Sembra che stavolta sia la volta buona, benché di false partenze ce ne siano già state più di una negli ultimi decenni: il progetto per il Ponte sullo Stretto, cavallo di battaglia del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, è stato approvato in via definitiva lo scorso 6 agosto e il governo Meloni punta a costruirlo da qui al 2032.
“E’ un’opera strategica per lo sviluppo di tutta la nazione. Non è un’opera facile ma ci piacciono le sfide difficili quando sono sensate”, ha sottolineato la premier Giorgia Meloni e in effetti si tratta di una grossa sfida sotto il profilo ingegneristico: quello sullo Stretto di Messina che unirà Sicilia e Calabria sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo. Con un’estensione complessiva di 3.666 metri. Al momento il record appartiene al ‘Çanakkale 1915’ sullo Stretto dei Dardanelli, in Turchia, che di lunghezza fa 2023 metri.
Altri dati da capogiro: il ponte sullo Stretto sarà alto 72 metri – in modo da permettere il passaggio sottostante delle navi – e a sorreggerlo saranno due torri alte 399 metri (una sula sponda calabrese, l’altra sulla siciliana) con 4 cavi di sospensione del diametro di 1,26 metri l’uno, contenenti 44.323 fili di acciaio ciascuno. Reggerà (dovrebbe reggere…) fino a terremoti (devastanti) di magnitudo 7.1 della scala Richter.
Tre saranno le corsie stradali per senso di marcia (più due di servizio) mentre il trasporto ferroviario correrà su 2 binari. Rispetto ai traghetti oggi in uso il ponte tra Scilla e Cariddi ridurrà i tempi del collegamento ferroviario da 120-180 a 15 minuti e quelli delle auto da 70-100 a soli 10 minuti (pagando un pedaggio inferiore a 10 euro, ha promesso Salvini).
Il progetto varato prevede (oltre all’esproprio di centinaia di case che dovranno essere abbattute) la realizzazione di 40 chilometri di collegamenti stradali e ferroviari distribuiti tra Calabria e Sicilia.
Il costo complessivo dovrebbe aggirarsi sui 13,5 miliardi di euro, che – furbata del governo Meloni – saranno inglobati nel forte aumento delle spese belliche chiesto e ottenuto dall’amministrazione Trump perché’ il Ponte è stato dichiarato infrastruttura di fondamentale valore strategico-militare.
Essendo l’Italia il fazioso Paese dell’eterna rissosa lotta tra guelfi e ghibellini, dove ci si divide su tutto, le opposizioni hanno reagito al via definitivo facendo fuoco e fiamme: hanno tuonato contro quello che definiscono l’immane spreco di denaro pubblico e hanno ribattuto che le priorità dovrebbero essere altre, soprattutto se si tiene conto delle condizioni disastrose in cui versano la rete ferroviaria e quella autostradale specialmente in Sicilia. Sul piede di guerre anche parecchie associazioni ambientaliste che segnalano le ricadute negative per l’habitat e il forte rischio sismico di quella zona. Non mancano poi nemmeno preoccupazioni su possibili infiltrazioni da parte della mafia, sempre in agguato quando si tratta di appalti pubblici.
“L’Italia – ha invece commentato con entusiasmo Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild – dimostra ancora una volta di saper fare squadra, con un mega progetto trasformativo per tutto il Paese. L’approvazione del progetto segna l’inizio di una nuova stagione di visione, coraggio e fiducia nelle capacità dell’industria italiana e di tutto il comparto produttivo del settore infrastrutturale”. Tanto entusiasmo si capisce: la società di Salini guida il pool di imprese chiamate a costruire l’avveniristico e controverso ponte…

