Alle 18:41 del 25 gennaio 2016 Giulio Regeni inviava il suo ultimo messaggio dal Cairo prima di essere sequestrato e ucciso dai servizi segreti egiziani. Dieci anni dopo alla stessa ora una settantina di manifestanti ha sfilato per Londra e davanti all’Ambasciata d’Italia nel regno Unito ha osservato un minuto di silenzio, seguito da un lungo applauso a sostegno della richiesta di verità e giustizia per lo studente italiano dell’università di Cambridge inviato in Egitto per una ricerca sociologica e finito ammazzato perché’ scambiato erroneamente per una spia.
Prima di confluire a Grosvenor Square davanti alla sede diplomatica italiana i manifestanti erano sfilati sotto l’ambasciata d’Egitto in UK, a quattro passi da Hyde Park. Anche lì con la muta richiesta di “Truth for Giulio Regeni”.
Lo stesso giorno e nelle stesse ore una cinquantina di persone si è radunata per un’analoga manifestazione a Cambridge davanti alla chiesa di Great St Mary’s e alla University Senate House. Hanno ascoltato brani tratti dal libro “Giulio fa cose”, letti sia in italiano sia in inglese.
A Londra la marcia commemorativa è stata organizzata da un gruppo di cittadini e accademici e da alcune realtà dell’associazionismo della comunità italiana nel Regno Unito. A Cambridge erano coinvolti nell’evento l’Italian Society e il gruppo Amnesty International dell’ateneo locale.
Triestino di nascita, dottorando all’Università di Cambridge, Giulio Regeni aveva da poco compiuto 28 anni quando scomparve al Cairo il 25 gennaio 2016 mentre stava conducendo la sua ricerca. Il suo corpo venne ritrovato il 3 febbraio successivo lungo la strada per Alessandria, con evidenti segni di tortura. Da allora, una lunga e dolorosa vicenda giudiziaria, segnata da ostacoli nelle indagini, ricostruzioni contraddittorie e da una persistente mancanza di piena collaborazione da parte delle autorità egiziane. La marcia londinese e il momento di raccoglimento nella città da cui Giulio partiva, hanno ribadito con forza la volontà di vedere concluso il processo aperto a Roma volto ad accertare le responsabilità dei servizi segreti egiziani.
L’obiettivo di queste iniziative è mantenere viva l’attenzione su una vicenda che non riguarda soltanto una famiglia in cerca di risposte, ma solleva questioni fondamentali legate al diritto alla verità, alla libertà accademica, alla protezione dei ricercatori e, più in generale, alla difesa dei diritti umani, sotto attacco in tante parti del mondo.
