L’apprendimento dell’inglese è in generale uno dei settori dell’istruzione in cui in Italia, ma non solo, i genitori investono maggiormente in termini di denaro, tempo ed energie. E non solo per garantire ai figli migliori opportunità di lavoro, ma anche per offrire un’educazione aperta agli scambi internazionali, per aumentare le possibilità di accesso alla formazione universitaria e, non ultimo, per supplire alle carenze scolastiche.
La conferma viene da un recente sondaggio sulla “Qualità dell’insegnamento della lingua inglese nella scuola pubblica” condotto dalla piattaforma educativa Novakid, specializzata in corsi di inglese online per bambini dai 4 ai 12 anni e presente in 50 Paesi del Mondo. Il sondaggio è stato effettuato su un campione di 1500 genitori in Italia, Polonia, Romania, Turchia e Cile.
Circa la metà degli intervistati (per l’esattezza il 49%) si è dichiarato soddisfatto della qualità dell’insegnamento dell’inglese nella scuola pubblica, nel restante 51% molti genitori non ha dubbi sull’opportunità di mettere mano al portafoglio per colmare le carenze.
Le due principali fonti di insoddisfazione sono i metodi di insegnamento (35,3%) e il numero di ore dedicate alle lezioni (28,9%). Per questo quasi un terzo del campione intervistato ha scelto di integrare il programma scolastico con corsi e attività extra. In Italia il 35% dei genitori si è detto disposto a investire fino a 1.000 euro all’anno per corsi integrativi di inglese. Il 30% arriva a 500 euro mentre un 23% è pronto a sborsare fino a 3.000 euro annui e un 8% fino a 5.000 euro.
Garantire migliori prospettive di lavoro è indicata come la motivazione principale per imparare l’inglese in tutti i Paesi oggetto dell’indagine, con una percentuale che varia dal 35% al 42% degli intervistati.
I risultati più polarizzati si sono registrati in Italia dove il 56% ha espresso opinioni positive e molto positive sull’inglese nella scuola pubblica, l’11% si è dichiarato neutrale e il 33% è risultato insoddisfatto. Polarizzazione che si conferma anche nel confronto tra passato e presente della scuola. Infatti il 40% dichiara di aver riscontrato un miglioramento nella qualità dell’insegnamento dell’inglese a scuola, mentre 46% non si esprime e il 15% ravvisa invece un peggioramento.
In Italia a destare insoddisfazione sono soprattutto i metodi di insegnamento (54%) e il poco tempo dedicato alla materia all’interno dell’orario scolastico (47%). In percentuali più basse, anche i materiali didattici in uso (17%) e gli insegnanti stessi (28%) risultano poco soddisfacenti.
L’insoddisfazione per la qualità e i metodi di insegnamento spinge un genitore su tre a cercare soluzioni esterne, in particolare strumenti digitali. A sorpresa, tra le prime soluzioni indicate ci sono proprio le App e le risorse online per lo studio autonomo (usate dal 37% degli intervistati), probabilmente viste come la soluzione più comoda e accessibile anche in termini di costi.
Un restante 33% sfrutta invece le proprie competenze, il 21% si affida a corsi, il 17% a tutor privati e solo il 12% si consulta con gli insegnanti della scuola. Complessivamente oltre l’80% dei genitori che ricorre alle suddette attività extra scolastiche le giudica efficaci e molto efficaci.
E’ chiaro che per i genitori italiani ma anche degli altri Paesi l’investimento nell’inglese è senza dubbio un’opportunità per dotare i figli di strumenti essenziali per affrontare un futuro incerto, ma pieno di possibilità. In un mondo sempre più globalizzato, la conoscenza dell’inglese è percepita come una risorsa preziosa per affrontare con successo le sfide del futuro, sia a livello professionale che personale.
