Ha attirato l’attenzione dei media italiani e della stampa internazionale l’esito di una recente ricerca CENSIS secondo cui solo il 16% degli italiani in ‘età militare’ (dai 18 ai 45 anni) dichiara la propria disponibilità a combattere per difendere il Paese: questo mentre quasi un terzo della popolazione ritiene che l’Italia si troverà comunque direttamente coinvolta in un conflitto militare entro i prossimi cinque anni.
Una possibile spiegazione almeno superficialmente ‘nobile’ del fenomeno potrebbe essere quella di una forma di pacifismo filosofico. Ciò però cozza con un altro dato che emerge dal sondaggio: il 26% dei rispondenti segnala che sarebbe meglio pagare dei mercenari stranieri per difendere il Paese. Un altro 19% penserebbe semplicemente di ‘disertare’ nel caso arrivasse la chiamata.
È difficile dare torto a questi ‘obiettori’. L’Italia non ha molta fortuna con le guerre, che finisca dalla parte vincente o da quella perdente. Nei due grandi conflitti del secolo scorso—la Prima Guerra Mondiale, alleandosi inizialmente con la Triplice Alleanza e, dalla fine di aprile 1915, con la contrapposta Triplice Intesa, e la Seconda Guerra Mondiale, con i tedeschi—i costi umani ed economici sono stati estremamente pesanti: nel primo caso, su 5.615.000 mobilitati, un totale di 2.197.000 perdite, pari al 39% degli uomini sotto le armi. Nella Seconda Guerra Mondiale andò meglio—per dire—con un totale di 1.240.000 morti tra militari e civili.
Il guaio dell’Italia è che non può evitare le guerre europee; il paese è troppo strategico. Il paragone sembrerà strano, ma il caso della ‘Penisola’ è molto simile a quello della Gran Bretagna, se vogliamo considerare le Alpi alla stregua del Canale della Manica… Sono due ’isole’ che controllano la disponibilità del Mediterraneo nel primo caso, e l’accesso all’Europa continentale nel secondo. Nessuno dei due paesi potrà evitare alla fine di essere ‘risucchiato’ da una guerra europea di qualche peso, che lo voglia o meno.
Per quanto riguarda invece la scarsa disponibilità degli italiani a farsi coinvolgere nella difesa del proprio Paese, il dato non sorprende. Infatti, richiama un episodio inglese prima della Seconda Guerra Mondiale: un famoso dibattito alla Oxford Union nel 1933, quando passò a grande maggioranza—275 ‘pro’ e 153 ‘contro’—una sorta di giuramento pacifista, il cosiddetto Oxford Pledge, secondo cui “in nessuna circostanza combatteremo per difendere né il nostro Re, né il Paese”. Churchill era convinto che l’esito—che allora rappresentò la visione della futura classe dominante del Paese—avesse incoraggiato le ambizioni territoriali di Adolf Hitler. Tuttavia, quando la guerra nazista arrivò, nel 1939, la vasta maggioranza degli studenti di Oxford accolse la chiamata alle armi—molti dei quali persero la vita nel conflitto.
James Hansen
