
Comprare casa a Londra è, per la maggior parte dei suoi abitanti, non tanto un sogno quanto un miraggio. La capitale britannica è da decenni uno dei mercati immobiliari più cari e complessi del mondo, un ecosistema in continua tensione tra la domanda crescente e un’offerta strutturalmente insufficiente. Oggi, tra tassi di interesse ancora elevati, incertezze geopolitiche e pressioni fiscali, quel miraggio sembra più lontano che mai.
Negli anni Novanta, Londra era una città cara ma ancora accessibile per molti. I prezzi delle abitazioni, pur superiori alla media nazionale, non costituivano una barriera insormontabile per chi lavorasse in settori stabili come la finanza, l’istruzione o la pubblica amministrazione. La svolta arriva nei primi anni 2000: la deregolamentazione finanziaria, i tassi di interesse storicamente bassi e l’afflusso massiccio di capitali internazionali trasformano il mattone londinese in una delle asset class più ambite al mondo.
Tra il 2000 e il 2008 i prezzi raddoppiano. La crisi finanziaria globale del 2008 causa una frenata brusca, ma di breve durata: già nel 2010 il mercato riprende a correre, trainato dalla politica monetaria ultra-accomodante della Banca d’Inghilterra. Il 2014 segna il picco storico per le zone “prime” della città (Kensington, Chelsea, Mayfair) prima che l’introduzione di nuove aliquote sulla stamp duty e l’incertezza politica comincino a raffreddare il segmento di lusso.
La Brexit del 2016 introduce un elemento di volatilità senza precedenti. Molti acquirenti internazionali adottano un approccio “wait and see“, e i prezzi nel centro di Londra accusano il colpo più duro. Paradossalmente, i quartieri periferici e i mercati fuori dalla capitale accelerano, alimentati dal lavoro da remoto esploso durante la pandemia del 2020. L’era del “donut effect” (prezzi in crescita nelle periferie e in calo nel centro) ridisegna temporaneamente la geografia immobiliare della città.
I dati più recenti dipingono un quadro di apparente moderazione. Secondo i dati del governo britannico, a novembre 2025 il valore medio di un’abitazione a Londra si attestava intorno alle 553.000 sterline, segnando un calo annuo dell’1,2%. Su base più ampia, alcune stime indicano una media di circa 648.000 sterline per le transazioni del 2025, con la mediana attorno alle 505.000 sterline. Il rapporto tra il prezzo mediano degli immobili e il reddito mediano dei londinesi ha raggiunto la cifra allarmante di circa 11 volte il salario annuo lordo: significa che un lavoratore con reddito nella media necessita di quasi dodici anni di stipendio intero (senza spendere un centesimo) per acquistare la propria abitazione.
Il calo dei prezzi, tuttavia, non racconta tutta la storia. Il 2025 è stato un anno difficile, caratterizzato da una serie di fattori negativi convergenti: la fine delle agevolazioni sulla stamp duty ad aprile, le speculazioni autunnali su possibili aumenti fiscali che hanno congelato il mercato per settimane, e i tassi ipotecari che, pur scesi rispetto ai picchi del 2023, rimangono su livelli ben superiori a quelli pre-pandemia. Il tasso fisso medio a due anni si avvicina oggi al 4,85%, contro il 2,52% del gennaio 2021.
Il mercato londinese non è immune dalle turbolenze del mondo. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha avuto ripercussioni inattese: l’instabilità percepita negli Stati Uniti ha spinto un numero crescente di acquirenti americani verso Londra, con una crescita delle richieste di informazioni da parte di cacciatori di case statunitensi nella prima metà del 2025. Analogamente, acquirenti dal Medio Oriente, dall’America Latina e dalla Cina continuano a guardare alla capitale britannica come a un porto sicuro.
Questa domanda internazionale ha un effetto di sostegno sui prezzi del segmento alto del mercato, ma amplifica anche il divario tra chi può permettersi di comprare e chi no. Nel frattempo, la fine del regime fiscale agevolato per i cosiddetti “non-dom” (i residenti stranieri con domicilio fiscale altrove) ha ridotto la platea dei compratori ultra-ricchi i quali si sono spostati in altre città europee, tra cui Milano.
Per chi non ha capitali da investire, la strada verso la proprietà immobiliare è disseminata di ostacoli. Il primo è quello del deposito: le banche tipicamente richiedono tra il 10% e il 20% del valore dell’immobile. Su una casa da 500.000 sterline (già nella fascia bassa per Londra) significa accumulare tra 50.000 e 100.000 sterline prima ancora di mettere piede in banca.
Con gli affitti medi a Londra che hanno superato le 2.227 sterline mensili la capacità di risparmiare per chi vive in affitto si è drasticamente ridotta. Chi guadagna nella media londinese, circa 40.000 sterline l’anno, si trova spesso a destinare oltre la metà del proprio stipendio netto al solo affitto. Il margine di risparmio che rimane difficilmente permette di accumulare un deposito significativo in tempi ragionevoli.
Strumenti come il Lifetime ISA (il conto di risparmio agevolato dal governo per l’acquisto della prima casa) offrono un bonus annuo del 25% sui risparmi fino a 4.000 sterline, ma il tetto massimo sul prezzo dell’immobile acquistabile con questo strumento è rimasto bloccato a 450.000 sterline per anni, una soglia ormai quasi irrilevante per il mercato londinese.
Tuttavia, la Banca d’Inghilterra ha tagliato il tasso base al 4%, e ulteriori riduzioni sono attese nel corso del 2026. Alcuni istituti di credito hanno già introdotto mutui con tassi inferiori al 4%, e l’aumento dell’offerta sul mercato potrebbe favorire gli acquirenti. Gli analisti prevedono una crescita moderata dei prezzi del 2-3,5% nel corso dell’anno.
Ma per le famiglie della classe media londinese, la casa di proprietà resta un obiettivo che richiede sacrifici generazionali, eredità, o una buona dose di fortuna. Il sogno del mattone a Londra è diventato il privilegio di pochi.
