Nel breve periodo il sistema elettorale per gli italiani all’estero tramite la posta “rimane il metodo migliore per garantire il diritto di voto fuori dai confini nazionali” ma va migliorato rafforzandone “le garanzie di sicurezza e trasparenza”. La Commissione “Diritti Civili, Politici e Partecipazione” del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) tira così le somme dopo aver analizzato debolezze e punti di forza del sistema attuale, denunciato in passato a più riprese e da più parti perché’ si presterebbe a frodi e abusi.
Si è ventilata la prospettiva del voto elettronico ma a giudizio della Commissione CGIE non e’ roba di oggi: è da sviluppare nel medio-lungo termine, perché’ al momento gli italiani all’estero non sarebbero preparati a causa di una inadeguata alfabetizzazione digitale. Meglio sarebbe ispirarsi al modello utilizzato per le elezioni europee: ovvero prevedere la possibilità di recarsi fisicamente al voto in sedi prestabilite, mantenendo comunque l’opzione del voto postale per gli elettori che vivono troppo lontano dai seggi.
Altre proposte portate dalla Commissione all’attenzione di governo e parlamento riguardano la creazione di un albo degli elettori all’estero (“che possa aiutare a monitorare meglio l’effettiva partecipazione e rafforzare il legame tra cittadino e rappresentanza”), la stampa delle schede sotto la responsabilità diretta del Ministero dell’Interno (“con l’apposizione di un timbro ufficiale che ne certifichi l’autenticità”) e nei Paesi con servizi postali inaffidabili l’utilizzo della raccomandata da parte delle sedi diplomatiche, “così da avere conferma della consegna e ridurre il rischio di dispersione o furto delle schede”. I plichi non consegnati, inoltre, dovrebbero essere custoditi presso gli uffici consolari e i comitati elettorali, per garantirne l’inviolabilità e la trasparenza del processo.
Altro punto centrale auspicato dalla CGIE: l’introduzione di sistemi di tracciabilità e corretta identificazione dell’elettore, attraverso l’uso di codici a barre o QR code stampati sulle buste contenenti le schede. Una misura che mira a rafforzare il controllo senza compromettere la segretezza del voto.
Sul fronte dello scrutinio, la Commissione apre alla possibilità di effettuare lo spoglio delle schede presso le sedi diplomatico-consolari, al fine di aumentare l’efficienza e la sicurezza della fase finale del processo elettorale.
In rapporti per la CGIE due esperti (Saverio D’Auria e Stefano Quintarelli) sono giunti a conclusioni non molto diverse: a loro giudizio il sistema elettorale per gli italiani all’estero, per posta, non presenta in assoluto “criticità strutturali” malgrado abbia sicuramente “vulnerabilità che possono prestarsi a usi impropri”.
Nella sua analisi storica delle elezioni all’estero, D’Auria sottolinea che “alcune criticità sono state usate solo da poche mele marce” stampando schede false e rubandone o acquistandone delle vere. A rendere il sistema fragile sarebbe anche la “consegna spontanea delle schede a familiari e associazioni, che lo rende paragonabile a un voto per procura”.
Sulla opportunità di passare subito al voto elettronico i due esperti sono nettamente contrari al pari della Commissione CGIE: “Il voto elettronico – sottolinea D’Auria – prevede una alfabetizzazione che a mio parere non è presente, pochi italiani all’estero hanno lo SPID e averlo è una via crucis”. Il voto online – gli fa eco Quintarelli – non può garantire che il voto sia libero, integro e segreto contemporaneamente per ragioni tecniche”.
