Nasce la “Comunità dell’Italofonia” e, pur avendo varato lo scorso marzo una legge restrittiva sulla trasmissione della cittadinanza italiana all’estero, la premier Giorgia Meloni chiama a raccolta i connazionali fuori dei patrii confini: “Da sempre – dice – rappresentano gli Ambasciatori nel mondo dell’amore per la nostra Patria, la nostra lingua, la nostra cultura”. Anche su di loro dovrebbe cadere l’impegno a promuovere al massimo” la lingua di Dante, Leonardo, Michelangelo, dei più grandi artisti di tutti i tempi; la lingua del bel canto e della grande opera lirica, da poco riconosciuta Patrimonio immateriale dell’umanità; la lingua della cucina più famosa del mondo, apprezzata e stimata ogni giorno per la sua eccellenza e la sua qualità”.
Le basi di questa Comunità dell’Italofonia sono state gettate ufficialmente a Roma lo scorso 18 novembre, con la benedizione di Papa Leone XIV (oltre che in Italia quella di Dante e’ lingua ufficiale in Vaticano e in Svizzera), durante una solenne conferenza a Villa Madama in un tripudio di parole in libertà. Lo sapevate ad esempio che l’italiano è un ponte di pace e di dialogo?
“È un’iniziativa nella quale crediamo molto, perché – ha sottolineato la Meloni in un videomessaggio – si pone un obiettivo di fondo: rispondere alla sempre crescente domanda d’Italia che c’è nel mondo. Dalla musica al design, dall’arte alla letteratura, dalla scienza all’industria, dal turismo alla moda…La lingua italiana è un film in cui ogni parola è una scena e ogni frase un capolavoro e fuori dai confini nazionali l’italiano è parlato da oltre 80 milioni di persone e si conferma una delle lingue più studiate al mondo”.
Nel corso della riunione, presieduta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stata firmata una Dichiarazione Comune “fatta di impegni concreti e iniziative operative” e i presenti hanno insistito sul tasto che si vuole promuovere la diffusione dell’italiano nel mondo “quale strumento di pace e dialogo, di partenariato economico e di cooperazione culturale”.
Questa iniziativa, ha affermato il capo della diplomazia italiana, “vuole creare una rete costruttiva di pace, dialogo e confronto tra paesi che hanno l’italiano come lingua ufficiale e i paesi dove c’è una grande influenza della lingua italiana, dove ci sono grandissime comunità italiane. Pensiamo di avviare una grande iniziativa politica, portatrice di pace e di dialogo. L’italiano deve essere un ponte, non dovrà mai essere un elemento di divisione”.
Non da meno in quanto a tripudio di parole sono stati gli altri oratori dell’evento.
La lingua italiana è un “filo dorato che unisce identità diverse. È un grande elemento di diplomazia culturale e scientifica, non è solamente una celebrazione, un ricordo, ma è un modo per tenere insieme una comunità, per darci degli obiettivi comuni”, ha rimarcato il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini.
“Con la prima conferenza dell’italofonia nasce qualcosa di nuovo per l’Italia, mai creato prima: una comunità di italo-parlanti. Io direi anche di italo-simpatici”, ha sottolineato Alessandro Masi, Segretario Generale della Società Dante Alighieri.
“Ogni giorno l’Italia diventa più importante nel mondo e allo stesso tempo la sua lingua deve diventare ancora più importante. Questo è l’inizio di un dibattito su come si può portare avanti l’italiano nel mondo”, ha dichiarato Robert Allegrini, Presidente della NIAF – National Italian American Foundation.
Ha invece rievocato l’Edmondo De Amicis letto da bambino il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’italo-argentino Rafael Grossi: “Mi colpì profondamente ‘Dagli Appennini alle Ande”. Si raccontava di un ragazzo di tredici anni che lascia l’Italia per cercare sua mamma in Argentina. In qualche modo la storia di milioni di persone, uomini e donne, che attraversarono i mari” ed oggi gli italiani si sono affermati “come cittadini globali. Hanno creato comunità di cittadini, luoghi di parole, valori e intenti condivisi”.
