In dialetto sardo le chiamano “Domus de Janas” (case delle fate), sono tombe preistoriche scavate nella roccia tipiche della Sardegna, ne sono state scoperte oltre 2.400 e nei mesi scorsi sono entrate nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO dove l’Italia continua a primeggiare avendo la bellezza di 61 siti iscritti.
La candidatura, promossa da enti locali e sostenuta dal Ministero della Cultura e dalla Regione Sardegna, è andata a buon segno perché’ l’organizzazione dell’Onu per la Cultura, l’Educazione e la Scienza – basata a Parigi – ha riconosciuto alle “Domus de Janas” un valore universale come testimoni di una tradizione culturale unica e scomparsa.
Importanti per conoscere le pratiche funerarie, le credenze religiose e l’organizzazione sociale delle antiche comunità preistoriche dell’isola, le tombe – in parecchi casi veri e propri complessi funerari – hanno planimetrie articolate e decorazioni simboliche e vengono visitate da un numero sempre maggiore di turisti. Le più antiche risalgono alla metà del IV millennio a.C. e sono legate soprattutto alla cosidetta Cultura di Ozieri (Neolitico finale 3200-2800) quando si diffusero in quasi tutta la Sardegna. La società sottostante la cultura di Ozieri era dedita all’agricoltura e professava una religione per molti tratti simile a quella delle isole greche Cicladi.
La Cultura di Ozieri precede di molto la molto più famosa civiltà nuragica (1700-700 a.C.), caratterizzata da torri megalitiche in pietra chiamate nuraghi che sono il vanto della Sardegna.
