Il Regno Unito non è più la meta preferita per gli italiani in cerca di sistemazioni all’estero: a sorpresa, rispetto a quanto capitato negli ultimi anni, la calamita più forte è adesso la Germania. Lo segnala il Rapporto Italiani nel mondo 2025 della Fondazione Migrantes, presentato lo scorso novembre a Roma.
I dati parlano chiaro: da gennaio a dicembre 2024 gli italiani che si sono iscritti all’Aire in Germania sono stati 16.988 contro i 15.471 che hanno fatto lo stesso in UK.
In effetti il Regno Unito sembra aver guidato negli ultimi anni la classifica non in forza di nuovi robusti flussi migratori ma a causa delle dinamiche provocate dalla sciagura Brexit. Si trattava cioè soprattutto di emersioni di residenze di cittadini e cittadine italiani già presenti in Gran Bretagna da più o meno tempo che hanno regolarizzato la loro posizione nella speranza di ottenere con più facilità il permesso di permanenza definitiva nel Regno Unito ormai fuori dalla Ue (il Settled Status).
Sta di fatto che nel 2024 la Gran Bretagna è scesa al secondo posto dietro la Germania, seguita poi da Spagna (12.448), Svizzera (12.448) e Francia (9.444). Tenendo conto dei grossi freni posti dalla Brexit all’arrivo degli europei sembra praticamente impossibile che UK possa nel prossimo futuro riacquisire una posizione di leadership.
Pur rivolgendo lo sguardo al mondo intero e pur avendo destinazioni privilegiate che si orientano verso nuovi contesti professionali emergenti (si veda l’Oriente, con Singapore, gli Emirati Arabi), l’attuale mobilità italiana preferisce comunque sempre di più l’Europa. Il 73,7% di chi si è iscritto all’AIRE per espatrio da gennaio a dicembre 2024 si è sistemato sul vecchio Continente (quasi 91 mila italiani) mentre sono 23.300 circa coloro che, invece, sono espatriati nelle Americhe (18,9% del totale) di cui 15 mila nell’America latina.
Gli iscritti all’Aire, l’Anagrafe dei residenti all’estero, erano al 1° gennaio 2025 – questa l’istantanea scattata dall’ultimo rapporto Migrantes – 6.412.752, quasi un italiano su nove. L’Italia fuori dall’Italia è diventata “una ventunesima regione”. Sempre più giovane, sempre più donna: specchio di fragilità e blocchi sociali, ma soprattutto di un sistema solcato da squilibri e disuguaglianze. Dal 2006 gli espatri sono stati 1,6 milioni e i rimpatri 826mila, con un saldo negativo di oltre 817mi1a cittadini.
Dopo la pandemia le partenze sono riprese a crescere toccando nel 2024 il record storico di 155.732. L’aumento di italiani con la valigia riguarda in particolare i giovani tra i 18 e i 34 anni (+47,9%) e gli adulti trai 35 e i 49 (+38,5%): insieme rappresentano il 72,2% del totale degli expat nel 2024 contro il 68,8% del 2023.
Altro dato interessante: il 47,1% è iscritto all’AIRE per espatrio, sono cioè, protagonisti di un percorso migratorio che ha visto la partenza dall’Italia verso una destinazione estera mentre ill 41,3% è iscritto per nascita.
