Shoreditch, febbraio. Niente palazzi storici, niente velluti rossi. Solo mattoni a vista, neon e una passerella che prova a spiegare dove sta andando davvero la moda italiana.


Durante i giorni della London Fashion Week, mentre le grandi case occupano calendari ufficiali e location monumentali, a 45 Curtain Road si è svolto qualcosa di diverso. L’Italian Fashion Show 2026 non è stato una sfilata tradizionale ma una piattaforma: due serate pensate per mettere in contatto stilisti emergenti italiani e mercato internazionale.

Il progetto nasce da un’idea di Davide Magliuolo, con la collaborazione di Sarah Spampinato. L’obiettivo non era replicare Milano all’estero, ma inserirsi dentro il sistema globale della moda nel punto in cui è più permeabile: Londra, città che continua a funzionare come laboratorio creativo e luogo di scouting per buyer e addetti ai lavori.
La formula è semplice e contemporanea. Più designer condividono la stessa passerella, ognuno con il proprio linguaggio, davanti a un pubblico misto di stampa, influencer, professionisti e operatori commerciali. Tra i partecipanti lo stilista Francesco Argiri e il brand Cotiè Couture, fondato da Maria Carla Rodomonte e Anna Mazzucotelli, che ha presentato una collezione ispirata alla Roma architettonica reinterpretata in chiave attuale.
La prima sera è stata dedicata allo show: modelli, musica, pubblico ravvicinato e atmosfera quasi da club. Il secondo giorno ha spostato l’attenzione sul lato meno visibile della moda, con incontri, interviste e confronto diretto tra designer, PR e buyer. Un dettaglio non secondario: l’evento ha avuto anche il sostegno di realtà associative e professionali attive nel Regno Unito tra cui l’Italian Chamber of Commerce and Industry for the UK.
«Come UK Confederation siamo orgogliosi di aver patrocinato l’Italian Fashion Show 2026: un’iniziativa coraggiosa che valorizza talento e collaborazione», ha dichiarato Gaetano Bauso, aggiungendo i complimenti agli organizzatori Sarah Spampinato e Davide Magliolo per il lavoro svolto.
La scelta di Londra è tutt’altro che casuale. Durante la fashion week la città concentra fotografi, showroom e compratori provenienti da diversi Paesi. Organizzare una sfilata parallela significa sfruttare la stessa attenzione mediatica delle grandi maison ma con costi sostenibili per giovani marchi indipendenti.

L’Italian Fashion Show racconta così una trasformazione del Made in Italy: meno centrato sulle passerelle ufficiali, più orientato alle reti internazionali. Non è il teatro della moda, è il suo backstage operativo. Qui non si costruiscono miti immediati, si costruiscono relazioni.
E spesso, nel 2026, una carriera inizia proprio così: con una passerella condivisa in un ex spazio industriale di Shoreditch e un buyer che, a fine serata, chiede semplicemente un catalogo.
Emanuele Piva
