Andrea Camilleri, cent’anni e non sentirli. Il centenario della nascita del narratore italiano contemporaneo certamente più conosciuto è stato celebrato all’Istituto Italiano di Cultura di Londra lo scorso 22 ottobre, nell’ambito della 25esima edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. Non poteva essere scelta migliore quella di presentare per questa ricorrenza “Andrea Camilleri. Una storia” (Editore Salani), scritto dal giornalista, saggista e romanziere Luca Crovi, che ha raccontato una serie di fatti, episodi, incontri e scontri, aneddoti. Appunto: una storia – del grande scrittore siciliano, inventore di un linguaggio suo proprio ispirato al dialetto siciliano, il “vigatese”, parlato dai personaggi dei romanzi e della fortunata serie tv del commissario Montalbano.
Una serata – contrappuntata da uno spassoso racconto dello scrittore siciliano letto dall’attore Marco Gambino – dedicata alla vita, non alle opere di Camilleri, come ha specificato Crovi: «L’autobiografia, fortemente voluta dai famigliari di Andrea parla della persona, non del personaggio. Nella mia carriera giornalistica alla Rai ho intervistato Camilleri 16 volte, anche se l’ho incontrato solo una volta quando era già cieco. Un uomo che aveva una memoria prodigiosa, formata anche a sentire storie in famiglia e che gli permetteva di essere forte nel racconto orale. Da quando aveva 5 anni, leggeva uno o due libri al giorno, ne ha letti seimila».
Pochi altri quindi hanno conosciuto così bene Camilleri, di cui Crovi è stato prodigo di episodi poco conosciuti, drammatici e divertenti, come una vera storia deve essere. Il più drammatico è stato quello del 1986 «quando Andrea era ancora un perfetto sconosciuto e quindi il suo nome venne ignorato dalle cronache del fatto».
Successe che in un bar di Porto Empedocle ci fu una strage di mafia, una mitragliata che stese cinque persone. In quel bar c’era anche Camilleri che per un soffio si salvò. «Fu forse per il trauma che subì che il nostro autore non scrisse mai storie criminali con la mafia protagonista».
Crovi ha ripercorso alcuni tra i momenti salienti dell’illustre vita raccontati nel libro, da quando ancora negli anni ’50 Camilleri si vide a sorpresa pubblicata una poesia sulla rivista Mercurio, accanto a rime del più famosi poeti di allora, a quando il ministro Andreotti «lo aiutò a entrare nel mondo del cinema, ma per mantenersi lui fu anche costretto a vendere sigarette di contrabbando». Poi l’entrata in Rai, prima bloccata perché era comunista, poi avvenuta con Camilleri ancora sorpreso proprio perché comunista: «Gli fu spiegato che il problema non esisteva più: nel frattempo era cambiato il direttore». Alla Rai fece molta radio, scoprì molti attori e firmò apprezzati sceneggiati, prima di diventare famoso solo a settant’anni con i romanzi: «Guardate che all’inizio per lui non fu facile, per molti anni non lo capirono, non lo pubblicavano per via del suo “vigatese”». Poi il grande successo, anche alla BBC, che arrivò a conoscere l’opera di Camilleri grazie all’invito proprio da parte dell’ICI di Londra.
Luigi Spezia
