La dieta mediterranea, tanto strombazzata quanto poco seguita, è al centro di un grosso dibattito: c’è chi sostiene che andrebbe riveduta e integrata. È il caso di un gruppo di esperti universitari italiani e spagnoli che ha appena pubblicato una ricerca sulla rivista Journal of Translational Medicine. È il caso di un famoso dietologo italiano, Nicola Sorrentino, che propone in un suo libro fresco di stampa (“La mia dieta mediterranea”) di cooptare “alimenti di altre culture che hanno le stesse proprietà salutari dei nostri”: quinoa, sushi, sashimi, couscous….
I ricercatori dell’Università di Catania, di Parma e delle Marche – in collaborazione con l’IRCCS Neuromed di Pozzilli e dall’Universidad Europea del Atlántico in Spagna – puntano ad un aggiornamento sottolineando che la dieta mediterranea non deve ruotare soltanto attorno a olio extravergine di oliva, legumi, frutta e verdura di stagione ma è fatta di molti altri alimenti troppo spesso trascurati, quasi dimenticati, ma che sono centrali nel regime alimentare più salutare per eccellenza: uova, latticini, noci, semi, spezie e anche vino rosso.
“I risultati della review – spiega Giuseppe Morino, pediatra, dietologo dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma – mostrano la necessità di promuovere una piena e corretta conoscenza della dieta mediterranea, riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2020. Sono moltissimi gli studi che ne hanno evidenziato l’efficacia protettiva contro malattie come il diabete, l’obesità, le patologie cardiovascolari e persino il cancro. Tuttavia, un’ampia varietà di alimenti è rimasta inesplorata durante lo studio dell’aderenza a questa dieta. Gli studi che decifrano l’impatto sulla salute di una dieta mediterranea infatti si sono concentrati principalmente sul consumo di frutta e verdura, olio d’oliva e cereali. I fattori dietetici rimasti inesplorati includono il consumo di cereali integrali, legumi, noci, semi, erbe e spezie, uova e latticini e vino rosso. Altri fattori inesplorati che possono avere un impatto significativo sull’aderenza alla dieta includono i metodi di cottura, di produzione, di lavorazione e di conservazione degli alimenti”.
Nella review i ricercatori hanno esplorato aspetti dietetici importanti e inesplorati per identificare e caratterizzare meglio la dieta mediterranea nel mondo moderno. La maggior parte delle metodologie utilizzate per valutare i benefici nutrizionali e sulla salute della dieta mediterranea presentano alcune limitazioni.
“I punteggi dietetici e gli indici che determinano il contenuto nutrizionale della dieta mediterranea generalmente non considerano – mette in risalto Morino – l’apporto calorico giornaliero totale e la proporzione dei macronutrienti. La classificazione della dieta mediterranea basata sul punteggio e sull’indice dietetico non può catturare pienamente gli aspetti culturali, comportamentali e culinari che caratterizzano il modello dietetico mediterraneo adottato dagli individui che vivono nell’area del Mediterraneo, dai suoi inizi storici fino agli agricoltori dell’Italia meridionale negli anni ’60”.
Gli indici dietetici che valutano il livello di aderenza alla dieta mediterranea generalmente non includono insomma il consumo di uova, di latticini, di noci e semi, di erbe e spezie, e del vino rosso. Le uova sono ampiamente percepite come una delle principali fonti di colesterolo e un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. In realtà, l’uovo è una fonte economica e nutriente di proteine, vitamine e minerali. Le evidenze scientifiche indicano che le proteine dell’uovo sono facilmente digeribili e forniscono molti aminoacidi essenziali.
Gli studi suggeriscono anche che il consumo di latte e di prodotti lattiero-caseari è associato a un minor rischio di complicanze cardiovascolari, inclusa l’ipertensione, nonché a un minor rischio di cancro del colon-retto. Alcuni tipi di frutta secca, come mandorle, noci e pistacchi, nonché semi, come semi di lino, semi di zucca e di girasole, fanno poi parte della dieta tipica delle regioni mediterranee da migliaia di anni. Un’ampia serie di evidenze scientifiche indica che il consumo di noci è associato a un minor rischio di malattie cardiometaboliche.
Se l’approccio della “review” universitaria è improntata ad un recupero di tradizioni gastronomiche trascutate il dietologo Sorrentino sostiene invece che la dieta mediterranea (“l’unica alimentazione seria, riconosciuta in tutto il mondo per i suoi pregi e per le sue proprietà”) va internazionalizzata aprendola .ad alimenti altrettanto salutari presenti in disparate culture culinarie. Sostituendo ad esempio un piatto di pasta con uno di couscous (e riducendo il più possibile il consumo di carne rossa).
“La dieta mediterranea – argomenta il dietologo – è uno stile di vita. Non è solo ciò che mangi, ma come lo mangi: convivialità, stagionalità, prodotti locali. Se un alimento ha le stesse proprietà e rispetta l’ambiente ,benvenga. Anche la sostenibilità è salute”.
