Salvate Pinocchio. È una vera e propria mission – dichiarata nella prima riga dell’introduzione – quella affidata alla nuova traduzione in inglese, con un ottimo apparato di note, del capolavoro di Carlo Collodi. La missione è restituire i veri messaggi contenuti nella storia del burattino, espressione di un mondo tutto italiano e con una forte connotato morale-educativo. Aspetti trascurati nel film della Disney, che è stato il più importante tramite della diffusione del personaggio diventato famoso nel mondo, rilanciato negli ultimi anni da una serie di altre iniziative spettacolari, dal film di Guillermo del Toro a quello di Matteo Garrone. Un vero e proprio revival.
The Adventures of Pinocchio in edizione US Penguin Classics, è stato presentato per la prima volta in Inghilterra all’Istituto Italiano di Cultura di Londra il 23 ottobre scorso dagli autori John Hooper e Anna Kraczina. Il primo è corrispondente dall’Italia e dal Vaticano per The Economist e autore di The Italians nel 2015, libro molto letto nelle due sponde dell’Atlantico. La seconda, italo-statunitense, è docente di lingua e letteratura italiana presso istituti Usa a Firenze e spesso invitata a parlare di Pinocchio in università italiane e americane per spiegare le interpretazioni che una storia di fantasia scritta negli anni Ottanta dell’Ottocento può offrire ancora ai contemporanei.
“Basti pensare ad esempio – spiega Kraczina – a come Pinocchio si sottrae a tutti, creatura che come un robot fuori controllo non può non far pensare all’uso potenzialmente rischioso dell’Intelligenza Artificiale. Altra possibile lettura moderna è quella di fare attenzione alle fake news: Pinocchio viene ammonito ad andare a scuola dal Grillo Parlante, per preservarlo dalle cattive idee di coloro che incontra nelle sue avventure. Perché il nucleo centrale di questo romanzo, non solo per i piccoli, è che bisogna raggiungere una buona conoscenza nella vita, anche con l’esperienza di strada e non solo sui banchi, per diventare persone responsabili e mature”.
Un romanzo di formazione, insomma, che parla anche di inclusione («Pinocchio da burattìno vuole diventare come gli altri bambini») mentre gli autori negano che il tema centrale siano le bugie, come nel film disneyano: “Il naso di Pinocchio si allunga solo un paio di volte nella seconda parte della storia”.
La conferenza in lingua inglese è stata anche l’occasione per spiegare come il libro restituisca una rappresentazione di vizi e virtù degli italiani. Quindi ecco il concetto di “bella figura” nel personaggio del giudice-scimmia, con gli occhiali d’oro solo per apparire importante (c’è una forte critica al sistema di giustizia, che prima arresta Geppetto e poi lo stesso burattino ingiustamente). Ecco la “furbizia”, con la sottile differenza tra l’“essere furbo” e “fare il furbo”, come nelle figure del Gatto e la Volpe. Ecco la “pazienza” tra le virtù degli italiani. “Ma alla fine quello che nel fondo emerge – spiegano i traduttori – è che l’Italia di Pinocchio è un’Italia povera e affamata, che Collodi voleva contribuire a cambiare”.
Luigi Spezia
