USATA NELLA GRAPPA MA SCONSIGLIATO USO CASALINGO

PIANTE MEDICINALI, AROMATICHE E DA PROFUMO: LE PIANTE OFFICINALI
A cura di Costanza Vascottotto
Da orticultrice ho una simpatia particolare per le piante officinali perché, considerato il mio percorso di studi universitari che mi ha portato alla specializzazione in biologia delle piante, ho avuto l’occasione di approfondire le proprietà di queste piante -non sempre conosciute nei dettagli- che hanno varie applicazioni nelle realtà alimentare, cosmetica, terapeutica.
RUTA
USATA NELLA GRAPPA MA SCONSIGLIATO USO CASALINGO
Nome scientifico: Ruta graveolens, L.
Nome commune: Ruta
Nome commune in inglese: Rue
Nomi popolari: Ruta comune, Erba dei giardini, Erba di Sant’Antonio, Ruta officinale
Famiglia botanica: Rutaceae
Pianta erbacea perenne che non passa inosservata: compatta ma con una presenza scenica decisa, può raggiungere gli 80/100 cm di altezza. I suoi fusti sono legnosi alla base e un po’ flessibili verso l’alto, mentre le foglie sono sottili, pennate e di un verde intenso, con un aroma molto caratteristico, forte e pungente, che ricorda un po’ il limone e che in genere divide chi la incontra: o la si ama o la si evita! La pianta produce piccoli fiori gialli dalla forma di stella tra maggio e luglio, raccolti in grappoli terminali, che oltre ad essere decorativi attirano insetti impollinatori come api e farfalle. Dopo la fioritura, compaiono piccoli frutti coriacei contenenti semi che permettono alla pianta di diffondersi facilmente.
Origine. La ruta proviene principalmente dal bacino del Mediterraneo. Col tempo è stata coltivata in tutta Europa come pianta officinale, ornamentale e, curiosamente, anche come rimedio protettivo in giardini e case, grazie alle antiche credenze popolari sulle sue proprietà “magiche” e protettive.
Habitat. La pianta di ruta cresce spontanea in terreni asciutti e calcarei, dove il drenaggio è buono. Predilige le posizioni soleggiate e tollera bene la siccità e gli inverni miti, qualità che la rendono perfetta per giardini rocciosi o bordure esposte al sole. Non sopporta, invece, i ristagni d’acqua.
Parti usate. In fitoterapia e in cucina si utilizzano principalmente le foglie, fresche o essiccate. Le sommità fiorite possono anch’esse essere impiegate per preparazioni officinali o infuse ma con moderazione, perché la ruta contiene sostanze potenti.
Principi attivi. La ruta comune è una pianta ricca di oli essenziali, flavonoidi, alcaloidi e cumarine, sostanze che le conferiscono molte delle sue proprietà tradizionalmente note. Tuttavia, contiene anche composti fotosensibilizzanti e può risultare irritante o tossica se assunta in dosi elevate. In particolare, il suo olio essenziale, che racchiude principi attivi come la rutina e le furanocumarine, va usato con cautela: quantità eccessive possono causare disturbi gastrici, effetti tossici a carico del fegato e, in casi estremi, avere un’azione abortiva.
Proprietà ed usi. Fin dall’antichità Ruta graveolens è considerata una pianta “protettiva”: nelle campagne si usava piantarla vicino alle abitazioni per tenere lontano il malocchio e gli insetti indesiderati. In fitoterapia, le sue foglie sono state impiegate per favorire la digestione, attenuare i crampi intestinali, calmare ansia e nervosismo e, in passato, anche come tonico per stimolare il ciclo mestruale. I principi attivi della ruta le conferiscono proprietà antispasmodiche, digestive, lievemente calmanti e antimicrobiche, che spiegano il suo tradizionale impiego nelle preparazioni erboristiche. Tra gli usi popolari, era comune preparare una tisana leggera, lasciando in infusione una o due foglie in una tazza d’acqua calda per pochi minuti, da bere dopo i pasti per facilitare la digestione o alleviare i crampi. Oggi, però, l’impiego interno della ruta richiede molta prudenza: dosi eccessive possono risultare irritanti o tossiche, per questo se ne sconsiglia l’uso casalingo. È preferibile affidarsi a prodotti erboristici o omeopatici controllati, formulati in dosaggi sicuri e standardizzati. I rimedi a base di ruta più diffusi sono quelli omeopatici, disponibili in granuli o gocce, tradizionalmente utilizzati per favorire la digestionee ridurre gli spasmi addominali.Per un uso corretto e personalizzato, è sempre consigliabile consultare un medico omeopata, che potrà indicare la posologia più adatta – ad esempio 3-5 granuli, 2-3 volte al giorno lontano dai pasti, oppure 5-10 gocce ogni due ore in fase acuta, a seconda del disturbo e della diluizione.
Controindicazioni. La ruta va maneggiata con cautela: l’uso interno è sconsigliato in gravidanza e durante l’allattamento, poiché può stimolare contrazioni uterine. Può causare irritazioni cutanee se viene a contatto con la pelle e successivamente esposta al sole (fotosensibilizzazione). Dosi elevate possono risultare tossiche.
In cucina. Oggi l’uso della ruta in cucina è piuttosto raro, ma resiste in alcune tradizioni locali italiane e mediterranee, dove viene impiegata in quantità minime per aromatizzare piatti o liquori dal gusto deciso. Per quanto riguarda quest’ultimi, l’impiego più diffuso ancora oggi è la Grappa alla Ruta. Si prepara lasciando in infusione un piccolo rametto di ruta fresca(una o due foglie al massimo) in una bottiglia di grappa bianca per alcuni giorni.
La pianta rilascia un aroma erbaceo ed amarognolo, rendendo la grappa un digestivo tradizionale dopo i pasti.
Curiosità. Il nome Ruta deriva dal greco rheuein, che significa “scorrere”, un chiaro riferimento al suo presunto effetto nel favorire il ciclo mestruale. Il termine graveolens, invece, proviene dal latino gravis (forte) e olens (odorosa), e significa letteralmente “dal forte odore”o “che emana un profumo intenso” – un richiamo diretto all’aroma penetrante e caratteristico della pianta. Fin dall’antichità, la ruta è stata considerata una pianta sacra e magica: si credeva che proteggesse dalle malattie, dal malocchio e perfino dai fulmini. In epoca romana era conosciuta anche come Herba rutae o Ruta hortensis e veniva coltivata nei giardini dei templi come erba purificatrice e protettiva. Nel Medioevo era un ingrediente immancabile nei riti di protezione e nei mazzetti benedetti, insieme a rosmarino, alloro e lavanda. Persino Leonardo da Vinci la citava nei suoi scritti, definendola una pianta “che rischiara la vista e la mente”, e si racconta che tenesse sempre qualche foglia di ruta sul tavolo da lavoro.

