Nigel Farage, in pista per diventare primo ministro alle prossime elezioni politiche nel Regno Unito, dovrebbe imparare da Giorgia Meloni, “una delle poche leader in Europa che avrebbe qualche possibilità di essere rieletta se si votasse oggi”. Sulle pagine del “Times” William Hague, ex-ministro degli Esteri ed ex-capo dei conservatori dal 1997 al 2001, da’ questo consiglio al leader di Reform UK che grazie alle posture anti-immigrazione vincerebbe a man bassa se si andasse al voto nella congettura attuale.
Un presidente del Consiglio dei ministri italiano portato ad esempio per la classe politica british: roba davvero mai vista. Ma in un articolo di mezza pagina pubblicato lo scorso 4 novembre, Hague – adesso alla Camera dei Lords – sostiene che tra i grandi Paesi europei “solo in Italia un capo di governo, Giorgia Meloni, a tre anni dal suo mandato di primo ministro,
può ritenere che le cose stiano andando bene, con un 42% di consensi in un Paese dove i leader di solito non durano a lungo”. C’è quindi da imparare.
Pur essendo arrivata al potere “come leader del partito di estrema destra Fratelli d’Italia,
un partito le cui origini risalgono ai sostenitori di Mussolini”, Giorgia Meloni – ecco di che cosa Farage dovrebbe far tesoro – “ha combinato il conservatorismo sociale e le politiche anti-immigrazione con un approccio economico ortodosso e l’impegno per l’alleanza transatlantica”. “Governa come conservatrice di destra, non come estrema destra”, “è pragmatica e ha visibilmente imparato sul campo”.
Hague si chiede se altri partiti populisti di estrema destra come Reform UK – portatore finora di confuse politiche “a cavallo tra destra e sinistra”, molto contraddittorie specialmente nella sfera economica (meno tasse per tutti ma anche molte nazionalizzazioni e una robusta spesa sociale) – possano diventare “pragmatici e realisti in stile Meloni” e si augura di sì.
Quindi, avanti come si fa a Roma: “La destra populista ha notato il successo di Meloni. Per sopravvivere come lei ha fatto, Farage e altri hanno ancora altri passi da compiere sulla strada verso politiche che potrebbero effettivamente funzionare”.
