima ancora, erano sogni. E c’è un momento preciso, quasi impercettibile, in cui tutto cambia: quando un sogno smette di essere un’idea sospesa e diventa un obiettivo che avanza, cresce, si realizza. È lì che nasce la felicità — quella autentica, quella che senti nello stomaco — perché riconosci che ciò che avevi immaginato, un giorno lontano, ora esiste davvero.
Andrea Campagnolo
