Ciao Francia, ciao Spagna: nel 2025 la vendemmia in Italia è stata più abbondante che nei suoi due storici rivali ma non è detto che sia un bene. Il mercato globale del vino – vittima di sempre più pressanti moniti salutisti e dei dazi americani – si riduce infatti a vista d’occhio e sarebbe strategicamente più opportuno puntare al massimo miglioramento della qualità lasciando un po’ perdere la quantità.
Ma partiamo dai dati: nella Penisola la stima della vendemmia è 47,5 milioni di ettolitri (che si aggiungono ai 39,8 milioni di ettolitri in cantina a fine luglio) contro i 37,4 milioni della Francia e i 36,8 della Spagna. L’aumento è dell’8% rispetto all’annata precedente e permette all’Italia di rimanere sul podio del primo produttore mondiale di vino.
Malgrado il 2025 si profili di ottima qualità per i vini (“freschi e longevi al Nord, profili netti ed equilibrati al Centro e rossi di struttura e carattere al Sud”, scrive chi se ne intende). l’associazione degli enologi italiani (Asso enologi) sostiene che sarebbe auspicabile cambiar strada: producendo di meno e investendo tutto il possibile in qualità, in modo da poter spuntare anche prezzi più alti.
“In un momento complesso come quello che stiamo vivendo la qualità dei vini diventa un elemento decisivo anche sui mercati e richiede un’attenzione ancora maggiore nella loro preparazione”, sottolinea il presidente di Asso enologi, Riccardo Cotarella.
“Alle attuali condizioni di mercato – commenta Lamberto Frescobaldi, presidente UIV (Unione Italiana Vini) – sarà difficile garantire la giusta remunerazione alla filiera con una vendemmia da 47,4 milioni di ettolitri cui si aggiungeranno circa 37 milioni di ettolitri di vino in cantina. Ci troviamo a fare i conti con difficoltà che non riguardano solo l’Italia ma tutti i Paesi produttori. La qualità del nostro vino è indiscussa, ma anche il buono, se troppo, fa perdere valore al comparto”.
