Nigel Farage è venuto allo scoperto: se diventerà primo ministro (ipotesi tutt’altro che remota) toglierà agli italiani e agli altri europei residenti in Gran Bretagna il pieno accesso all’assistenza sociale. Il leader di Reform UK vuole rinegoziare l’accordo post-Brexit con l’Unione Europea. Lo considera troppo sbilanciato a favore di Bruxelles. E procederà in modo unilaterale se le trattative non andranno a buon fine.
Farage ha aperto questo fronte di battaglia lo scorso 18 novembre quando in conferenza-stampa ha spiegato come farebbe quadrare i conti pubblici senza aumenti di tasse per i cittadini britannici come ha invece fatto il governo laborista di Keir Starmer: risparmierebbe almeno 6,4 miliardi di sterline all’anno mettendo a contributo gli europei installati nel Regno Unito con il Settled Status. Negando loro cioè i “benefits”. Insomma, se già sono cittadini di serie b, scenderebbero in serie c.
Sia i conservatori che i laboristi hanno bocciato senz’appello la sortita di Farage (i primi hanno parlato di idea “ridicola”, i secondi hanno avvertito che si andrebbe ad una nefasta guerra commerciale con l’Unione Europea) ma è anche grazie al suo modo disinvolto di cavalcare a pieno l’ondata xenofoba che il leader di Reform UK vola nei sondaggi e viene ormai presagito come una specie di primo ministro in pectore. Ha molte probabilità di diventarlo alleandosi con i conservatori o cannibalizzandoli.
Secondo statistiche provvisorie rese note lo scorso luglio gli europei residenti in UK rappresentano il 9,7 per cento di quanti chiedono i sussidi del cosiddetto “universal credit” concessi ai disoccupati e a chi lavora con stipendi troppo bassi per sostenersi.
Zia Yusuf, esponente di primo piano di Reform UK, ha indicato che a suo avviso i pagamenti dei sussidi a tutti i cittadini stranieri dovrebbero essere interrotti dopo un preavviso “ragionevole” di tre mesi. Stimabile quest’ anno in 6,4 miliardi di sterline, il risparmio sulla pelle degli europei salirebbe a 10 miliardi di sterline entro la fine del decennio.
Secondo Farage il trattato sulla Brexit è palesemente “unilaterale”, poiché nel Regno Unito ci sono molti più europei che richiedono sussidi rispetto ai cittadini britannici sul continente.
Sempre nell’ottica di “dalla allo straniero” Reform UK punta a quasi triplicare il contributo per l’accesso al servizio sanitario che pagano i forestieri venuti in UK con un qualche visto di lavoro: da £1,035 a £2,718 all’anno.
“Tutto ciò che sto sostenendo qui – ha argomentato Farage in un’intervista alla BBC – è l’equità. Ora c’è un numero enormemente sproporzionato di cittadini dell’UE in Gran Bretagna che ricevono sussidi rispetto ai britannici all’estero”.
Non lo spaventa una tenzone con Bruxelles per rinegoziare l’accordo sulla Brexit (un vero e proprio trattato internazionale): “Siamo ancora un mercato cruciale per l’Unione Europea. Non pretendo che sia facile”. E in caso di rappresaglie? “Possiamo rispondere con i dazi”.
