Almeno 25mila nuovi “piccoli italiani” nascono ogni anno in giro per il mondo dentro famiglie recentemente espatriate e sono parecchie migliaia i minorenni nati nella Penisola e portati ogni anno all’estero dai genitori. Bastano questi numeri per far capire l’enorme raggio d’azione del libro “Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo”, presentato lo scorso 8 aprile a Londra nei locali della Camera di Commercio italiana su iniziativa del Comites.
Il volume, uscito a febbraio, è opera della giornalista Eleonora Voltolina e raccoglie i risultati di un’imponente ricerca condotta tra il 2024 e il 2025 con il sostegno della Fondazione Migrantes. Attraverso il contributo di oltre 1.200 genitori e 31 interviste in profondità, esplora la complessità di essere genitori “lontani”: dalla trasmissione della lingua italiana alla gestione del rapporto con i nonni rimasti in Italia, fino alla costruzione di una nuova identità culturale per i propri figli.
La scelta di Londra per questa presentazione è emblematica: il Regno Unito è il secondo Paese al mondo per intensità di partecipazione alla ricerca (14% del campione totale) e il libro include molte testimonianze dirette di famiglie residenti proprio nella capitale britannica.
L’incontro alla Camera di Commercio è stata un’occasione di dialogo, moderato da Anna Cambiaggi (Comites di Londra) e dalla giornalista Giulia Lasagni che insieme all’autrice hanno parlato della “tenuta delle radici” e delle nuove forme di italianità.
“Il libro – dice Eleonora Voltolinea – vuole essere una scintilla per il dibattito. Offre uno spazio alle ‘famiglie italo-qualcosa’ per riconoscersi e trovare risposte a temi comuni: la trasmissione della lingua, le radici e il rapporto con le famiglie d’origine.”
La stessa Voltolina, dal 2020 residente in Svizzera con la sua famiglia, confida che il trasferimento ha comportato la “necessità di pianificare meglio e con più cura le occasioni di contatto tra nonni italiani e nipote transfuga, e contrastare la malinconia dell’accresciuta distanza”.
Le sfide educative, linguistiche ed emotive sono tante per i “nuovi italiani” fuori dei confini nazionali e riguardano una moltitudine di expats. Basti ricordare che oltre 1,7 milioni di italiani si sono iscritti iscritti all’AIRE negli ultimi vent’anni, con una quota crescente di minorenni (15mila nel 2024).
Nel suo libro la giornalista raccoglie le storie di tanti genitori italiani all’estero: C’è Francesco, che dopo aver vissuto in mezzo mondo si è innamorato di una donna greca, e adesso vive a Londra con lei e un figlio che a quattro anni parla già fluentemente tre lingue. C’è Giulia, che è partita con il suo compagno dall’Emilia Romagna, ha avuto il primo figlio in Danimarca e la seconda in Portogallo, e racconta le due esperienze molto diverse anche per il diverso approccio culturale alla maternità. C’è Erika, che si è lasciata alle spalle Torino per l’Australia, e racconta che il marito va a fare surf sull’oceano ogni mattina prima di andare in ufficio; ma anche che soffre perché suo padre, non potendo prendere l’aereo, in dodici anni non è mai potuto andare a trovarla.

Trentuno sono le interviste in profondità, in grado di offrire uno spazio di rappresentanza alla sterminata varietà esistente: famiglie che vivono dall’altra parte del mondo, e che per tornare in Italia si devono fare trenta ore di volo, e famiglie che vivono giusto al di là del confine. Famiglie tradizionali, famiglie allargate e ricomposte, famiglie monogenitoriali, famiglie arcobaleno…
Nella prefazione di “Crescere expat” Maria Chiara Prodi – segretaria generale del Consiglio generale degli italiani all’estero, e a sua volta mamma italiana di stanza a Parigi – sottolinea come sia importante “tenere insieme dati aggregati e intimità delle esperienze”, andando a ricercare anche “alcuni ‘universali’, necessari per costruire finalmente delle autostrade di senso in cui ritrovarci e riconoscerci”.
“Le comunità delle cittadine e dei cittadini italiani che risiedono all’estero sono e devono essere considerate come parte dinamica, attiva e imprescindibile dell’Italia”, scrive nella postfazione mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes: “Per questo le famiglie vanno tutelate, ascoltate, rese partecipi come fa questo libro”.
