
di Elisa Sgubin | Rubrica Tendenze, Business, Cultura del Lavoro
Nel mondo attuale, caratterizzato da rapidi cambiamenti di lavoro, settori che evolvono e carriere sempre più ibride e dinamiche, la capacità di adattarsi, reinventarsi e mantenere l’equilibrio tra vita privata e professionale è più importante che mai. Ed è qui che entra in gioco il concetto di flessibilità psicologica.
Diventato centrale in ambito clinico e anche in contesti di performance e lavoro, la flessibilità psicologica viene definita come «la capacità di adattarsi a richieste situazionali mutevoli, riorganizzare risorse mentali, cambiare prospettiva e bilanciare desideri, necessità e domini della vita».
Non si tratta solo di “essere resilienti” o “resistere allo stress”, ma di essere in grado di rispondere in modo intenzionale e coerente ai cambiamenti, anziché reagire di impulso, mettendo in campo valori, attenzione al momento presente e una certa apertura alla novità.
Le ricerche mostrano che una scarsa flessibilità psicologica può favorire ansia, depressione, calo di rendimento e difficoltà di apprendimento. Al contrario, svilupparla riduce lo stress, migliora la motivazione e rafforza la capacità di affrontare il cambiamento.
In contesti dinamici come Londra, questa competenza non serve solo a “tenere il passo”, ma a diventare protagonisti del proprio percorso, preservando l’equilibrio mentale e fisico.
Essere flessibili psicologicamente, nella pratica, significa sviluppare una vera e propria agilità mentale ed emotiva che permette di muoversi con naturalezza tra situazioni diverse e in continuo cambiamento. Vuol dire sapersi adattare a richieste mutevoli, passare da un progetto all’altro, da un ruolo a un settore differente, senza perdere equilibrio e direzione.
Implica la capacità di riorganizzare le risorse mentali, abbandonando schemi di pensiero rigidi o risposte automatiche, per lasciare spazio a nuove modalità di interpretazione e azione. È anche l’attitudine a cambiare prospettiva, osservando ciò che accade da più angolazioni e trasformando i feedback in opportunità di crescita invece che in ostacoli.
Vuol dire saper bilanciare desideri e necessità, mantenendo un equilibrio tra la spinta al cambiamento e il bisogno di stabilità, tra l’ambizione professionale e la cura per la propria vita personale.
Nel contesto professionale, questa abilità si traduce nel mantenere la concentrazione sul compito, avere obiettivi chiari, alimentare una motivazione autentica e sapersi adattare alle circostanze, evitando di restare intrappolati in schemi abituali.
Perché è essenziale in una transizione di carriera o lavoro?
Quando si affronta un cambio di lavoro o di settore, si entra inevitabilmente in una fase in cui tutto sembra instabile: emergono l’incertezza, la necessità di imparare cose nuove, la paura di non essere all’altezza e la fatica di gestire più ruoli contemporáneamente, quello professionale, quello personale, quello familiare. È in questo terreno complesso che la flessibilità psicologica si rivela un alleato importante.
Questa attitudine aiuta a ridurre il bisogno di controllo, accettando che non tutto può essere gestito. È qui che nasce la vera differenza tra chi resta bloccato e chi trova il modo di reinventarsi.
Significa anche puntare all’apprendimento continuo: chi reagisce con rigidità di fronte a ciò che non conosce rischia di chiudersi, mentre chi si muove con curiosità e apertura trasforma ogni difficoltà in un’occasione di crescita.
Un atteggiamento aperto e adattivo contribuisce inoltre al benessere complessivo, a gestire pressioni e cambiamenti senza crollare, a ridurre lo stress e proteggere la salute mentale e física, un legame ormai confermato da numerosi studi. Infine, questa capacità aiuta a costruire un equilibrio più sano tra lavoro e vita personale, rendendo possibile scegliere con maggiore consapevolezza come rispondere alle esigenze di entrambi gli ambiti, senza che uno prenda inevitabilmente il sopravvento sull’altro.
