“Essere formata in un Paese ricco di arte come l’Italia dà una marcia in più”, dice Natalia Giacomino, architetto a Londra nonché “narratrice di spazi” perché “ogni luogo ha una storia, una memoria impressa nel DNA che va espressa attraverso l’architettura” e “l’esperienza progettuale deve essere a 360°: visiva, olfattiva, tattile, sensoriale”.
Quarantun anni, romana di nascita, laurea in Architettura e Ingegneria Edile all’Università di Firenze all’università’ di Firenze, due figli (Delia di 8 e Dario di 6 anni), la nostra “narratrice di spazi” ha lavorato in Cina prima dello sbarco sulle rive del Tamigi, dove ha fondato lo studio “Natalia Giacomino Architects”, e racconta la sua esperienza in un’intervista al nostro giornale.
Perché Londra e come è nata Natalia Giacomino Architects?
Sono arrivata a Londra dieci anni fa, convinta di restarci un anno. Poi cinque anni fa ho fondato lo studio con una missione chiara: creare architetture senza tempo, capaci di unire innovazione ed eleganza, rigore e sensibilità umana. Oggi realizziamo residenze, uffici, spazi commerciali e progetti di hospitality, con particolare attenzione alle conservation areas, dialogando con la storia attraverso cura del dettaglio e rispetto del contesto.
Hai vissuto anche in Cina, giusto? Com’è stata quell’esperienza?
Natalia: Sì, tre anni intensi, dal novembre 2012 al settembre 2015, che valgono quanto dieci anni di esperienza in altri contesti. Quando sono partita per la Cina, tutto era nuovo, pulsante, quasi surreale. Mi sembrava di stare in un film di Fellini, con la cinepresa che mi riprendeva dall’alto, catturando un viaggio sospeso tra realtà e immaginazione. A Shanghai e Pechino ho imparato a guardare oltre le forme, a cogliere l’anima dei luoghi.
Parlaci del tuo percorso professionale
Ho lavorato nello studio dei miei sogni, MAD Architects, su progetti straordinari: grattacieli, padiglioni, cinema 4D e masterplan giganteschi. In quel periodo ho scoperto la disciplina, la poesia del dettaglio e la forza che nasce quando l’immaginazione incontra la materia. La mia vita è un viaggio attraverso culture, emozioni e spazi. Prima di essere architetto, ero una cercatrice di storie: di luce, di armonia, di quel fragile equilibrio che unisce l’uomo alla natura. Il mio percorso nasce dalla curiosità di chi osserva il mondo come una pellicola in continuo movimento.
Come descriveresti la tua filosofia di architettura?
Credo in un’architettura che emoziona. Ogni progetto è un viaggio unico e personale, dove la funzione si intreccia con la bellezza e la bellezza con la poesia. Dalla Cina a Londra, ho compreso che l’architettura non è solo costruzione: è racconto, esperienza, emozione. Ho imparato a conoscersi profondamente senza costrizioni familiari, religiose o sociali, a non giudicare, ad integrarsi in una cultura diversa e ad essere aperta e desiderosa di conoscere le persone.
I tuoi riferimenti professionali?
Carlo Scarpa per eleganza e progetto senza tempo, Peter Zumthor per la poesia dei progetti, Jean Nouvel per l’innovazione tecnologica, Kazuyo Sejima per l’ amore per il design ed il concept.
È importante avere fatto scuole e università in Italia?
Essere formata in un Paese ricco di arte come l’Italia dà una marcia in più: il territorio è costantemente immerso in arte e architettura, dalle chiese ai resti romani o etruschi, offrendo continui spunti e ispirazioni.
Quanti siete nel tuo studio e perché un cliente dovrebbe scegliere te e il tuo studio?
Siamo in tre con freelancer fino a dieci, dipende dalla quantità di progetti per il momento ma con l’intenzione di crescere. La nostra clientela è composta da privati e commerciali, retail e studi medici/cliniche. Finora abbiamo avuto anche tre clienti italiani residenti a Londra. Offriamo una visione internazionale: l’esperienza tra Cina e Londra ci permette di fondere culture, materiali e linguaggi in modo originale e contemporaneo. Ogni progetto equilibra rigore tecnico e poesia dello spazio. Seguo personalmente ogni fase, dall’idea alla realizzazione, con attenzione sartoriale e profonda responsabilità verso il cliente e l’ambiente. Ad ogni progetto consideriamo chi vivrà lo spazio, dialoghi, movimenti interni ed esterni, logistica e interazioni.
