Alla faccia della “dieta mediterranea”: i bambini italiani sono tra quelli più ciccioni in Europa. Se ne trova un maggior numero in sovrappeso soltanto a Cipro, in Grecia e Spagna.
A lanciare l’allarme è l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un rapporto che prende in esame 33 Paesi (non c’è il Regno Unito mentre curiosamente figurano Tagikistan, Kazakstan e Federazione Russa…) ed è basato sul monitoraggio di quasi 411.000 bambini tra i 6 e 9 anni d’età dal 2018 al 2020.
Complessivamente il 29% dei bambini tra 7 e 9 anni risulta essere in sovrappeso (inclusa l’obesità) nei Paesi presi in esame, con differenze molto significative: si va dal 6% in Tajikistan (nazione musulmana povera e in via di sviluppo) al 43% a Cipro. L’Italia è appena al di sotto del 40%. E se si guarda unicamente all’obesità (escludendo il sovrappeso) è addirittura al secondo posto.
“Va incoraggiato un cambiamento culturale che veda in uno stile di vita sano nell’infanzia la base di una vita futura in salute. Lo sforzo – commenta la Presidente della Società italiana di Pediatria (SIP) Annamaria Staiano. è vedere, ad esempio, l’alimentazione sana non come un peso per l’impegno che richiede a livello familiare, in termini organizzativi e talvolta anche economici, ma come un investimento per un percorso di benessere che includa anche il movimento e l’attività fisica. Le chiavi del benessere psicofisico stanno tutte qui e non ci stanchiamo di ricordarle: pasti equilibrati, lunghe passeggiate meglio se nel verde, sport meglio se di gruppo”
La piaga ha molte cause, incominciando dalla disaffezione degli italiani dalla dieta mediterranea: secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, “l’anno scorso solo il 5% della popolazione generale ha seguito la dieta mediterranea”, benché essa sia associata ad una minore prevalenza di obesità e a un minor rischio di malattie cardiovascolari, tumori e diabete.
Non aiuta nemmeno lo stile di vita: dal rapporto dell’OMS emerge che il 67% dei bambini italiani tra 6 e 9 anni va a scuola in macchina contro una media europea che si attesta attorno al 50%.
L’Italia ha anche tra le percentuali più alte di bimbi che trascorrono almeno una media di 2 ore al giorno davanti alla televisione o agli schermi. Complessivamente il 43% dei bambini di età compresa tra 6 e 9 anni trascorre in media almeno due ore al giorno guardando la televisione o utilizzando dispositivi elettronici. Nei fine settimana, più di tre quarti dei bambini (76%) passano davanti allo schermo due o più ore al giorno. La percentuale di bambini che hanno questa abitudine varia dal 18% dell’Austria al 74% di San Marino, seguito proprio dall’Italia (72%) e dall’Estonia (64%).
“Noi pediatri – sottolinea la Presidente della SIP – incoraggiamo i genitori o chi si prende cura dei bambini ad andare a piedi a scuola, tutte le volte che è possibile farlo. Muoversi a piedi nel quartiere, nel proprio Paese, nella propria zona di riferimento, inoltre, favorisce le relazioni tra pari e anche questa è una cosa positiva. Sugli schermi vorrei ricordare i contenuti di una raccomandazione che la Sip ha emanato nel 2018, ossia evitare smartphone e tablet prima dei due anni, durante i pasti e prima di andare a dormire, limitarne l’uso a massimo 1 ora al giorno nei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni e al massimo 2 ore al giorno per quelli di età compresa tra i 5 e gli 8 anni. L’altra sottolineatura è poi no al cellulare ‘pacificatore’ o ‘baby-sitter’ dei piccoli, si invece all’utilizzazione di applicazioni di qualità insieme ai genitori”.
Ciccioni i bambini ma ciccioni anche gli adulti, se è vero che questi ultimi in Italia sono nel 40% dei casi in “eccesso ponderale”.
Altra piaga denunciata dall’OMS: i disturbi alimentari si manifestano in un’età sempre più precoce, già nella fascia 8-9 anni, e preoccupano in particolar modo durante l’adolescenza, quando il rapporto con il corpo e con il proprio aspetto si fa difficile: non solo anoressia nervosa, ma anche Arfid (disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo) e bulimia.
