Al referendum costituzionale sulla giustizia, in calendario per il 22 e 23 marzo, gli italiani all’estero saranno ancora una volta chiamati a pronunciarsi per posta, anche se in prospettiva il governo Meloni punta ad abolire questo controverso sistema di voto. .
L’ipotesi di un cambiamento radicale aveva preso corpo dopo che lo scorso 29 dicembre un ordine del giorno (odg) alla Legge di Bilancio – presentato dal deputato Andrea Di Giuseppe (Fratelli di Italia) e accolto dal Governo Meloni – ha chiesto che il diritto al voto all’estero diventi esercitabile soltanto in presenza, recandosi fisicamente in ambasciate e Consolati o “in altre sedi da loro garantite”.
“E’ un passo di giustizia verso milioni di italiani all’estero. Il voto – aveva commentato il parlamentare, eletto nell circoscrizione Centro e Nord America – è sacro. È la voce di ogni cittadino. E proprio per questo non possiamo più accettare che, fuori dai confini nazionali, quella voce sia esposta a dubbi, vulnerabilità e ingiustizie”.
Secondo Di Giuseppe “il sistema del voto per corrispondenza oggi lascia spazio a troppe criticità: rischi di brogli, plichi smarriti o intercettati, e soprattutto una domanda che nessuno dovrebbe mai porsi davanti a un’urna: chi ha davvero votato? E mentre crescono le segnalazioni di irregolarità, lo Stato spende circa 60 milioni di euro a consultazione, risorse che finiscono per pesare anche sui bilanci dei nostri Consolati”.
A favore del voto in presenza circoscritto ad ambasciate e consolati si era schierato l’’ex-pubblico ministero dello scandalo “Mani Pulite” Antonio Di Pietro prendendo spunto proprio dal referendum sulla giustizia (si tratta di decidere se separarare le carriere dei magistrati inquirenti da quelli giudicanti): a suo giudizio l’esito di questa consultazione elettorale potrebbe essere deciso dagli italiani all’estero e non gli sembra giusto e corretto. “Qui – aveva argomentatoDi Pietro – non stiamo parlando di elezioni legislative, dove una decina di parlamentari non sposta le maggioranze. Qui è un Sì o un No. Quei due milioni di voti possono spostare la percentuale e portare a una vittoria truccata”.
Contro l’odg del deputato Di Giuseppe fatto proprio dalla maggioranza si erano subito scagliate le opposizioni, a detta delle quali non si puo’ mettere mano in modo radicale alla legge elettorale quando mancano meno di tre mesi al referendum sulla giustizia.
Anche per i tempi molti stretti il governo Meloni ha deciso che in occasione del referendum e’ meglio mantenere all’estero il voto per corrispondenza.
