
Le recenti operazioni statunitensi in Venezuela e le mire espansionistiche sulla Groenlandia hanno aperto una nuova fase di incertezza geopolitica con ripercussioni dirette sull’economia europea e sui portafogli dei cittadini. Le due crisi condividono un elemento comune: il controllo delle risorse strategiche, dal petrolio ai minerali di terre rare, fondamentali per la transizione energetica e l’industria tecnologica.
La spettacolare cattura del presidente venezuelano ha acceso i riflettori su un Paese che possiede tra le maggiori riserve petrolifere al mondo, circa il 17% del totale globale, e con il quale l’Italia mantiene legami economici significativi. Tuttavia, gli analisti prevedono un impatto limitato sui prezzi del greggio nel breve termine, con aumenti stimati tra 1-2 dollari al barile.
Per i cittadini europei, questo si traduce in una relativa stabilità dei prezzi nelle stazioni di rifornimento nel breve periodo, ma con incognite sostanziali nel medio-lungo termine. Se il Venezuela dovesse entrare in un periodo di caos prolungato, simile alla Libia post-Gheddafi, la produzione potrebbe ridursi ulteriormente, creando pressioni inflazionistiche su carburanti e riscaldamento.
Parallelamente, l’interesse americano per la Groenlandia – che si concentra sulle sue enormi riserve di minerali di terre rare, elementi chimici indispensabili per smartphone, computer, auto elettriche, turbine eoliche e applicazioni militari – rischia di destabilizzare gli equilibri atlantici proprio mentre l’Europa cerca di ridurre la dipendenza dalla Cina che controlla oltre il 60-70% della produzione mondiale di terre rare e domina la raffinazione di questi minerali critici.
I cittadini europei si trovano stretti tra due fuochi. Nel 2023, l’UE ha importato 18.300 tonnellate di terre rare, con un calo del 15% circa in valore rispetto all’anno precedente, segno di un mercato già sotto stress. La dipendenza cinese resta schiacciante: nel 2023 la Cina ha fornito il 39% delle importazioni europee di terre rare.
Tre quarti dei 22 minerali critici analizzati – essenziali all’Europa per realizzare l’obiettivo dell’industria a zero emissioni – mostrano una volatilità dei prezzi superiore a quella del petrolio e del gas naturale che si ripercuote sui costi di produzione di tecnologie verdi e dispositivi elettronici, con potenziali aumenti dei prezzi al consumo per auto elettriche, pannelli solari e prodotti tecnologici.
Per i piccoli risparmiatori, le implicazioni sono molteplici. Nel breve termine, i fondi ed ETF legati all’energia potrebbero registrare volatilità contenuta, dato l’impatto limitato previsto sui prezzi del petrolio. Tuttavia, gli investimenti in aziende della transizione energetica potrebbero subire pressioni dai costi crescenti delle materie prime.
Le terre rare sono diventate risorse strategiche, più critiche del petrolio, essendo monopolio quasi assoluto di un unico Paese. I titoli di società minerarie europee e di aziende impegnate nel riciclo di materiali critici potrebbero rappresentare opportunità, ma con rischi elevati legati alle tensioni internazionali.
La strategia più prudente per i piccoli investitori sarebbe una diversificazione che tenga conto delle vulnerabilità delle catene di approvvigionamento. Settori come l’economia circolare e le tecnologie di riciclo potrebbero offrire protezione contro le interruzioni delle forniture, mentre le esposizioni troppo concentrate su singole materie prime o aree geografiche andrebbero riviste.
Per quanto riguarda il futuro, l’Europa si trova di fronte a una sfida epocale e questo significa prepararsi a possibili aumenti dei costi per energia, trasporti e tecnologia.
Il Critical Raw Materials Act europeo punta a raggiungere entro il 2030 obiettivi ambiziosi: 10% di minerali estratti localmente, 40% lavorati nell’UE e 25% da materiali riciclati. Questi traguardi però appaiono sempre più difficili in un contesto internazionale così instabile.
Nel frattempo, famiglie e piccoli investitori farebbero bene a monitorare l’evoluzione di queste crisi, consapevoli che le decisioni prese oggi a Caracas e Nuuk potrebbero influenzare significativamente il costo della vita e le opportunità di investimento nei prossimi anni.
