C’è il timore che per il secondo anno consecutivo il governo Meloni decida di congelare le pensioni pagate agli italiani all’estero, con l’esclusione delle minime. Di questo timore si e’ fatto interprete un deputato dell’opposizione, Fabio Porta, eletto all’estero nelle liste del Partito Democratico.
“La Legge di Bilancio per l’anno finanziario 2025 con il blocco della perequazione automatica delle pensioni superiori al trattamento minimo degli italiani residenti all’estero ha penalizzato come mai prima d’ora – ha indicato il parlamentare PD in una nota – i nostri connazionali. Dobbiamo ora sperare che il blocco degli aumenti non sarà riproposto nella Legge di Bilancio per il 2026 che il Governo di centrodestra sta attualmente delineando e che dovrà essere approvata entro la fine di quest’anno. Il pericolo che la scure del Governo si abbatta di nuovo sui diritti socio-previdenziali degli italiani all’estero è reale e sarà mia premura, insieme ai colleghi del Partito Democratico eletti all’estero, vigilare ed impedire che ciò avvenga”.
A giudizio del PD il blocco degli aumenti delle pensioni degli italiani all’estero “è palesemente discriminatorio e presenta numerosi profili di incostituzionalità”.
Il provvedimento ha penalizzato circa 61.000 titolari di pensioni INPS residenti all’estero dei quali oltre 30.000 risultano essere titolari di pensioni di importo che varia da 567 a 1.135 euro mensili mentre circa 11.000 sono titolari di pensioni di importo tra 1.135 e 1.703 euro e solo 12.000 pensioni sono superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS.
“Sono stati colpiti quindi i più poveri e i più deboli per risparmiare qualche milione di euro. La decisione del legislatore, che temiamo possa essere ribadita nella LDB per il 2026, di bloccare il meccanismo della perequazione automatica a pensioni di importo così basso, lasciando invece inalterata la rivalutazione per le pensioni di importo alto dei residenti in Italia, oltre a rappresentare una ingiustificabile disparità di trattamento basata manifestamente sulla residenza, costituisce anche e soprattutto una violazione del principio di ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza dei trattamenti previdenziali”, sostiene Porta.
