
I conflitti a Gaza e in Ucraina hanno trasformato mercati, industrie e il portafoglio delle famiglie europee e non solo. Gli ultimi anni hanno visto l’Europa e il mondo confrontarsi con due crisi umanitarie di portata storica: la
guerra in Ucraina, iniziata nel febbraio 2022, e il conflitto a Gaza, esploso nell’ottobre 2023. Al di là del drammatico bilancio umano, questi eventi hanno innescato una profonda riorganizzazione dell’economia mondiale, con conseguenze che continueranno a farsi sentire per anni.
Il conflitto ucraino ha rappresentato uno shock per il mercato energetico europeo. La dipendenza dell’Unione Europea dal gas russo, che prima della guerra rappresentava oltre il 40% delle importazioni, si è trasformata
da vantaggio economico in vulnerabilità strategica. Le sanzioni occidentali e la risposta di Mosca hanno fatto schizzare i prezzi dell’energia a livelli record già nel 2022. Le famiglie europee hanno pagato il prezzo più alto. Le bollette di gas ed elettricità sono aumentate in alcunipaesi fino al 300%, costringendo i governi a intervenire con sussidi miliardari. In Italia, il costo medio annuale per l’energia domestica è passato da circa 1.200 euro nel 2021 a oltre 3.000 euro nel picco della crisi, erodendo il potere d’acquisto delle classi medie e popolari.
L’Ucraina, soprannominata “il granaio d’Europa”, è uno dei maggiori esportatori mondiali di cereali. Il blocco dei porti sul Mar Nero ha provocato un’impennata dei prezzi alimentari globali, con il grano che ha raggiunto quotazioni mai viste dal 2008. Anche dopo gli accordi per il corridoio del grano, l’instabilità ha mantenuto i
prezzi elevati. Le famiglie europee hanno visto aumentare la spesa per la pasta del 20-30%, per il pane del 15-25%, mentre oli e cereali hanno registrato rincari ancora più marcati. L’inflazione alimentare ha colpito duramente i nuclei familiari più fragili, contribuendo all’aumento della povertà in diverse nazioni europee, specialmente nelle regioni già considerate più povere.
Non tutti i comparti hanno pero’ sofferto. L’industria della difesa ha vissuto un vero e proprio boom. I contratti per armamenti sono esplosi, con paesi europei che hanno aumentato drasticamente i budget militari. Aziende come Leonardo in Italia, Rheinmetall in Germania e Thales in Francia hanno visto i loro titoli in borsa crescere significativamente.
Il settore delle energie rinnovabili ha accelerato la sua espansione. La necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi ha spinto investimenti record in solare ed eolico. Il mercato del gas naturale liquefatto (GNL) ha conosciuto una crescita esponenziale, con nuovi terminali di ri-gassificazione costruiti in
tempi record in tutta Europa.
Anche la cybersicurezza e le tecnologie per la gestione energetica hanno registrato una forte domanda, trasformandosi in settori strategici per la sicurezza nazionale.
I conflitti hanno ridisegnato le rotte commerciali globali. Le tensioni nel Mar Rosso, legate al conflitto di Gaza, hanno reso più rischiose e costose le spedizioni verso il Canale di Suez, costringendo molte navi a circumnavigare l’Africa con costi aggiuntivi del 20-30%. Questi aumenti si sono inevitabilmente riversati sui prezzi al consumo.
Il combinato disposto di energia cara, alimentari in rialzo e inflazione generale ha eroso significativamente il potere d’acquisto delle famiglie europee. Secondo stime recenti, una famiglia media ha perso tra i 2.000 e i 3.500 euro all’anno di capacità di spesa. Il risparmio delle famiglie è diminuito, mentre l’accesso al credito è diventato più costoso a causa delle politiche restrittive delle banche centrali.
Le conseguenze sociali sono evidenti: aumento della povertà energetica, difficoltà nell’accesso a un’alimentazione adeguata per le fasce più deboli, e una crescente disuguaglianza economica.
I conflitti in Ucraina e Gaza hanno dimostrato quanto l’economia globalizzata sia interconnessa e vulnerabile. La riorganizzazione in corso impone all’Europa di ripensare le proprie strategie energetiche, alimentari e di sicurezza, cercando un equilibrio tra autonomia strategica e sostenibilità economica. Le famiglie europee, nel frattempo, continuano a pagare il prezzo di queste transizioni, sperando in una stabilizzazione che però tarda ad arrivare
