Pubblichiamo una risposta del Comitato Refrendum in UK al nostro articolo che parlava di flop per la consultazione popolare dell’8 e 9 giugno su cinque quesiti (quattro sul lavoro dipendente, uno sui tempi di accesso alla cittadinanza italiana per gli stranieri residenti). Il risultato dei referendum abrogativi è stato nullo per il mancato raggiungimento del quorum (ha votato molto meno del 50% degli aventi diritto, in Uk un italiano su 4). Ci viene contestato l’uso della parola flop che (wikipedia docet) “è un termine inglese, equivalente all’italiano fiasco, che indica un qualcosa che ha ottenuto molto meno successo di quanto ci si aspettasse inizialmente”. Ai lettori giudicare se il termine era appropriato o no.
Scriviamo a proposito dell’articolo apparso sull’edizione di luglio-agosto del suo giornale intitolato “Referendum-flop: in UK vota 1 italiano su 4”. In un contesto in cui i risultati dei referendum non sono stati quelli che i promotori speravano, riteniamo che sia diminutivo bollare i risultati del Regno Unito un “flop”.
Infatti, rispetto alle elezioni politiche del 2022, sono andate a votare 12.286 persone in più, facendo risultare l’affluenza percentuale nel Regno Unito la più alta tra i principali Paesi Europei. Prendendo ad esempio Paesi simili per numero totale di voti espressi (Germania e Svizzera) sono andate a votare rispettivamente 38.614 e 36.077 persone in meno.
Inoltre, anche le percentuali registrate a favore dei sì sono state le più alte tra i principali Paesi europei. Continuando sullo stesso esempio, le percentuali a favore dei quesiti del lavoro sono stati simili nei tre Paesi (con un picco di quasi l’80% nel Regno Unito), mentre la percentuale di “sì” al referendum sulla cittadinanza è stata del 74% nel Regno Unito a fronte del 62% tedesco o 45% svizzero.
Infine, a fronte di una affluenza che generalmente è meno della metà di quella italiana, in questo caso è stata solo di 6 punti percentuali inferiori. Nel 2022, alle elezioni politiche, andarono a votare il 24% degli aventi diritto nel Regno Unito, a fronte di una affluenza che in Italia fu del 64 circa%. Nel caso dei referendum, la percentuale del Regno Unito è rimasta invariata, mentre l’affluenza in Italia è scesa al 30%.
Tutti questi elementi mostrano l’interesse e il supporto che i referendum hanno suscitato tra le elettrici e gli elettori nel Regno Unito, sia rispetto ad altri Paesi europei con grandi comunità italiane, sia rispetto ai connazionali in Italia.
Insomma, non un successo, ma neanche un flop.
