La vita umana, insegna l’induismo, si divide in quattro periodi: il primo serve per imparare, guidati da un maestro; il secondo per realizzare sé stessi; il terzo per insegnare e trasmettere la conoscenza; l’ultimo, segnato da un progressivo disinteresse verso le cose materiali per prepararsi al congedo.
Nella società contemporanea molti faticano ad accettare quest’ultima dimensione e continuano a inseguire ruoli, riconoscimenti e gratificazioni sociali anche in età avanzata, lamenta il giornalista scrittore Beppe Severgnini nel suo ultimo libro – Socrate, Agata e il Futuro – presentato lo scorso 24 settembre all’’Ambasciata d’Italia a Londra.

Del volume, sottotitolato “L’arte di invecchiare con filosofia”, Severgnini ha parlato in conversazione con l’ambasciatore Inigo Lambertini.
Il libro propone una riflessione sul trascorrere del tempo e sul significato dell’invecchiare, con uno sguardo ironico e al tempo stesso profondo.
Con l’aiuto di una nipotina (l’Agata del titolo) che insegna il disordine quotidiano, Beppe Severgnini medita sul tempo che passa e gli anni complicati che stiamo attraversando e invita la propria generazione a “indossare con eleganza la propria età”, comportandosi con gentilezza, imparando dagli insuccessi, allenando la pazienza, frequentando persone intelligenti e luoghi belli, che porteranno idee fresche e accettando che c’è un tempo per ogni cosa, e la generazione dei figli e dei nipoti ha bisogno di spazio e incoraggiamento. Non di anziani insopportabili.
“Sono lieto di aver accolto in Ambasciata la presentazione dell’ultimo libro di Beppe Severgnini, che ci invita a riflettere sul tempo, sulle generazioni e sul valore della conoscenza condivisa. In un contesto internazionale complesso, iniziative come questa contribuiscono a rafforzare il dialogo culturale e a sottolineare l’importanza della letteratura italiana come strumento di comprensione reciproca”, ha dichiarato l’Ambasciatore Lambertini.
Classe 1956, editorialista del “Corriere della Sera”, ha scritto molti libri di successo, compreso uno che si intitola “Inglesi”. Ha lavorato a Londra come corrispondente per “Il Giornale” di Indro Montanelli negli Anni Ottanta.
